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Alpi, orme di anfibi preistorici rivelano similarità con le salamandre

Una ricostruzione dell'anfibio fossile oggetto dello studio (Photo courtesy of MuSe)
Una ricostruzione dell’anfibio fossile oggetto dello studio (Photo courtesy of MuSe)

TRENTO — Gli anfibi preistorici che abitavano sulle Alpi 280 milioni di anni fa erano simili alle salamandre moderne. A rivelarlo è uno studio di MuSe, Università di Milano e Università di Winston-Salem condotto su una serie di orme ritrovate su un blocco di pietra delle Alpi Orobie.

Nell’area delle Alpi Centrali a cavallo tra le province di Bergamo, Brescia e di Trento affiorano tra le più antiche rocce fossilifere delle Alpi conosciute in tutto il mondo per le tracce di piccoli tetrapodi (anfibi e rettili) in esse conservate. L’analisi di un grande blocco caduto dal fianco del monte Pizzo del Diavolo, a circa 2300 metri di altezza nelle Alpi Orobie, ha condotto alla creazione di un team di ricercatori per uno studio approfondito.

La superficie di 8 metri quadrati del grande blocco ha infatti preservato con eccezionale dettaglio le tracce fossilizzate del passaggio di numerosi anfibi che 280 milioni di anni fa entrarono in una pozza d’acqua poco profonda situata tra Lombardia e Trentino.

L’altissima qualità di preservazione delle orme ha reso possibile il riconoscimento di queste labili tracce e di derivarne un modello della locomozione, ovvero di ricostruire le caratteristiche della camminata. Lo studio delle singole tracce fossili, e delle successioni di passi hanno permesso di attribuire le orme ad un piccolo anfibio appartenente al gruppo dei temnospondili, i più diffusi anfibi nel Permiano.

Le tracce fossili oggetto dello studio (Photo courtesy of MuSe)
Le tracce fossili oggetto dello studio (Photo courtesy of MuSe)

L’eccezionalità del rinvenimento consiste nelle tracce che furono impresse proprio al margine della pozza. Esse diventano via via meno definite, le zampe si allargano ai lati del corpo, le dita strisciano sul fondo e la coda oscilla con frequenza diversa trasformandosi via via in motore per spingersi in acqua.

Lo studio ha evidenziato che quei piccoli anfibi entravano in acqua passando dal cammino al nuoto in modo del tutto simile a quanto osservabile nelle salamandre attuali. Osservare dunque una piccola salamandra muoversi nel sottobosco è un po’ come fare un salto indietro nel tempo di centinaia di milioni di anni, quando animali simili per forma avevano già evoluto una dinamica della locomozione, un modo di muoversi e camminare simile.

L’organizzazione anatomica di base di una salamandra si è rivelata quindi adatta a superare milioni di anni di cambiamenti ambientali ed ecologici. L’ecologia delle salamandre e l’ambiente in cui esse hanno vissuto fino ad oggi non hanno richiesto profonde modificazioni tali da alternare in modo significativo la struttura ancestrale.

“Se l’evoluzione è cambiamento nel tempo – hanno affermato i paleontologi del MuSe Marco Avanzini e Massimo Bernardi – potremmo dire che certi comportamenti, certe dinamiche, soprattutto quelle legate a precisi vincoli fisici o particolarmente efficienti, vengono preservate. Strategia vincente non si cambia.”

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