Everest, è caccia al record: Tyler Andrews e Karl Egloff tornano per chiudere i conti
Tyler Andrews e Karl Egloff tornano sull’Everest con una preparazione ancora più mirata. Quest'anno la sfida al record senza ossigeno entra nella sua fase decisiva.
Sono due dei nomi più attesi della stagione himalayana 2026. L’obiettivo è lo stesso, ambizioso e radicale: salire e scendere dall’Everest nel minor tempo possibile, senza utilizzare bombole di ossigeno. Stiamo parlando di Tyler Andrews e Karl Egloff i due runner che tornano sulla montagna più alta del mondo dopo i tentativi del 2025, con la sensazione condivisa che questa possa essere l’occasione decisiva.
Due approcci, stesso obiettivo
Entrambi arrivano dal mondo della corsa in montagna e degli speed record, e negli ultimi anni hanno progressivamente spinto il proprio terreno di gioco verso l’altissima quota. Andrews, statunitense, ha costruito la sua preparazione puntando su un lavoro “più duro e più intelligente”, come lui stesso racconta. “So con il 100% di certezza di aver fatto tutto il possibile ogni giorno di questa preparazione. […] Sono convinto che mi porterà in cima e di nuovo a valle più veloce di qualsiasi essere umano nella storia. Nessuna distrazione, nessuna scusa, solo io e la montagna”.
Per il 2026 Andrews aveva inizialmente annunciato l’intenzione di cambiare completamente prospettiva, puntando al versante nord, in Tibet, con l’obiettivo di confrontarsi anche con il tempo stabilito nel 2017 da Kilian Jornet, autore di una salita in 26 ore dal campo base alla vetta. A questo si aggiungeva un’ulteriore ambizione: stabilire un riferimento anche per la discesa. Un proposito sfumato con la decisione della China Tibet Mountaineering Association di non rilasciare permessi alle spedizioni straniere per il 2026. Da qui la decisione di provare, nuovamente, il record salendo per il versante nepalese.
Nessuna novità invece per Egloff, ecuadoriano, che rimane fedele a uno storico di tentativi sul versante nepalese. Il suo racconto pre partenza restituisce però una dimensione più intima della sfida. Nei giorni prima della partenza parla di famiglia, emozioni e peso delle scelte: “Nulla ti prepara al peso dell’addio. Lacrime ogni giorno. […] Eppure un entusiasmo come non avevo mai sentito prima”.
Entrambi evitano di parlare apertamente di competizione, ma il contesto racconta altro. Stesso obiettivo, stessa stagione, stesso versante. Il record di velocità senza ossigeno sull’Everest è lì, ed è inevitabile leggere i due tentativi come una sfida a distanza. Ma ridurre tutto a una corsa sarebbe limitante. Muoversi a quella velocità sopra gli ottomila metri significa esporsi a un livello di rischio elevatissimo. Non ci sono margini per soste prolungate, per errori di valutazione o per rallentamenti dovuti al traffico sulla via di salita. In questo senso, Andrews ed Egloff rappresentano qualcosa che va oltre il semplice cronometro. Sono il punto d’incontro tra due mondi, quello della performance pura e quello dell’alpinismo d’alta quota.
Il ritorno dopo il 2025
Tyler Andrews si è avvicinato all’Everest per la prima volta nella primavera del 2025, puntando in modo esplicito al tempo di salita dal campo base alla vetta senza ossigeno. Il riferimento era – ed è – quello stabilito nel 1998 dal nepalese Kazi Sherpa: 20 ore e 24 minuti. Una soglia estremamente ambiziosa, che Andrews ha provato ad avvicinare con una serie di tentativi ravvicinati lungo la via nepalese. Il primo si è interrotto intorno al campo 3, a causa di problemi alla calzatura. Il secondo, affrontato in condizioni di vento forte, lo ha portato a utilizzare le bombole di ossigeno per motivi di sicurezza prima di rinunciare poco sotto la vetta. Il terzo tentativo, nuovamente senza ossigeno, si è spinto oltre gli 8400 metri, dove Andrews ha scelto di fermarsi, consapevole dei limiti imposti dalle condizioni.
Il suo 2025 però non si è chiuso così. Andrews è tornato sull’Everest anche in autunno, con l’idea di riprovare l’FKT senza ossigeno. Anche in questo caso, però, il tentativo si è concluso nella parte alta della montagna, fermato da neve profonda e rischio valanghe.










