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Mountain madness: la storia di Scott Fisher, indimenticabile alpinista

scott fisher (photo courtesy illvid.dk)
Scott Fisher (photo courtesy illvid.dk)

NEW YORK, Usa — Molti lo conoscono perchè fu una delle vittime più celebri della mortale bufera dell’Everest nel 1996. Ma Scott Fischer era molto di più. Era uno degli alpinisti più attivi e amati degli Stati Uniti, con una carriera costellata di scalate memorabili e un carattere solare e coinvolgente che gli amici più stretti hanno mai dimenticato. Uno di questi è Robert Birkby, alpinista e scrittore, che di recente ha prodotto una biografia di Scott Fischer, pubblicata in Italia da Alpine Studio nel 2011.

Il libro si intitola “Mountain Madness” come l’agenzia fondata da Scott Fisher nel 1984: una delle prime ad organizzare spedizioni commerciali portando l’alpinismo dall’elite alla massa. Fu anche uno dei primi a usare Internet per dare notizie delle sue spedizioni.

Come alpinista, Scott fu il primo americano a raggiungere la cima del Lhotse (8.516 metri), la quarta montagna più alta del mondo, tentò l’inviolata vetta del Langtang Larung con materiali di seconda mano acquistati a Kathmandu, firmò salite memorabili in Alaska, Himalaya e Kilimanjaro.

Ma questi numeri non descrivono la personalità di Scott, che il libro di Birkby vuole ricordare con racconti e aneddoti personali. Solare, entusiasta e sempre allegro, Scott fu il primo a fare qualcosa per i rifiuti nella valle dell’Everest, era impegnato in diverse cause umanitarie e sulla montagna sapeva sempre mettere la vita degli altri davanti alla cima. Celebre è anche il soccorso di Chantal Mauduit, alpinista francese che colpita da cecità da neve sul K2. Con lui all’epoca c’era Ed Viesturs, che di recente ha completato la salita dei 14 ottomila senza ossigeno, e che di Scott disse: “ora il mondo è un luogo più povero senza Scott”.

Birkby fu uno dei suoi allievi e più tardi un collaboratore della Mountain Madness. “Più di tutto voglio concentrarmi principalmente sulla vita, sull’avventura, su tutte quelle cose grandiose – scrive Birkby -. Voglio rivivere la stessa sensazione dello stare seduto con Scott sul Kala Patar, crogiolandoci nei raggi del sole, nell’amicizia e nei panorami, finendo gli avanzi del formaggio e del cioccolato e notando che il pomeriggio sta iniziando a scivolare via”.

“Scott era un romantico girovago – si legge sul retro di copertina -. Questa splendida biografia rivela l’intimo e l’epico di una persona che ha vissuto con la gioia di un ragazzino fra i giganti della Terra”.

Fischer morì a soli 41 anni sull’Everest. Era il 10 maggio. Come viene raccontato nel libro, iniziò a sentirsi male già sulla cima della montagna, raggiunta con Anatoli Boukreev, Neal Beidleman e otto loro clienti. Riuscì a metterli tutti in salvo al campo 4, prima che sulla montagna si scatenasse l’infernale bufera che poi uccise 8 alpinisti. Ma lui non riuscì a scendere. Si accasciò poco sotto la cima Sud e lì rimase. Il suo corpo è stato ritrovato, ad oltre 8000 metri, tre anni fa, ma la famiglia non volle rimuoverlo.

Mountain madness (photo courtesy amazon.it)Titolo: Mountain Madness – Dalle pendici dell’Everest, la storia di una vita senza fine
Autore: Robert Birkby
Editore: Alpine studio
Pagine: 352
Prezzo di copertina: € 22,00

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