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India: l’inquinamento uccide i raccolti

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SAN DIEGO, California — Fino ad oggi le ricerche scientifiche avevano sostenuto che l’effetto serra e le atmospheric brown clouds si compensassero a vicenda, riducendo i danni – comunque presenti – provocati dall’inquinamento. Insieme, invece, sarebbero rovinosi per l’agricoltura. E’ la scoperta di alcuni ricercatori americani che hanno studiato le coltivazioni di riso in India, dimostrando che la produzione degli ultimi vent’anni è diminuita di circa il 15 per cento a causa di questa deleteria combinazione di fenomeni.

Lo studio – frutto del lavoro congiunto di Maximilian Auffhammer, Veerabhadran Ramanathan e Jeffrey R. Vincent – è stato pubblicato nei giorni scorsi da una delle più note riviste scientifiche del mondo: l’americana "Proceedings of the National Academy of Sciences".
 
Lo studio si basa sull’analisi storica dei raccolti di riso in 9 stati indiani la cui economia si basa sull’agricoltura. L’andamento elle coltivazioni di riso viene collegato con l’evoluzione degli scenari climatici nella regione, dove si concentrano le due principali piaghe climatiche: l’effetto serra e le atmospheric brown clouds (Abc) o nubi marroni.
 
I gas serra, come noto, provocano il riscaldamento climatico. Le nubi marroni, invece, sono fatte di aerosol e particelle inquinanti che impediscono alla luce solare di raggiungere la superficie terrestre, rendendo instabili le temperature e riducendo le precipitazioni (effetti di "oscuramento" ed "inaridimento").
 
Numerosi studi, in passato, si sono occupati del "trade-off" tra i due fenomeni inquinanti, che sembrano compensarsi soprattutto per quanto riguarda le temperature: l’effetto "oscuramento" dell’Abc ridurrebbe infatti il riscaldamento provocato dall’effetto serra. Un esempio: in India, dove si trova la maggior concentrazione di Abc, l’aumento di temperature tra il 1930 e il 2000 è stato di soli 0,44 C°, molto minore rispetto alle regioni dove la nube marrone non c’è.
 
Ma la scoperta dei tre studiosi rimette tutto in discussione. Gli effetti combinati dei due fenomeni non possono essere scissi, si legge nell’articolo. Sia perchè hanno origine comune (entrambi derivano dall’uso di combustibili fossili e dalla combustione di biomasse), sia perchè insieme affliggono le coltivazioni, in primis quelle di riso, particolarmente sensibili ai cambiamenti delle piogge e del sole.
 
L’analisi dei raccolti in rapporto al clima ha dimostrato infatti l’esistenza di complesse interazioni il cui risultato finale è un deleterio "effetto combinato", senza il quale la coltura del riso andrebbe molto meglio. Ecco i numeri: senza i due fenomeni, i raccolti di riso sarebbero stati più alti del 6,18% tra il 1966 e il 1984 e ben del 14,4% tra il 1985 e il 1998.
 
La ricerca parte dagli anni Sessanta, perchè sono quelli della cosiddetta "green revolution", ossia l’avvento della moderna agricoltura nel sub-continente indiano che ha permesso un boom della produzione di riso. Ma questa crescita è molto diminuita negli anni Ottanta e si è ridotta a zero intorno al 2000.
 
Perché? Finora, la colpa del calo era stata addossata al crollo del prezzo del cereale, al deterioramento del suolo e dei sistemi di irrigazione, forse antiquati. Ora, appare all’orizzonte un’altra, nuova, causa. Probabilmente quella che ha determinato una flessione così pesante: il cambiamento climatico dovuto all’Abc e all’effetto serra.
 
"Non possiamo dire se questa combinazione di effetti si possa presentare per altri raccolti in altri paesi – sostengono gli scienziati nel loro paper -. Bisogna tener presente che gli effetti climatici regionali dell’Abc sono ancora in parte oscuri e che la sensibilità dei raccolti varia a seconda delle coltivazioni. Ma ora sappiamo con sicurezza il famoso "effetto di compensazione" tra l’Abc e l’effetto serra è tutt’altro che scontato".
 
La ricerca americana è uno dei pochi studi che analizzano la correlazione degli effetti dell’Abc con l’agricoltura, ed è l’unico che lo correla all’effetto serra.
 
Veerabhadran Ramanathan, di origine indiana, è docente all’Università della California di San Diego ed è uno tra i maggiori esperti mondiali di climatologia.  E’ stato in Italia lo scorso novembre, ospite del Comitato Ev-K²-CNR, al quale è stato affidato il monitoraggio delle aree montane nell’ambito del progetto Atmospheric Brown Cloud delle Nazioni Unite, di cui Ramanathan è responsabile internazionale.
 
In quell’occasione Ramanathan ha presentato i risultati di oltre 6 mesi di misurazioni dell’Abc Pyramid, la stazione di monitoraggio atmosferico più alta del mondo, installata quest’anno dal Comitato Ev-K²-Cnr e dall’Isac-Cnr a 5.079 metri presso il Laboratorio Osservatorio Piramide dell’Everest. Dopo essersi complimentato per i risultati ottenuti, Ramanathan ha chiesto ufficialmente  l’entrata di un esperto del Comitato Ev-K²-Cnr nel team scientifico del progetto Abc.
 
All’Università della California insegnano anche Jeffrey R. Vincent e Maximilian Auffhammer, docente del Department of Agricultural and Resource Economics.
 
 
Sara Sottocornola

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