
Nelle ultime 24 ore, il mondo dell’alpinismo e della comunicazione è stato scosso da notizie relative a uno “stop” alle scalate sul Cervino. A generare il clamore mediatico è stata una comunicazione ufficiale delle Guide Alpine di Zermatt che, a causa delle temperature eccezionalmente elevate registrate giorno e notte, hanno deciso di sospendere temporaneamente le attività di accompagnamento, motivando la scelta con l’aumento del rischio di caduta pietre e la necessità di garantire la massima sicurezza ai propri clienti.
La nota è stata diffusa in una data carica di significato per la Gran Becca: il 14 luglio, nel 161° anniversario della prima storica salita in vetta del 1865. Un singolare intreccio tra passato e presente, che mostra il volto in mutamento di una montagna iconica dell’arco alpino.
È fondamentale, tuttavia, leggere correttamente questo provvedimento: non si tratta di un divieto assoluto di salita, né di una chiusura al pubblico della montagna. Chi possiede la competenza e l’esperienza necessarie rimane libero di affrontare l’ascesa, pur nella piena consapevolezza di condizioni ambientali complesse.
La montagna, simbolo delle Alpi, è costantemente attenzionata non solo dalle Guide Alpine che vi operano con professionalità, ma anche dalla scienza. Proprio per monitorare con precisione chirurgica le trasformazioni in atto, la scorsa settimana è stata installata una nuova stazione meteorologica sulla cresta sud-ovest, in prossimità della nuova Capanna Carrel, a 3800 metri di quota. L’iniziativa, frutto della collaborazione tra ARPA Valle d’Aosta, Regione, Comune di Valtournenche e Società Guide del Cervino, ha già reso operativa una strumentazione all’avanguardia – dotata di sensori per temperatura, umidità, vento, radiazione solare e webcam – che verrà ulteriormente potenziata nelle prossime settimane con nuovi sensori per il monitoraggio della temperatura della roccia e del permafrost.
Per capire meglio cosa stia realmente accadendo in questo momento sul Cervino e, soprattutto, se le problematiche evidenziate dalle Guide elvetiche interessino anche il versante italiano, abbiamo chiesto il supporto di Francesco Ratti, Guida Alpina della Società Guide del Cervino.
Cosa sta succedendo sul Cervino? Sul versante italiano si riscontrano le stesse condizioni critiche che hanno portato le Guide di Zermatt a sospendere le salite?
Sul lato italiano, al momento, la situazione è buona. Le condizioni di salita sono ottimali, anche se c’è meno neve degli scorsi anni. La differenza sostanziale tra i due versanti risiede nella morfologia delle creste che conducono alla cima: la cresta dell’Hornli sul lato elvetico e quella del Leone sul lato italiano. Sul versante svizzero, l’attuale assenza di neve sul pendio sommitale, caratterizzato dalla presenza di sfasciumi, crea una situazione di maggiore instabilità. Le criticità non derivano tanto da distacchi spontanei di roccia, quanto dallo spostamento e dalla caduta di pietre innescati dal passaggio delle cordate. All’aumentare dei passaggi in cresta aumenta inevitabilmente, per chi è in salita lungo la via, il rischio di essere colpito da sassi in caduta. Considerate che questa assenza di neve sul pendio sommitale sul versante elvetico è una condizione che si è verificata per la prima volta quest’anno, e ha dunque evidenziato un problema che le Guide svizzere non si erano finora trovate a dover affrontare. Al contrario, sulla cresta del Leone, che è più esposta a sud, abbiamo già vissuto situazioni di mancanza di neve, senza che questo abbia compromesso la sicurezza della salita, oltre al fatto che la parte finale per arrivare in cima è caratterizzata da tratti verticali da superare con corde fisse piuttosto che pendii friabili, come accade invece dal lato svizzero. Pertanto al momento siamo in grado di proseguire l’attività di accompagnamento in sicurezza.
Qual è il consiglio per chi intende salire in questi giorni sul versante italiano?
La montagna va letta con oggettività, giorno dopo giorno. Noi Guide del Cervino monitoriamo costantemente la situazione durante le nostre ascese; è proprio questo monitoraggio quotidiano a permetterci di valutare la fattibilità della salita. Il mio consiglio è di tenersi sempre aggiornati, prima di mettersi in viaggio e intraprendere l’ascesa.
Dobbiamo aspettarci restrizioni anche in Italia?
Non è da escludere. La nostra priorità – parlo come Guida Alpina – è la sicurezza. Se le condizioni dovessero mutare o superare i limiti di rischio che noi stessi ci poniamo per operare, saremo i primi a sospendere le ascese guidate anche qui in Italia. Naturalmente, anche nel caso in cui dovessimo arrivare a una simile decisione, esattamente come per la Svizzera non si tratterebbe di un divieto assoluto di accesso alla montagna ma di una scelta di gestione del rischio professionale. La montagna richiede umiltà: la nostra attività è sempre subordinata al rispetto delle condizioni che l’ambiente, nelle sue evoluzioni climatiche, ci pone davanti, ma queste valutazioni andrebbero fatte anche da parte di chi sceglie di muoversi senza guida.