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Don Camillo e Peppone in salsa calabra

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REGGIO CALABRIA — Ne ha combinate davvero di tutti i colori il parroco di Bivongi, paesino dell’Appennino Calabro, ai piedi del Monte Consolino. Arrabbiato per una processione andata male, il prelato ha lanciato il suo "anatema" verso i fedeli suscitando lo stupore della gent

E dire che Bivongi sembra un paesino idilliaco della valle bizantina dello Stilaro che pare uscito da una cartolina. Nel settimo secolo dopo cristo, per la tranquillità della zona, quassù si erano insediati dei monaci greci ancora oggi presenti al Monastero di San Giovanni Therestìs. Oggi la zona non è cambiata di molto. Il paesino resta famoso per il suo vino ed è inserito in uno splendido scenario naturale: un parco con tanto di laghetti e cascate fra le più belle d’Italia.
 
La quite del posto non è comunque bastata a placare gli animi. E fra alcuni fedeli e il parroco è scoppiata una riedizione della guerra fra Peppone e Don Camillo. Con una differenza: se fra Gino Cervi e Fernandel lo scontro era sulla politica, a Bivongi si è arrivati alla battaglia per molto meno.
 
La scintilla che ha mandato su tutte le furie il povero parroco è stata la banda musicale che, durante una processione, si è posizionata subito dietro la statua della Madonna rompendo il tradizionale protocollo e coprendo con le sue melodie la voce del sacerdote. E così il prelato, in segno di disappunto, ha abbandonato il corteo dei fedeli, lasciando tutti di sasso.
 
Ma non è finita. Secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, poco dopo, tornati in chiesa per la celebrazione eucaristica, alcuni parrocchiani si sono "permessi" di contestare il suo gesto. Per tutta risposta, il parroco li ha redarguiti dal pulpito e cacciati dalla chiesa, suscitando stavolta le ire del sindaco che, a sua volta, ha criticato l’accaduto. 
 
Forse una mezzoretta di raccoglimento, nel monastero di San Giovanni, farebbe bene a tutti…

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