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Il fiuto dei cani molecolari: intervista a Valerio Zani

bloodhound
Bloodhound al guinzaglio (Photo Gazette.net)

Gestire i Bloodhound non è facile. Sono cani pesanti, alti più di mezzo metro, e vanno sempre tenuti al guinzaglio. Oggi, solo 4 sono già operativi nel soccorso alpino, ma il loro numero è destinato ad aumentare: Valerio Zani, vicepresidente nazionale del Cnsas, ci spiega il prezioso aiuto che possono dare nella ricerca dei dispersi in montagna grazie al fiuto eccezionale che li caratterizza.

Zani, i cani molecolari sono già utilizzati in Italia dal soccorso alpino?
Il Cnsas oggi ha 4 cani molecolari operativi: uno in Trentino, uno nelle Marche e due in Piemonte. Sono stati formati, con i loro proprietari, da istruttori della polizia svizzera che utilizza questi cani da tempo e ormai ha maturato un’esperienza senza pari nel loro addestramento. Poi le unità cinofile molecolari, cioè i cani con il loro padrone, hanno sostenuto gli esami con istruttori americani come da protocollo per ottenere il brevetto.

Ce ne saranno altri in futuro?
Due cuccioli sono già entrati in squadra, si trovavano la settimana scorsa a Bardonecchia per il corso nazionale. Hanno quattro o cinque mesi e andranno ad operare in Veneto. Altri due arriveranno entro l’estate e andranno uno in Piemonte e l’altro in Lombardia.

State cercando di coprire tutto il territorio?
Sì, la collocazione dei cani è dettata da necessità operative. Ma anche dalla disponibilità degli istruttori: il bloodhound non è un cane facile da tenere. Ha una corporatura massiccia e va tenuto sempre al guinzaglio: quando individua la traccia, non la lascia più, procede come una macchina. Quindi i padroni devono essere atleticamente preparati e lavorare continuamente insieme al cane, i due allenamenti non possono essere svincolati.

Qual è la particolarità di questo cane?
Lavora sulla molecola dell’odore, per questo è chiamato molecolare. E’ è differente da tutti gli altri cani che il Cnsas ha sempre usato, definiti invece “da ricerca in superficie”, ma strettamente complementare. Il bloodhound in montagna viene utilizzato soprattutto per trovare le tracce di dispersi il cui percorso è sconosciuto. A causa della sua mole, però, non può arrivare ovunque: suo compito è individuare la pista, che poi altri cani seguiranno dove lui si arresta, magari perchè il terreno si fa troppo impervio.

Come fa il cane ad individuare la traccia?
Semplicemente annusando un oggetto personale del disperso. Il cane memorizza quella molecola e poi la ritrova in ambiente, anche se la persona è passata diversi giorni prima: è il classico cane dei film americani, che viene sguinzagliato dietro agli evasi ed è sempre in grado di trovarli. Ha un fiuto eccezionale.

Quanto è durata la formazione dei cani molecolari che già usate?
L’iniziativa è partita circa un anno e mezzo fa. Oggi va avanti grazie ad un progetto interamente finanziato dalla Protezione civile nell’ambito di una accordo siglato con il Cnsas circa due mesi fa, all’interno del quale sono previste altre iniziative come la camera iperbarica mobile. che sarà pronta entro pochi mesi e sarà la prima in assoluto in Italia. Il progetto sui bloodhound sta dando buoni frutti, come hanno dimostrato le esercitazioni della scorsa settimana in Val di Susa, a Bardonecchia, a cui ha partecipato anche Guido Bertolaso.

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1 Comment

  1. buono l’articolo.
    una domanda?è dauna vita che nei film americani si vede l’uso di questi cani sopratutto quando si ricercano evasi,perchè solo in questoanno 201

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