Arrampicata

Trent’anni oltre la verticale: un raduno sulle vie della Tagliata

La Tagliata - foto Stefano Ardito
La Tagliata – foto Stefano Ardito

ROMA — Nel cuore delle montagne del Lazio si nasconde una straordinaria parete. La Tagliata, una muraglia verticale o strapiombante alta 250 metri e larga il doppio, è nota ai frequentatori dei Monti Simbruini per la presenza alla sua base del Santuario della Santissima Trinità, uno dei luoghi di culto più antichi e venerati dell’Appennino. Da aprile a fine ottobre, ogni anno, salgono dal borgo di Vallepietra al Santuario molte migliaia di pellegrini.

Ma la Tagliata, o “la Santissima” nel gergo dei suoi frequentatori, è anche un grande luogo dell’alpinismo. A partire dal 1982, sulle sue rocce, sono state tracciate nove vie di sette-otto tiri di corda, con difficoltà fino al 7a e all’A2, che reggono il confronto nonostante lo sviluppo più breve con quelle delle pareti Nord delle Tre Cime.

“Come roccia e come ambiente, la parete è molto simile alla Nord della Cima Grande. Ed Excalibur, la prima e la più frequentata delle vie, ha sicuramente dei passaggi più tecnici della Hasse-Brandler” spiega Pierluigi Bini, l’alpinista di Roma che ha scoperto trent’anni fa la Tagliata e continua a frequentarla da novembre a marzo, quando la chiusura del Santuario elimina il pericolo di far cadere pietre addosso ai fedeli.

Pierluigi Bini - foto Luigi Cianciusi
Pierluigi Bini – foto Luigi Cianciusi

Alla fine degli anni Settanta, con le sue vie nuove sul Gran Sasso e le sue velocissime solitarie sui più difficili itinerari delle Dolomiti (tra queste la Via dei Fachiri a Cima Scotoni, la Aste al Crozzon di Brenta e lo spigolo Gogna alla parete Sud della Marmolada), il giovanissimo Pierluigi Bini ha contribuito a cambiare, insieme a Heinz Mariacher, a Manolo e a pochi altri, l’arrampicata sulle Dolomiti.

Dopo aver lasciato a vent’anni, nel 1979, l’alpinismo a tempo pieno, Bini ha iniziato a esplorare alcune delle grandi pareti sconosciute dell’Appennino centrale, dalle Gole di Celano ai piedi del Monte Sirente alla Valle dell’Orfento nel massiccio della Majella. Il 16 novembre del 1982, tra i boschi dei Simbruini, ha piantato sulle rocce della Santissima Trinità il primo chiodo di quella che sarebbe diventata Excalibur.

“Dove possibile ho usato chiodi classici, altrove degli spit piantati a mano. Non ho mai aperto più di 20 o 30 metri in un giorno. Sono riuscito a completare la via solo nel giugno del 1984, insieme ad Angelo Monti” continua Bini, che oggi ha 53 anni.

“Poi sono venute altre otto vie – dice Bini -. La più bella, insieme a Excalibur, è Mescalito. Le più impressionanti sono la Via della SS. Trinità, tutta in obliquo, che costringe a delle calate in corda doppia complicate. E la Via del Tetto, con un soffitto quasi orizzontale di sette metri. Non ci sono sull’Appennino altri itinerario così”. Nell’apertura delle vie, insieme a Bini, si sono alternati Alvaro De Livio, Angelo Monti, Giampaolo Picone, Luca Lovisetto e Vito Plumari, il mitico “Vecchiaccio”, l’ex-bidello della scuola media di Bini che lo ha seguito su molte vie di grande difficoltà. Negli ultimi anni i più attivi sono stati Antonio Muraro, Luigi Cianciusi e Martino Di Fausto.

Tutte le vie sono state aperte in stile classico, alternando libera e artificiale, e attendono ancora di essere salite integralmente in libera. “Io sono riuscito a fare dei passi tra il 7a e il 7b. Ma per liberare Excalibur, credo, bisogna passare sull’8a o l’8b. A duecento metri dalla base, e con quella esposizione, non è certamente banale” conclude Pierluigi Bini.

Il 10 e l’11 novembre, alpinisti, arrampicatori ed escursionisti del Lazio, delle regioni vicine e del resto d’Italia sono invitati alla base della Tagliata, che si raggiunge per una strada asfaltata da Vallepietra e per una strada sterrata in buone condizioni da Tagliacozzo e Cappadocia, sul versante abruzzese dei Simbruini. Dal posteggio alla parete si cammina per un quarto d’ora.

Sarà un raduno informale, tra amici. Un paio di itinerari (probabilmente Excalibur e Atreju) verranno attrezzati con una “cordata continua”,  permettendo a chi non si sente di scalare da primo in questo ambiente di cimentarsi con la parete della Tagliata. Cordate autonome possono naturalmente cimentarsi su tutte le altre vie.

Gli altri possono osservare le cordate in parete dal basso, incontrare Bini e i suoi amici, e magari raggiungere per facili sentieri le vette del Colle della Tagliata e del Monte Autore dove le faggete hanno ancora i magnifici colori dell’autunno.

Appuntamento alla base della parete alle 10 di entrambe le giornate. Alle 18 di sabato, a Vallepietra, Pierluigi racconterà con una conferenza-proiezione la storia della grande parete e la sua. “Trent’anni oltre la verticale” è un’idea di Pierluigi Bini, organizzata insieme a Stefano Ardito. Hanno finora collaborato Alberto Sciamplicotti, Luigi Cianciusi e le Edizioni Iter di Subiaco.

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