“Un incontro che ti resta addosso”: lo sciacallo dorato nel silenzio del Cansiglio
Quanto può essere emozionante avvistare uno sciacallo dorato? Le testimonianze dei fotografi Tita Lorenza Fain e Sergio Da Re.
“Oggi ho vissuto uno di quegli incontri che ti restano addosso, anche se la fotografia non è “da copertina”. La risoluzione è quella che è: la distanza era grande, la luce non ideale, e a occhio nudo si distingueva ben poco. Ma per me queste immagini hanno un valore che va oltre la qualità tecnica, perché è la prima volta che incontro lo sciacallo dorato”.
Inizia così il racconto emozionato di Tita Lorenza Fain, fotografa appassionata di natura del Cansiglio – altopiano di confine tra Veneto e Friuli – protagonista il 24 marzo 2026 di un incontro insolito e inatteso, con uno sciacallo dorato. Una specie tra le più elusive oggi presenti sull’arco alpino, il cui ingresso ufficiale in Italia risale ai primi anni Ottanta, con avvistamenti in Friuli Venezia Giulia e in Veneto. Per circa 30 anni la presenza è apparsa concentrata e limitata al nord-est dello Stivale ma, secondo i dati più recenti, nell’ultimo decennio la specie ha mostrato un’espansione verso ovest, arrivando a raggiungere Piemonte e Valle d’Aosta, e verso sud fino a Toscana e Marche.
“Stavo camminando nel bosco, cercando cervi e altro – racconta ancora la fotografa bellunese – quando un chiacchiericcio animato di volpe ha attirato la mia attenzione. Conoscendo i suoi vocalizzi, mi sono fermata di colpo per capire da dove arrivasse quel baccano e con chi ce l’avesse. Il suono proveniva da una buca nel terreno. Dopo qualche istante ho visto sbucare una volpe, e subito dopo un’altra figura… simile, ma diversa. Colori più intensi, contrasti netti, una coda e una corporatura che non combaciavano con quelle della volpe. Mi si sono rizzate le antenne. Non volevo crederci finché non ho guardato il display della fotocamera: era davvero lo sciacallo dorato, impegnato in un confronto acceso con la volpe.”
Una manciata di istanti di stupore quelli vissuti da Tita Lorenza Fain, prima che la volpe scegliesse di allontanarsi. Rimasto da solo, lo sciacallo ha proseguito nel suo percorso, marcando il territorio “per poi sparire come un puntino nell’immenso Cansiglio.”
L’avvistamento ha rappresentato una prima volta per la fotografa, ma – come lei stessa ha tenuto a precisare – non è una novità assoluta per il Cansiglio, area in cui lo sciacallo è “di casa” da alcuni anni. La presenza della specie è stata attestata per la prima volta nel 2024 tramite fototrappole, un evento definito “straordinario” da Veneto Agricoltura. Nell’estate del 2025, un fotografo è poi riuscito a immortalarlo per la prima volta durante un incontro casuale e inaspettato.
Il primo incontro diretto in Cansiglio
Il protagonista del primo incontro diretto con uno sciacallo dorato in Cansiglio è stato il fotografo naturalista Sergio Da Re. Lo abbiamo contattato per farci raccontare cosa abbiano visto i suoi occhi il 23 luglio del 2025.
“Era un sabato mattina di luglio ed ero uscito di casa molto presto con l’intento di fare qualche foto. Quando ho raggiunto la piana cui avevo deciso di dirigermi, il sole ancora non sorgeva e c’era anche della nebbia. Mentre avanzavo lentamente ho colto con la coda dell’occhio un puntino nero, su una collinetta alla mia sinistra. Da lontano – mi trovavo a circa un centinaio di metri di distanza – ho pensato potesse essere la schiena di una cerva, ma quando mi sono fermato a osservare meglio e ho visto questo animale iniziare a correre nella mia direzione, mi è sembrato un lupo.
Avendo pronta la macchina fotografica, ho messo a fuoco per avere conferma ed effettivamente sembrava proprio un lupo. Ho realizzato qualche scatto, rendendomi poi conto solo a posteriori della scena cui avevo assistito: l’esemplare, che in realtà non era un lupo ma uno sciacallo dorato, si è avvicinato a una buca e ha annusato qualcosa. Poi è corso via. Quel “qualcosa” era una volpe.
Mi sono chiesto come mai quel gesto, di annusare la testolina della volpe e andare via. Una scelta strana nella convinzione comune che, di norma, la volpe rappresenti una preda. In realtà, ci sono studi che dimostrano l’esistenza di una interazione tra volpe e sciacallo dorato: le due specie si dividono il territorio e cacciano in orari diversi. Stessa dinamica sembra esistere anche tra sciacallo e lupo.”
Non è lupo non è volpe: identikit dello sciacallo dorato
Lo sciacallo dorato (Canis aureus) è un canide giunto in Europa partendo dall’Asia, nel dettaglio dal Caucaso, attraverso una migrazione spontanea avviata circa 8.000 anni fa. Non si tratta di una specie introdotta dunque in Europa dall’uomo, ma di un colonizzatore naturale.
Caratterizzato da un folto mantello dalle sfumature dorate e da un peso che oscilla tra i 6 e i 15 kg, lo sciacallo è un esempio perfetto di adattabilità. Mostra infatti una elevata flessibilità alimentare: è un predatore opportunista che si nutre di carcasse e resti di predazioni altrui, ma sa essere un abile cacciatore di piccoli mammiferi e uccelli. Non disdegna la frutta e, purtroppo, viene spesso attratto dai rifiuti alimentari prodotti dall’uomo. Dal punto di vista sociale, la specie si organizza in piccoli gruppi familiari.
Sebbene sia un animale capace di grandi spostamenti, avendo raggiunto anche quote di 2.600 metri sulle Alpi, lo sciacallo dorato predilige solitamente le zone di bassa quota sotto i 400 metri, con una preferenza per gli alvei fluviali e le aree ricche di arbusti. Storicamente, la sua espansione è stata favorita dalla passata riduzione della popolazione di lupi, che rappresentano i suoi principali competitori naturali. Tuttavia la specie sta continuando a colonizzare territori in cui il lupo è oggi una presenza costante, dimostrando una convivenza possibile.
Mentre a livello globale la specie non è considerata a rischio, in Italia gode di una tutela legale molto severa. È infatti inserita nell’Allegato V della Direttiva Europea Habitat e tutelata dalla normativa nazionale come specie particolarmente protetta, rendendo ogni atto di bracconaggio un reato grave. Le minacce principali alla sua sopravvivenza derivano proprio dal bracconaggio, accanto agli investimenti stradali. L‘uccisione volontaria degli sciacalli è spesso frutto di una tragica confusione visiva: a causa delle sue dimensioni intermedie e di caratteristiche fisiche come il muso affilato con la tipica mascherina chiara e la coda folta, lo sciacallo viene spesso scambiato erroneamente per una volpe o per un giovane lupo, finendo nel mirino dei bracconieri.






