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Dolomiti Bellunesi, 1199 soccorsi in un anno: ritorna “Montagna Consapevole”

Il Soccorso Alpino ha effettuato 1.199 interventi in un anno. Più della metà ha riguardato escursionisti. La Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi rilancia la campagna “Montagna Consapevole” per prevenire incidenti legati a impreparazione, attrezzatura inadeguata e sottovalutazione dei rischi.

Con l’ingresso nel pieno della stagione estiva, sentieri, ferrate e vie di alta quota delle Dolomiti Bellunesi tornano a riempirsi di escursionisti e turisti. Insieme alla frequentazione della montagna aumentano però anche gli incidenti, le persone in difficoltà e le richieste di intervento rivolte al Soccorso Alpino.

Per richiamare l’attenzione sulla prevenzione, la Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi ha rilanciato la campagna “Montagna Consapevole”, nata dalla collaborazione con Provincia di Belluno, Fondazione Dolomiti UNESCO, ULSS 1 Dolomiti, CAI Veneto, Guide Alpine del Veneto, Soccorso Alpino e Speleologico Veneto, AGRAV e Associazione Rifugisti Bellunesi.

I numeri del Soccorso Alpino

A indicare la dimensione del fenomeno sono i dati dell’attività svolta nel 2025 dal Soccorso Alpino e Speleologico Veneto. Nell’intera regione sono state soccorse 1354 persone nel corso di 1199 interventi. A questi si aggiungono 71 operazioni di ricerca, che hanno riguardato 79 persone disperse. Numeri che, secondo il CNSAS Veneto, confermano il trend di crescita registrato negli ultimi anni.

L’escursionismo rappresenta da solo il 52,1 per cento delle attività coinvolte nei soccorsi. Seguono lo sci, con il 12 per cento, le attività di progressione in montagna con o senza corde, con il 9 per cento, gli sport dell’aria e la bicicletta, entrambi al 4 per cento.

Le cause più frequenti sono cadute, inciampi e scivolate sul posto, che incidono per il 22 per cento, seguite da problemi legati alle condizioni fisiche o psicofisiche, pari al 18 per cento. Cadute dall’alto e ruzzolamenti rappresentano l’11 per cento, la stessa percentuale della perdita di orientamento. A queste situazioni si aggiungono ritardi, sfinimento, scelta di itinerari superiori alle proprie capacità e utilizzo di attrezzatura non adeguata.

Un dato particolarmente significativo riguarda le conseguenze degli interventi: oltre il 41 per cento delle persone raggiunte dai soccorritori risulta illeso. Una percentuale che mostra quanto spesso le squadre vengano attivate non per traumi, ma per escursionisti bloccati, disorientati, esausti o incapaci di proseguire autonomamente.

L’identikit della persona soccorsa nel 2025 sulle montagne venete è prevalentemente quello di un uomo, nel 67 per cento dei casi, italiano nel 74 per cento e impegnato in un’escursione nel 52 per cento. La fascia di età più rappresentata è quella compresa tra i 20 e i 30 anni, con il 18 per cento degli interventi, seguita dalle persone tra i 50 e i 60 anni, con il 15 per cento.

Gli errori che possono trasformare una gita in un’emergenza

La campagna “Montagna Consapevole” lanciata attraverso il sito visitdolomitibellunesi.com, individua alcuni comportamenti ricorrenti alla base delle situazioni di difficoltà: partire senza aver consultato le previsioni meteorologiche, scegliere percorsi troppo impegnativi, utilizzare scarpe o attrezzatura non adatte, sottovalutare tempi di percorrenza, dislivelli e stanchezza e non comunicare a nessuno il proprio itinerario.

Il vademecum elaborato dagli enti coinvolti contiene undici indicazioni di base. Tra queste figurano la preparazione dell’escursione prima della partenza, la consultazione del meteo e degli eventuali bollettini valanghe, l’utilizzo di abbigliamento e calzature adeguati, la partenza nelle prime ore del mattino e la capacità di rinunciare quando le condizioni non sono favorevoli.

“Ogni intervento del Soccorso Alpino rappresenta una persona che pensava di trascorrere una giornata piacevole in montagna e che si è trovata improvvisamente in difficoltà, osserva Elisa Calcamuggi, responsabile marketing della Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi. “Non possiamo eliminare ogni rischio, ma possiamo contribuire a ridurlo attraverso una migliore informazione”.

La prevenzione è uno dei principali fronti di attività anche per il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto, che nel 2025 ha organizzato incontri, dimostrazioni e iniziative nelle scuole. Complessivamente, i 741 soccorritori veneti hanno dedicato alle diverse attività oltre 115 mila ore: circa un quarto alle operazioni di soccorso e il restante 75 per cento soprattutto alla formazione, all’addestramento e alla gestione delle stazioni.

Il messaggio è quindi quello di non considerare prudenza e preparazione come elementi accessori. Valutare le proprie capacità, conoscere il percorso, controllare le condizioni meteorologiche e saper rinunciare possono evitare che una giornata sui sentieri si trasformi in un’emergenza.

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