Soccorsi in montagna a pagamento: tanto rumore per nulla?
Soccorso Alpino e Vigili del fuoco non citati nella nuova norma, la difficoltà di stabilire quando si configurano i comportamenti che giustificano la richiesta di rimborso, la necessità di decreti attuativi. Una legge che poteva essere scritta meglio. E che non cambierà le cose
Merenderos, incoscienti e persone a qualunque titolo in difficoltà su sentieri e pareti possono stare (per il momento) tranquilli. Altro che “dal 2026 i soccorsi saranno a pagamento”, come titolato da innumerevoli organi d’informazione, che solo in qualche caso hanno aggiunto “se non giustificati”.
Il comma 11 dell’articolo 129 del testo di legge di bilancio 2026, che ha suscitato tante e non univoche reazioni, prevede che per gli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio effettuati da Guardia di Finanza (il SAGF), Polizia di stato e Carabinieri è dovuta la corresponsione di un corrispettivo al Ministero dell’economia e delle finanze a carico di colui che ha determinato il fatto per il quale è stato effettuato l’intervento qualora l’evento sia imputabile a dolo o colpa grave dell’agente. Lo stesso corrispettivo è dovuto anche in caso di richiesta di intervento immotivata o ingiustificata.
Tutto chiaro? Assolutamente no, almeno per quelle che saranno le applicazioni nella pratica. Intanto dobbiamo augurarci che a venire in nostro aiuto siano i volontari del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico oppure i Vigili del Fuoco, non menzionati dalla disposizione e che pertanto non potranno richiedere nulla. Non sappiamo se si tratti di una svista del legislatore o di una scelta dettata da qualche specifica ragione a noi ignota, però così prevede la legge.
Quanto si pagherà non è ancora stato deciso. Il testo della disposizione di legge non indica cifre né criteri economici precisi. La determinazione degli importi è stata demandata a successivi decreti attuativi, che dovranno essere adottati dal Ministero dell’Interno e dal Ministero della Difesa, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Solo allora sarà possibile sapere quanto potrà effettivamente costare un intervento ritenuto non giustificato e quali parametri verranno utilizzati per quantificare il rimborso.
Premesso che in molte regioni è già prevista la possibilità di chiedere un rimborso e che dunque sarà necessaria qualche misura di armonizzazione, la vera domanda è: “Chi pagherà”?
La legge sembra chiara quando parla di richiesta di intervento immotivata o ingiustificata, oppure di dolo o colpa grave. Sembra, appunto.
Di certo non basta l’errore o l’imprevisto a giustificare la richiesta economica, ma serve un comportamento qualificabile come gravemente imprudente, negligente in modo clamoroso o addirittura intenzionale.
Quale potrebbe essere il comportamento doloso? Nessuno va a mettersi intenzionalmente nei guai a meno che non ci si riferisca a persone che tentano il suicidio gettandosi in un dirupo. Più sfumata e inevitabilmente fonte di ricorsi, è la colpa grave: come va considerato il comportamento di chi non ha letto il bollettino valanghe o le previsioni meteo? E chi si è fatto sorprendere dal buio, magari semplicemente a causa della propria lentezza, dovrà ricevere la fattura? Che dire degli alpinisti bloccati su pareti che si sono rivelate più difficili del previsto? Perfino la mancanza di attrezzatura adeguata potrebbe essere oggetto di discussione. Insomma, tutta manna dal cielo per gli avvocati.
L’idea del legislatore di obbligare a una maggiore autoresponsabilità chi si reca in montagna era tutto sommato condivisibile, sebbene sarebbe stato preferibile un qualche intervento volto ad aumentare la conoscenza della montagna e dei suoi rischi. Attaccare direttamente il portafoglio potrà, se e quando succederà, portare qualche beneficio alle casse dello Stato ma difficilmente diminuirà in modo significativo il numero delle richieste di soccorso.
Nel frattempo, però, siamo ancora al liberi tutti. Fino a quando?


