Alpinismo

Bianco: numero chiuso per gli alpinisti?

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CHAMONIX, Francia — Trentamila alpinisti ogni anno. Colonne interminabili di scalatori dirette sulla vetta più alta d’Europa. "Sono troppi, sono pericolosi, spesso inesperti. Il Bianco non è Disneyland: bisogna fermarli". Torna alla carica, Jean-Marc Peillex, con la proposta di restringere l’accesso alla montagna per ridurre il numero di incidenti. Il sindaco di Saint Gervais, paesino dell’alta Savoia da dove parte la via normale francese, vorrebbe limitare il numero di alpinisti in base ai posti disponibili nei rifugi.

Otto morti in una notte, il 24 agosto, travolti dalla valanga caduta all’alba dal Mont Blanc du Tacul. E sono solo gli ultimi della lista. Dall’inizio dell’anno, gli alpinisti che hanno perso la vita sulle pendici del Bianco sarebbero addirittura 45. Otto in più dell’intero 2007, che ha visto la morte di 37 persone sulla montagna.
 
Le statistiche, insieme al recente clamore mediatico sui rischi dell’alta quota, hanno offerto a Peillex la ghiotta occasione per tornare alla carica con la proposta che già due anni fa aveva scandalizzato il mondo dell’alpinismo: limitare gli accessi al Monte Bianco.
 
"La gente ha preso il Monte Bianco per un parco divertimenti – ha spiegato il sindaco di Saint Gervais al quotidiano francese Le Figaro -. Lo vedono come un traguardo mitico, vogliono salirlo a qualsiasi costo. Ma lassù è un ambiente rischioso, possono crollare seracchi, e con decine di persone sulla via è più probabile avere incidenti con molte vittime. Tutta questa gente non fa altro che minare la sicurezza, anche perchè molti di loro sono malequipaggiati e inesperti".
 
La soluzione? Secondo Peillex è quella di limitare il numero di alpinisti sulla montagna in base ai posti disponibili nei rifugi. "Quando un aereo è pieno, non sale più nessuno" ha detto l’agguerrito sindaco, che in questo modo vorrebbe anche salvaguardare l’ambiente dai campeggiatori selvaggi che piantano tende sulla via di salita. "Il campeggio sul Bianco è vietato – ha spiegato il sindaco – si tratta di una zona protetta".
 
Intenzioni nobili, quindi. Ma la proposta non ha riscosso molto successo. Inorriditi gli alpinisti, da Silvio Mondinelli a Rehinold Messner, che ammettono i problemi dovuti al sovraffollamento delle vette ma rifiutano questo tipo di restrizioni.
 
Messner propone il soccorso alpino a pagamento, per scoraggiare gli inesperti, mentre Mondinelli suggerisce di puntare sulla formazione. "Bisogna spiegare la montagna nelle scuole – spiega il Gnaro -, non insegnare ai bambini solo il calcio. Potrebbero farlo le guide alpine, che dovrebbero essere usate meglio visto che non tutti possono permettersele. Molti dovrebbero chiedere a chi è più esperto, invece di tentare il "turismo fai da te" al di sopra delle proprie possibilità, in un ambiente difficile come l’alta quota".
 
Jean Louis Verdier, sindaco di Chamonix e guida alpina, ha scosso la testa di fronte alla nuova crociata del collega di Saint Gervais, che ha definito "assurda". Già due anni fa, la proposta di Peillex era stata condannata insieme ai colleghi italiani e francesi degli altri paesi ai piedi del massiccio.
 
"La montagna deve rimanere uno spazio libero – ha asserito Verdier – sarebbe impossibile regolare l’accesso degli alpinisti su tutte le vie di salita alla vetta. Noi a Chamonix preferiamo giocare la carta dell’informazione e della prevenzione, piuttosto che ricorrere alla repressione".
 
 
Sara Sottocornola
 
       
 
Jean-Marc Peillex deve andare a biiiiip.
Marco
Oltre alla contrarieta’ per la proposta del numero chiuso per i motivi  gia’ espressi da molti, mi viene di fare le seguenti osservazioni: Cosa c’azzecca il numero chiuso secondo le disponibilita’ dei rifugi con  gli otto morti sul Tacul, o i quarantacinque partiti dal Cosmic, forse  campeggiavano tutti fuori dal rifugio ? Cosa c’azzecca questo  incidente con l’inesperienza ? Una buna parte dei travolti era con la guida,  l’ora era prudentissima e le conzioni perfette. Perciò l’incidente del  Tacul non ha niente a che fare con il sovraffollamento o l’inesperienza. Ha a che fare con il rischio ineliminabile di questo tipo di ascensioni,  si cerca di limitarlo al massimo e calcolarlo ma non puo’ mai essere  zero. Poi dove sono stati i 45 morti sul massiccio del Bianco ? Io sono  stato attento alle notizie e ne ho contati 4 sul Dolent e gli 8 del  Tacul, degli altri anche voi di montagna tv non avete dato notizia, sono  veri o inventati ? Ci sono stati altri incidenti altrove, ma sul Bianco  sono passati inosservati una trentina di incidenti mortali ? Mi pare  strano. Percio’ anche voi di Montagna Tv dovreste informarvi meglio  prima di scrivere, a leggervi non si impara nulla piu’ di quello che si  sente al TG. Sembra che prendiate le notizie dalle agenzie e basta,  per un sito specializzato e’ pochino.
Cordiali saluti
Andrea
Mi sembra un discorso un po’ strano:  ci sono trentamila persone all’anno che salgono, o cercano di salire,sul Monte Bianco; se trovano chiuso dubito andranno in spiaggia,magari cercano un’altra vetta. Non sono convinto la montagna sia così piena di incoscienti che vogliono osare sopra le proprie possibilità,magari è semplicemente pericolosa in modo intrinseco. In un certo senso è questione di numeri: piu’ gente sale piu’ gente rimane coinvolta in incidenti. Una cosa non comprendo: come mai ci sia molta gente che si fa tirar su giusto per arrivare in cima alla montagna famosa: Se non si hanno le capacità tecniche,si scelgano mete alla nostra portata;se piace comunque l’altezza si vada in Ladak a fare un normale Treking con la possibilità di superare,camminando,i cinquemila metri. Ripeto: non comprendo il gusto delle spedizioni commerciali,non comprendo il mito dell’altezza a tutti i costi.
Lorenzo Pelacchi
Mah!! A me sembra che ciascuno abbia la sua personale soluzione, e che ognuna di queste soluzioni sia inapplicabile per una serie di motivi:
a) numero chiuso: e con che criterio? chi prima arriva meglio alloggia?
cio’ non riduce gli incidenti! chi paga di piu’? ecco che l’alpinismo torna ad essere sport per ricchi lord inglesi!
b) ci si paga il soccorso di tasca propria (come propone messner): idem, sport solo per ricchi
c) educazione nelle scuole: mi risulta che di parole a scuole ne spendano parecchie, sui rischi correlati alle strade, all’abuso di droga e alcol…ma cio’ non frena gli scriteriati…temo che anche spiegare che la montagna va affrontata con tutta una serie di attenzioni non evitera’ che qualcuno cresca spaccone comunque e ci si avventuri in ciabatte per far vedere quanto e’ figo
d) salire solo con le guide: idem come sopra, sport magari non per ricchi ma di sicuro per benestanti!… e non e’ che il semplice fatto di essere con una guida azzeri il rischio (anzi…temo che tanti clienti si avventurino oltre i propri limiti perche’ "tanto ho la guida"… per non parlare di alcune – rare, per fortuna – guide un po’ troppo influenzabili dal dio denaro ( cordate di 12 persone, legate alla bell’e meglio in vita e trascinate su di peso al colle del lys, strascicando i piedi…,  clienti  su cascate a cui non viene nemmeno insegnato come usare i ramponi e mi volano dritto in  braccio..)
e) patentino…. non credo che basti…il parallelismo con la guida di autoveicoli e’ fin troppo facile… e poi bisognerebbe richiederlo anche ai cercatori di funghi, visto il numero di interventi che questi richiedono al soccorso alpino…
…temo che solo "battere il naso e poterlo raccontare" serva a qualcosa… forse e’ insito nell’essere umano…
Scusate, so di aver criticato e basta, senza intravedere nemmeno uno spiraglio di ottimismo, ma francamente la montagna e’ pericolosa, lo sappiamo tutti, e se vogliamo andarci dobbiamo esserne consapevoli e cercare semplicemente di minimizzare il rischio, sperando che i media strumentalizzino di meno ogni evento che capita
Rosanna

Ritengo che le limitazioni (che già ci sono, tipo tende, bivacchi…) in montagna spesso siano fatte a mo’ dei litorali marittimi o dei parchi cittadini… Ritengo che sia infantile e che produca una lenta perdita di responsabilità dei nostri ambienti montani. Gli alpinisti e gli escursionisti, in genere, non sono dei merenderos che buttano le lattine per terra e che tentano di salire il Bianco perchè fa curriculum, normalmente basta camminare 2 ore su un ghiacciaio come quello che porta verso il Mont blanc du Tacul per perdere la voglia se non si hanno delle motivazioni più profonde. Piuttosto continuiamo a formare la gente sul rispetto per l’ambiente e sulle difficoltà reali che si possono incontrare in montagna (così come fate col vostro sito) e magari proponiamo a chi passeggia su sentiero di sacrificarsi un po’ e raccogliere i (pochi) rifiuti che incontra e di portarli a valle. Lasciamo che l’ambiente alpino (e non) dia la possibilità a chiunque di uscire dalle comodità, di conquistarsi risultati con la fatica e di tornare a godersi ciò che la natura e il meteo ci offrono, magari dobbiamo permettere più largamente l’uso delle tende (magari sopra una certa quota) e non vietarlo!
Stefano Gervasoni

Il problema è reale, penso che negli ultimi anni sempre più gente si avventura in alta quota senza guide alpine e con una scarsa preparazione. Ma pongo un altro problema che è la risposta a quanto sopra detto. Quanto costa salire il Bianco con l’ ausilio di una guida alpina ?  Aggiungiamo la spesa del rifugio per entrambi e il costo degli impianti di risalita.  No la montagna è terra di tutti e tutti devono poterla salire con tutti i rischi che comporta.
Ravazzoli Ivan 

Personalmente sono poco d’accordo anche con Messner.Non è che facendo pagare il soccorso la gente sia prudente, oggi la maggior parte di chi va sui monti non pensa neppure lontanamente che a lui,proprio a lui,possa capitare un incidente.Poi altro dato che è sotto gli occhi di tutti questi novelli ‘alpinisti’spendono migliaia di euro in attrezzatura magari inutile importante è che sia griffata e se possibile indossata in Tv dai propri ‘miti’.Sono altresì abbastanza convinto che iniziare ad insegnare il rispetto e l’amore per la montagna nella scuola possa essere una buona base di partenza.
Leano
Assolutamente no ,la montagna deve essere libera e ognuno si prenda le sue responsabilità. Riguardo alla proposta di Gnaro sono assolutamente d’accordo.
Mirco Scandella

E’ assurdo (o quasi) pensare che basti mettere un numero alle salite al Bianco per liberarsi la coscienza e sollevarsi di un peso…A questo punto perchè non mettere una tassa per salire al Bianco, così almeno qno ci guadagna, visto che non è prevedibile la caduta di un seracco e non si può essere sicuri di aver un numero limitato di vittime anche se le salite sono a numero chiuso, almeno quei soldi potrebbero servire per migliorare i servizi compresi i soccorsi. Se si vuole far diventare il Bianco un ambiente di elitè ben venga ma così non si farà altro che trasferire il problema da qualche altra parte tipo sul Monte Rosa. Poi cosa faremo metteremo il numero chiuso anche sul Rosa?? E poi sul Grappa? E poi trasformiamo le alpi in cime hymalaiane….è vero che manca molta sensibilizzazione su "come andare in montagna" ma è anche vero che su queste cime ci sono alpinisti o simili che arrivano da tutto il mondo, e ci sono anche distinzioni da fare per gli incidenti in montagna, perchè purtroppo alcuni incidenti derivanti da pericoli oggettivi non sono facili da prevvedere. Ad ogni modo non si può giudicare perchè è facile dare giudizi o puntare il dito, ma sono troppi i fattori da valutare. E poi non dimentichiamoci la componente umana che influisce sulle scelte di ognuno. Ora penso che la cosa più importante non è cercare delle colpe da poter scaricare su qualcuno ma cercare di migliorare la sensibilizzazione dei pericoli che si possono incontrare in montagna o per lo meno aver la coscienza di sapere che se si va si corrono certi rischi. Se Le persone si rendono conto di questo non penso ci sia altro da aggiungere anche perchè ognuno è libero di fare le proprie scelte. L’importante è rischiare solo su se stessi e non mettere in gioco le vite di altre persone e soprattutto di quelle persone che intervengono in caso di bisogno, soccorso alpino e gendarmerie ecc…..Poi anche la formazione nelle scuole trova il tempo che trova, perchè nonostante ci sia formazione sulla sicurezza stradale nelle scuole non mi sembra che gli incidenti stradali tra i giovani siano così tanto diminuiti…..non è possibile cambiare certe teste ma questo non ha niente a che fare con il 24 agosto perchè in quel caso non è stato un errore umano…. Come non is possono programmare i terremoti non is possono programmare neanche certi incidenti…
Sasa
Salve sono un vostro lettore da molto tempo, pratico la montagna da circa 5 anni 8 (faccio anche parte del soccorso alpino del Lazio) e quest’anno, insieme ad altri amici, siamo saliti dalla normale francese sul Monte Bianco proprio il 6 agosto. Durante il mio soggiorno nell’affollatissimo rifugio Gouter ho visto cose assurde; gente con l’imbraco al contrario, con scarponcini da trekking in alta quota, camminavano sul ghiacciaio senza assicurazione, senza casco e senza piccozza…Trovo la proposta del sindaco di Saint Gervais una cosa improponibile dato che si può salire da moltissime parti senza nessun controllo. Trovo invece la soluzione di Gnaro invece molto fattibile!!! Bisognerebbe educare i ragazzi sin dalle scuole, come succede in moltissime scuole della Francia, e fare per le persone più adulte che frequentano la montagna delle campagne di prevenzione ed educazione nell’andare in montagna.
Ciao
Pierfrancesco Terzini

Ciao a tutti. Perfettamente d’accordo con Paolo Crespi, inamissibili il numero chiuso o l’obbligo di procedere con una guida: se devo andare in montagna con una guida e solo quando il Comune me lo permette, scusatemi ma perdete già un frequentatore.
Montagna significa libertà, autosufficienza, e possibilmente razionalità. Se vengono a mancare queste cose allora la montagna perde il suo valore profondo: e qui sono d’accordo nell’educazione. Ma educazione non certo nelle scuole pubbliche, che già hanno ben altri problemi prioritari, bensì in corsi possibilmente gratuiti promossi dal CAI, corsi che attraverso un patentino attestino l’idoneità dei soggetti a frequentare particolari ambienti montani.
Questo non impedirà comunque l’assenza di incidenti, com’è ovvio che sia in ambienti difficili come quelli di cui si parla.
AstroManu
Mondinelli ha perfettamente ragione, ci sono troppi ignoranti in montagna! Io ne ho già viste di tutti i colori, dalla gente che va sui ghiacciai pieni di crepacci slegata (come dietro la Gnifetti sul Rosa) a quelli che vanno per sentieri coi sandali! Pensate che quest’anno sono andati a recuperare due in scarpe da ginnastica sul ghiacciaio della Marmolada che non riuscivano più ne a salire ne a scendere!! E poi limitare l’accesso ai posti disponibili nei rifugi non ha senso perchè ciò non esclude certo la prenotazione dei cosiddetti "turisti fai da te".
Massimo Conti

Un buongiorno a tutti. Se ci limitassimo ad osservare ed a considerare per buono ciò che ha realmente senso, limitare l’accesso alle vette e non solo a quella del Bianco, sarebbe buona cosa. Purtroppo nel mondo d’oggi, ove il denaro e la signora economia hanno più peso e valore del buonsenso, ci si difende, ipocritamente, con il dire che limitare il loro accesso è limitare la libertà dell’individuo. Bene, allora significa che, per esempio, chiunque può entrare in casa Messner (che naturalmente non potrà essere chiusa a chiave con relativi ed eventuali antifurti inseriti), in quanto la stessa non è di proprietà privata, ma bensì un bene pubblico! Oggi è considerato privato ciò che ci fa più comodo e di libero accesso tutto ciò che ci permette di speculare! Ma si sa, massificare significa forti guadagni! Sarebbe opportuno inserire delle regole ben precise, di comune accordo fra club alpini, colonne di soccorso ed autorità, al fine di limitare l’accesso alle vette da parte di chiunque. Occorrerebbe classificare le stesse in base alla reale difficoltà tecnica, e cosi come si è dovuto fare in determinate località sciistiche per i controlli della velocità, effettuare controlli da parte delle autorità od enti preposti ed in caso impedire il prosequio dell’escursione. Ciò naturalmente significherebbe modificare la formazione da parte dei Club alpini, suddividendo i corsi in modo ancora più mirato e rilasciando "brevetti" proprio come si è fatto con la subacquea! Vieni pizzicato laddove non dovresti o dovesse accaderti un incidente, paghi o perlomeno chi rimane! Certo, tutto questo comporterebbe il rivoluzionamento di quanto fatto sino ad oggi ed in particolare richiederebbe buona volontà, tanto lavoro e fatica, ma come chiedere tutto ciò a chi da sempre è abituato a battere sempre lo stesso chiodo anche se da tempo oramai profondamente piantato?! Tanto rende! Figuriamoci, cosa potrebbe organizzare, in alternativa, un’azienda durante i corsi di formazione dei propri quadri, se non potesse portarli in cima al Cervino? Sappiamo tutti molto bene che anche alcune università, portano il loro studenti, durante i corsi, a praticare sport estremi in quanto convinti che un essere capace di ciò, domani sarà un grande manager. Le palle non crescono con i corsi, le palle bisogna averle e per averle occorre anche l’intelletto. E poi, come giustificare l’ennesimo impianto o super albergo con annessa SPA, a quota 4000? Di fatto chi ha palle è colui che sa riconoscere i propri limiti e sa in particolare rinunciare e non solo arrivare alla vetta! Se vogliamo pertanto preservare la natura che ci circonda ed anche le nostre amate montagne, impariamo ad usare il cervello, ma soprattutto impariamo a dire basta alla mera speculazione ed all’ipocrisia! Vabbeh, ora termino con il lamentarmi ed allegramente rimpinguerò le tasche dei signori della sanità (sempre più incidenti, maggiori costi ad essi inerenti) ed in attesa che anche il povero Bianco domani si limiti ad un mucchietto di sassi causa aumento temperatura globale e relativo scioglimento dei ghiacci e permafrost, magari cosi ci potremo costruire una bella super-autostrada e tutti potranno dire di essere stati sulla sua vetta (non senza incidenti), continuerò a leggere i grandi titoloni quali "la Montagna Assassina", "Un’altra strage sulle montagne"…..
Nicola – Un umile asino della montagna
Vorrei sapere da Mondinelli in quali scuole italiane si insegna il calcio, se le conosce. Io sono appassionato di calcio e di montagna e quelli come Mondinelli mi riempiono solo di ammirazione, però pratica anche lui lo sport di sparare sul calcio qualunque argomento si affronti (cosa cavolo c’entrano gli incidenti in montagna con il calcio, che, ricordo, ha il merito di essere l’unico sport italiano in attivo con lo stato…..).Complimenti per tutti gli ottomila ma certi ragionamenti sono da novemila.
Gianpaolo
Troppa gente inesperta affronta la montagna con molta leggerezza ,d’accordo con Mondinelli ,insegnare anche le vette e non solo campi di calcio! Obbligo di pagamento per i recuperi e ,per effettuare certi percorsi a rischio ,obbligo di guida alpina.
lg

Sono un’amante della montagna, anche se per motivi di età non pratico l’alpinismo di alta quota, comunque non la trovo così disdicevole una proposta del genere. Ha ragione quando dice che certe vie sono come Disneyland, e sinceramente non riesco neanche a capire che gusto ci sia ad essere in coda per poter salire sino alla vetta, bisogna inoltre aggiungere che molti sono impreparati sia dal punto di vista tecnico, fisico e di equipaggiamento, per cui secondo me non è solo una questione di libertà o di prevenzione ed educazione preventiva. Come si sono imposte delle regole ferree circa gli eccessi di velocità e guida in stato di ebrezza, si dovrebbero imporre anche regole per l’accesso su vie impegnative. Da considerare inoltre che spesso e volentieri, per soccorrere queste persone, c’è gente che rischia la propria vita. (Personalmente sono stato testimone qualche anno fa di una tragedia in cui un equipaggio di un’elicottero di soccorso ha perso la vita sopra Bormio per soccorrere un turista (sarebbe da definire in altro modo) che aveva affrontato una via impervia con le scarpa da tennis e si era slogato una caviglia). La montagna va goduta certamente, ma bisogna rispettarla e soprattutto essere coscienti delle proprie possibilità, invece molti la vedono solo come un trofeo da aggiungere in bacheca per placare il proprio senso di esibizionismo da sfoderare con gli amici per poter dire io ci sono arrivato.
Saluti
Luciano Quattro

Gnaro ha ragione la repressione non serve. Bisogna insegnare alle persone come ci si comporta lassù nelle scuole, cosa che manca ormai  dappertutto nella nostra società. Dite a quel sindaco che è comodo vietare agli altri tanto lui ci è andato.
A2

Non sono daccordo sul numero chiuso, perchè la montagna è rimasta uno dei pochi mondi ancora libero, e cosi deve rimanere. Certo dispiace sentire di tragedie e morti assurde, a volte causate da imperizia e a volte solo da sfortuna. Sicuramente l’andamento climatico non aiuta, le temperature cosi alte non rendono più sicura nemmeno la salita in piena notte. Rimane sempre la scelta di ognuno, che deve cercare di valutare al meglio tutte le variabili, e le proprie capacità. Nessuno va in montagna per morire, ma questo a volte succede. Non si può prevedere tutto, ma tanto. Certo non mi piace pensare che poi altre decine di persone debbano mettere a rischio la loro vita per soccorrere chi rimane vittima di incidenti. NO al numero chiuso, si all’insegnamento della montagna, fin da piccoli, e’ un mondo meraviglioso a cui i bambini devo essere avvicinati.
Ciao
Matteo

Niente da fare sul numero chiuso è inammissibile! Vado in montanga per puro spirito di libertà, di contatto con la natura, voglio riconoscere le leggi della natura e del buon senso rapportate alla durezza dell’ambiente e della quota. Chiaro che se il rifugio Gouter è pieno, (come spesso avviene in stagione) non ho esperienza di bivacchi in quota, non ho l’attrezzatura adatta, rinuncio a quell’itinerario, passo ad altro. Ci sono mille possibilità e il raggiungimento di una cima non è e non deve essere il solo appagamento di un alpinista non professionista. Dice bene il "Gnaro" insegnamo la montagna e/o rivolgiamoci di più alle guide. Ma scherziamo?!! Chi può assoldare una guida? forse un lord inglese?! Per la normale italiana al Cervino mi hanno chiesto € 750. Quanto per un’ascensione impegnativa tecnicamente parlando?? Per esempio la Cassin alla Nord est del Badile? Torno in buon ordine a fare l’alpinista senza velleità di conquista per il "puro spirito di libertà" e spero che nessun sindaco me lo volglia regolamentare.
Paolo Crespi
 

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