Cronaca

In coma farmacologico per un morso di zecca: cos’è la TBE e come difendersi

La vicenda dell'allenatore bellunese, posto in coma farmacologico dopo aver contratto l'encefalite da zecca, diventa l'occasione per fare il punto sui rischi legati al morso del parassita e sulle linee guida degli esperti per proteggersi.

Una passeggiata estiva lungo i sentieri del bellunese si è trasformata in una grave emergenza per un allenatore di basket di 70 anni, ricoverato d’urgenza in terapia intensiva dopo il morso di una zecca per il manifestarsi di una grave sintomatologia compatibile con la TBE (Tick-Borne Encephalitis), l’encefalite da zecca, un’infezione virale con effetti sul sistema nervoso centrale. Dopo giorni di coma farmacologico, il paziente ha superato la fase più critica e ha ripreso coscienza, ma la prognosi resta riservata.

L’episodio riaccende i riflettori su un problema sanitario particolarmente rilevante nella provincia di Belluno, una delle aree d’Italia in cui il rischio di TBE risulta più elevato. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità confermano la rilevanza del fenomeno in Italia: nel 2025 sono stati registrati 65 casi di TBE, 61 autoctoni e 4 associati a viaggi all’estero, con un decesso. Nell’area bellunese, nel 2025 l’Ulss 1 Dolomiti ha diagnosticato 12 casi di TBE.

Dati importanti ma da accogliere senza allarmismi. Andiamo ad approfondire quali sono le zecche in grado di trasmettere la TBE e come difendersi dal rischio contagio.

Zecche: cosa sono e quali malattie veicolano

Le zecche sono parassiti appartenenti alla classe degli Aracnidi – la medesima di ragni e scorpioni – e vengono definiti “ematofagi obbligati”, in quanto per sopravvivere e riprodursi devono alimentarsi con il sangue. In Italia le specie di zecche cui prestare maggiore attenzione sono due: la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus), diffusa in prevalenza in parchi e giardini urbani, e la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), che predilige invece il sottobosco umido e i prati erbosi.

Attraverso il morso, questi vettori possono trasmettere patologie gravi (zoonosi). Il termine “vettore” rimanda al meccanismo stesso mediante il quale la zecca è in grado di infettare, ovvero trasferendo alla vittima un agente patogeno attraverso la saliva durante il suo pasto di sangue. Le malattie principalmente diffuse in Italia sono la rickettsiosi (febbre bottonosa del Mediterraneo), l’encefalite virale da zecche (TBE), la borreliosi di Lyme e la febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF).

La TBE è causata da un Flavivirus veicolato da zecche del genere Ixodes. Nell’uomo, sebbene nel 70% dei casi l’infezione decorra senza sintomi, nel restante 30% si manifesta in due fasi: una prima simil-influenzale (con sintomi generici, quali febbre, mal di testa, dolori) e, dopo un intervallo di apparente benessere, una seconda fase neurologica che vede un interessamento del sistema nervoso centrale. La malattia può determinare complicanze e deficit cognitivi a lungo termine, nell’1% dei casi l’esito è la morte. Oltre che dal morso di una zecca infetta, occasionalmente la TBE può essere contratta mediante consumo di latticini non pastorizzati.

Le zecche non rappresentano specie di nuovo arrivo sul territorio italiano ma, a rendere la loro presenza più preoccupante e maggiormente da attenzionare rispetto al passato, sono i cambiamenti climatici. Come chiarito dal Ministero della Salute, “fenomeni quali modifiche della temperatura e della piovosità possono quindi influire sulla distribuzione geografica, sulla sopravvivenza e sul periodo di attività delle zecche”. Estati umide e autunni particolarmente miti possono dunque favorire l’aumento delle popolazioni.

Si può prevenire la TBE?

Per la TBE non esiste un trattamento specifico e la terapia è da considerarsi solo di supporto, pertanto è essenziale puntare su prevenzione e profilassi specifica.

Il mezzo più efficace contro l’encefalite è la vaccinazione, disponibile in Italia e basata su un ciclo di tre dosi con richiami triennali. Il suggerimento del Ministero della Salute è di rivolgersi al proprio medico per valutare se vaccinarsi qualora “si viva o si vada, per attività all’aperto quali ad esempio il trekking o il campeggio, in zone a rischio”. In Italia i casi di encefalite di zecca si concentrano in particolare in Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige.

In conseguenza dell’aumento del rischio, nelle Province di Belluno, Bolzano e Trento sono state avviate campagne gratuite di vaccinazione per i residenti. In Veneto la gratuità è stata estesa anche a residenti di zone montane e pedemontane a rischio, come alcune aree delle province di Vicenza, Treviso e Verona. Nelle altre regioni italiane non colpite da endemia, il vaccino è generalmente disponibile a tariffa agevolata (o tramite ticket) oppure gratuito per specifiche categorie di lavoratori ad alto rischio professionale.

App vs zecche

Per monitorare la diffusione delle zecche, la tecnologia digitale e la cooperazione transfrontaliera si stanno rivelando fondamentali. In provincia di Belluno è attivo il progetto MONZEC, la cui applicazione (gratuita e anonima) viene utilizzata per monitorare l’attività dei parassiti non solo nel Bellunese, ma anche in Alto Adige, nel Tirolo del Nord e nel Tirolo Orientale. Cacciatori, guardie della Polizia Provinciale e proprietari di cani la usano per segnalare le zecche trovate sulla selvaggina, sugli animali domestici e sugli esseri umani, raccogliendo dati a lungo termine per la ricerca scientifica e l’individuazione di nuove specie.

Parallelamente, per migliorare il monitoraggio in Trentino finalizzato alla produzione di mappe di diffusione e rischio delle malattie trasmesse, la Fondazione Edmund Mach ha sviluppato ZeccAPP, il primo progetto di “citizen science” per la segnalazione delle zecche sul territorio trentino e nazionale.

Come proteggersi dalle zecche

Per proteggersi durante le uscite in natura, il Ministero della Salute raccomanda precise misure comportamentali, che è bene seguire anche in regioni teoricamente non ad elevato rischio di TBE.

In primo luogo, è bene indossare abiti chiari che facilitano l’individuazione del parassita, optando per maglie a maniche lunghe infilate nei pantaloni e pantaloni lunghi a loro volta infilati nei calzettoni. Lungo il sentiero è fondamentale camminare sempre al centro della traccia, evitando di strusciare contro la vegetazione ai margini, di addentrarsi dove l’erba è alta o di sedersi e poggiare zaini direttamente sul suolo.

È inoltre consigliato utilizzare sulla pelle e sui vestiti prodotti repellenti a base di DEET o icaridina, mentre al rientro a casa è necessario effettuare un attento esame visivo e tattile di tutto il corpo, ispezionando con cura ascelle, inguine, gambe, ombelico, collo e testa. Un occhio di riguardo va rivolto anche agli animali domestici, da trattare con antiparassitari specifici e controllare regolarmente dopo le passeggiate.

Nel caso in cui si rinvenga una zecca sul corpo, il parassita va rimosso immediatamente utilizzando pinzette a punta fine, possibilmente ricurve, o gli specifici strumenti in plastica in commercio: bisogna afferrare la zecca il più vicino possibile alla cute, tirando delicatamente verso l’alto e ruotando leggermente, prestando massima attenzione a non schiacciarla.

Subito dopo la rimozione, la ferita va disinfettata e osservata nei giorni a venire. Importante è rivolgersi al proprio medico curante in caso di malessere o reazioni cutanee inusuali. È invece assolutamente vietato utilizzare sostanze come alcol o oli, così come oggetti arroventati, quali fiammiferi o sigarette. La sofferenza indotta nel parassita da questi metodi potrebbe infatti provocare il rigurgito di materiale infetto, aumentando drasticamente il rischio di trasmissione di agenti patogeni.

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