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Parco del Monviso: 600 fiori di genziana recisi, multa salata per un escursionista

Un escursionista è stato sanzionato con oltre 600 euro di multa per aver raccolto centinaia di fiori di genziana blu nel Parco del Monviso.

Passeggiando in primavera tra i prati fioriti, ci si ritrova spesso a restare ammaliati dalle sfumature cromatiche. Un fiore ha il potere di frenare il cammino, di indurre in deviazioni, in avvicinamenti allo scopo di ammirare da vicino, toccare, odorare quel frammento di vita tra i fili d’erba. È un richiamo ancestrale che, purtroppo, qualcuno interpreta ancora nel modo più sbagliato: con il possesso.

Recidere un fiore di montagna, gesto che può sembrarci naturale e innocuo, è invece una pratica da evitare per fondamentali ragioni di carattere biologico. Nelle aree protette, inoltre, questo slancio si scontra con il rigore della legge, trasformandosi in un illecito. Quando i fiori in questione diventano 600, la situazione si complica, trasformandosi in un danno ambientale severo. È quanto accaduto nei giorni scorsi, quando una persona è stata sorpresa all’interno del Parco Naturale del Monviso dopo aver raccolto oltre 600 genziane.

Limitarsi a raccogliere emozioni

L’episodio è stato condiviso dal Parco attraverso i canali social, per ricordare alla collettività che, durante le escursioni, bisognerebbe limitarsi a “raccogliere” emozioni, magari tramite fotografie o video per fissarle nella memoria. Di fronte a una simile circostanza “deplorevole”, l’Ente ha tenuto a sottolineare che le fioriture devono essere lasciate sul posto: la raccolta di flora è infatti vietata nell’area protetta.

Alla persona è stata pertanto contestata la violazione della normativa regionale sulle aree protette, che ha comportato una sanzione amministrativa di oltre 600 euro e il sequestro dei fiori.

L’accaduto funge da severo monito in vista della stagione estiva. “In questo periodo e in previsione della bella stagione – informa il Parco – , i guardiaparco del Parco del Monviso stanno effettuando numerosi controlli sul campo, per verificare il rispetto di leggi e regolamenti da parte dei fruitori delle aree naturali protette.”

Per evitare errori che possono causare sanzionamenti, il consiglio è di prendere visione delle poche importanti norme previste dal Parco, riportate nella pagina “Parco Naturale del Monviso. Istruzioni per l’uso” del sito ufficiale parcomonviso.eu.

Le regole per una corretta fruizione dell’area protetta sono chiare e mirano alla tutela di un ecosistema fragile. Ad esempio, l’accesso ai cani è sempre consentito, purché siano tenuti tassativamente al guinzaglio per non disturbare la fauna selvatica. Per quanto riguarda la flora e i prodotti della terra, se per i funghi è necessaria la regolare autorizzazione regionale, la raccolta dei fiori è invece totalmente vietata entro i confini del Parco. Il bivacco con la tenda è permesso esclusivamente dal tramonto all’alba, con il divieto assoluto di posizionarsi sulle delicate torbiere alpine, mentre sul fronte tecnologico non è consentito l’uso di metal detector né il volo di droni per scopi amatoriali.

Perché “rubare” 600 fiori di genziana?

Davanti a una notizia del genere, la domanda che è sorta spontanea tra molti lettori è stata la seguente: perché raccogliere centinaia di fiori di genziana? Sebbene la reale motivazione sia nota solo al protagonista della vicenda, è possibile ipotizzare una risposta legata alle tradizioni locali.

In primo luogo, è necessario fare chiarezza sulla specie: non si tratta della genziana maggiore, quella dai fiori gialli la cui radice è celebre per la preparazione del liquore omonimo (una raccolta, quest’ultima, severamente regolamentata in Italia). Come si evince dalle immagini diffuse dall’Ente Parco, l’escursionista ha reciso oltre 600 genziane blu, le cosiddette “genzianelle”.

Proprio tra Piemonte e Valle d’Aosta resistono alcune ricette popolari che prevedono l’utilizzo dei petali blu per aromatizzare grappe o creare infusi. Tuttavia, la resa aromatica di questi fiori è molto bassa: per produrre anche solo una bottiglia di liquore sono necessari centinaia di esemplari. In questo senso, il bottino sequestrato rappresenta il paradosso di questa pratica: una quantità di fiori utile a produrre appena un paio di litri di liquore a fronte di un danno ambientale e paesaggistico incalcolabile.

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