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P.Cervino: porterò la torre all’Unesco

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BERGAMO — Sentirsi chiamare architetto proprio non gli va giù. Soprattutto quando la categoria realizza strutture francamente sconcertanti. E’ il caso della torre che gli svizzeri intendono costruire in cima al Piccolo Cervino. Centosettanta metri di vetro e acciaio fatti apposta per attrarre frotte di turisti (nella foto del Corriere della Sera). Un’opera molto discussa e che ha suscitato la reazione sdegnata di molti, compreso appunto Giorgio Crosta, architetto di fama internazionale, nato professionalmente all’Accademia di Brera e attualmente impegnato in importanti progetti in Russia, Croazia e Armenia.

Architetto, che ne pensa della torre sul Piccolo Cervino?
Che è una delle più grandi assurdità che abbia mai visto in vita mia. E’ un autentico oltraggio all’ambiente.
  
E di chi sono le responsabilità?
La colpa non va data solo agli amministratore comunali. Ma in primo luogo a quelli che hanno fatto il progetto. Io sono un architetto, ma davanti a un simile progetto mi sono vergognato di esserlo. Ricordo che a scuola la prima cosa che ti insegnavano era la salvaguardia dell’ambiente e della montagna. Invece qui…
 
Per aver espresso con passione le sua opinione, lei è stato radiato dal territorio svizzero…
Sì, un paio di mesi fa sono andato a Zermatt per capirne di più di questa vicenda. Ho chiesto di vedere il progetto e me l’hanno proibito. Ho chiesto di parlare con il sindaco di Zermatt e mi è stato proibito. Allora mi sono seduto ad aspettare, fino al passaggio dell’architetto che ha progettato la torre. E successo un parapiglia. Sono volate parole grosse, può immaginare, quando si sente rispondere "e lei che c…o vuole?!".
 
Lei è stato diffidato dal tornare a Zermatt…
Di più. Mi hanno fotografato, impronte digitali, foto segnaletica sui treni, quasi fossi un terrorista.
 
La battaglia però prosegue…
Sto lavorando a livello Unesco con il segretario russo Sergey Leonov e l’ex segretario generale delle Nazioni Unite Boutros Ghali per vedere di fermare questo scempio. La faccenda è molto molto pesante, perchè gli svizzeri non sentono ragioni. Sostengono di essere a casa loro e quindi di poter fare quello che vogliono.
 
E dire che la Svizzera è nota per la tutela dell’ambiente…
Sa, questa vicenda nasce da lontano. E’ figlia di quella del 1960, quando gli svizzeri, pur di avere un quattromila a Zermatt, erano pronti a portare tonnellate di terra in quota per far crescere la montagna.
 
Cosa può fare l’Unesco per fermare il progetto?
Beh, l’Unesco può fare forti pressioni sul governo svizzero intervenendo direttamente a Berna.
 
Quanto possibilità ci sono di riuscirci?
Parecchie. L’importante che si riesca a mettere la questione all’ordine del giorno all’Unesco il prima possibile. Certo che se in Italia continuiamo a leggere le posizioni dei grandi baroni dell’alpinismo che dicono che il progetto della torre è bello e ammirevole, siamo rovinati.
 
Di questa faccenda da noi se ne parla poco…
Il dramma è l’assenza del governo italiano. E dire che il progetto è stato presentato a La Thuile in Italia e lì è stato approvato. E in quella sede non c’era un esponente uno dei verdi italiani a difendere l’ambiente. Questo progetto è passato nel silenzio più assoluto. Avrò chiamato una ventina di accademici. Ce ne fosse uno a conoscenza di quel che sta accadendo…  
  
Si sente solo in questa battaglia?
E’ evidente che da solo posso fare poco. Ho mandato lettere e email a tutte le istituzioni e nessuno ha risposto. L’unico club che mi sta supportando e che sta lottando veramente per questa vicenda è il club 4000 del Cai di Torino. Ma serve una convergenza più ampia di soggetti per fermare quella torre. Non bastano le mie lettere. Servono documentazioni. Dobbiamo fare tutti di più per avere qualche speranza in sede Unesco.    

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