Cambiamento climatico e flora alpina. Anche le piante rischiano l’estinzione?
Con l’aumento delle temperature, molte specie di piante alpine tendono a spostarsi verso quote più elevate. Nei casi estremi questo può perfino condurre alla loro estinzione
Le Alpi ospitano una biodiversità vegetale unica, spesso caratterizzata da specie rare ed endemiche, cioè esclusive di un territorio specifico. Molte di queste specie si sono adattate a condizioni climatiche e ambientali estreme come le basse temperature e la ridotta stagione di crescita e per questo motivo, in risposta alle tendenze climatiche dell’ultimo secolo, hanno iniziato a modificare la loro distribuzione lungo i versanti.
Infatti, con l’aumento delle temperature le specie tendono a spostarsi verso quote più elevate. Tale fenomeno è stato ampiamente documentato sia nei decenni più recenti che nelle testimonianze paleoclimatiche. Gli studi paleoecologici permettono di ricostruire la vegetazione del passato analizzando i sedimenti accumulati sul fondo di laghi e torbiere. Questi sedimenti conservano minuscole tracce biologiche come pollini, semi, foglie e aghi di conifere che, una volta datati, consentono di sapere quali specie vivevano in un determinato luogo migliaia di anni fa. Confrontando queste informazioni con le ricostruzioni delle temperature del passato, è possibile osservare come gli ecosistemi abbiano reagito a precedenti fasi di riscaldamento climatico. Tuttavia, data la forma conica delle montagne, lo spostamento verso l’alto comporta inevitabilmente una riduzione dell’areale e, nei casi estremi, può perfino condurre all’estinzione delle specie che sono state confinate sulle vette dal cambiamento climatico.
Il cambiamento climatico sta già cambiando la flora alpina
Numerosi studi hanno evidenziato una progressiva risalita altitudinale delle specie vegetali alpine per inseguire condizioni climatiche più fredde. A prima vista, le osservazioni effettuate sulle vette alpine potrebbero addirittura apparire rassicuranti: in molte aree il numero di specie presenti è aumentato grazie all’arrivo di piante provenienti da quote inferiori ma in realtà molte specie stanno rispondendo al cambiamento climatico con un forte ritardo. Per descrivere questa situazione vengono utilizzati due concetti: il debito di estinzione e il credito di colonizzazione.
Il debito di estinzione si verifica quando una specie continua a sopravvivere in un’area che, dal punto di vista climatico, non è più adatta alle sue esigenze. Gli individui possono rimanere vivi per molti anni, soprattutto nel caso di specie longeve, dando l’impressione che la popolazione sia ancora in buona salute. In realtà, la riproduzione e il reclutamento di nuovi individui possono essere già compromessi e l’estinzione locale diventa soltanto una questione di tempo.
Il credito di colonizzazione rappresenta invece il fenomeno opposto. Con il riscaldamento climatico, nuove aree situate a quote più elevate diventano potenzialmente adatte alla crescita di una specie, ma quest’ultima non riesce a raggiungerle immediatamente. La dispersione dei semi richiede tempo e le montagne sono ambienti naturalmente frammentati, dove gli spostamenti possono essere particolarmente difficili. Questo significa che gli effetti del cambiamento climatico osservabili oggi potrebbero rappresentare soltanto una parte delle trasformazioni che interesseranno la flora alpina nei prossimi decenni.
Le estinzioni iniziano dal basso
Quando si parla degli effetti del cambiamento climatico sulle piante alpine, si tende spesso a immaginare il problema sulle vette, dove le specie adattate al freddo rischiano di rimanere senza spazio per continuare a risalire. In realtà, i primi segnali di crisi compaiono spesso molto più in basso, nelle popolazioni che occupano il limite inferiore della distribuzione di una specie.
Un esempio arriva da uno studio condotto da Geppert e colleghi nelle Alpi italiane su diverse specie di orchidee. Analizzando quasi trent’anni di dati, i ricercatori hanno osservato che le estinzioni locali erano più frequenti nelle popolazioni situate alle quote più basse. Le ragioni di questa maggiore vulnerabilità sono molteplici. Le popolazioni di bassa quota sono infatti esposte a temperature più elevate e subiscono contemporaneamente altre pressioni legate alle attività umane, come l’abbandono dei pascoli, l’espansione dei boschi, l’urbanizzazione e la frammentazione degli habitat. In queste aree il cambiamento climatico agisce quindi insieme ad altri fattori di stress, amplificando il rischio di estinzione.
Le prove sperimentali
Gran parte delle conoscenze sugli effetti del cambiamento climatico deriva dall’osservazione di ciò che sta già accadendo in natura. Tuttavia, i ricercatori possono anche ricreare artificialmente le condizioni climatiche future per studiare direttamente la risposta delle piante. È quanto ha fatto un gruppo di ricercatori in una prateria alpina delle Montagne Rocciose, negli Stati Uniti, dove per oltre vent’anni ha aumentato leggermente la temperatura del suolo e dell’aria simulando il riscaldamento previsto per il prossimo secolo. I risultati sono stati sorprendenti. La specie oggetto dello studio, Androsace septentrionalis tipica di questi ambienti freddi, ha mostrato una progressiva riduzione della sopravvivenza e della capacità riproduttiva. In molte popolazioni sono diminuiti il numero di individui, la produzione di semi e perfino la quantità di semi presenti nel terreno, una sorta di “banca” naturale da cui dipende il rinnovamento delle popolazioni negli anni successivi. In alcuni casi, il declino è stato così marcato da portare alla scomparsa locale di alcune specie.
Questi risultati dimostrano che il cambiamento climatico non influenza soltanto la distribuzione delle piante, spingendole verso quote più elevate, ma può comprometterne direttamente la capacità di sopravvivere e riprodursi. Le estinzioni locali osservate in questo esperimento rappresentano una conferma sperimentale di ciò che gli esperti temono da tempo: se il riscaldamento continuerà ai ritmi attuali, molte specie alpine potrebbero non riuscire ad adattarsi abbastanza rapidamente.
Conservare le piante alpine in un clima che cambia
Comprendere come le piante alpine rispondono al cambiamento climatico richiede di osservare contemporaneamente diversi aspetti: le estinzioni locali, l’andamento delle popolazioni e gli spostamenti degli areali lungo i versanti montani. Solo integrando queste informazioni è possibile avere un quadro completo delle trasformazioni in atto. Dal punto di vista della conservazione, le strategie devono agire a più livelli. Su scala locale è fondamentale mantenere habitat di elevata qualità, limitando il degrado degli ambienti naturali e preservando le condizioni ecologiche necessarie alla sopravvivenza delle specie più vulnerabili. Su scala più ampia, invece, è necessario garantire la presenza di habitat idonei lungo tutto il gradiente altitudinale, in modo da permettere alle piante di spostarsi verso quote più elevate seguendo il clima che cambia.
Le montagne non sono ambienti statici: nel corso della loro storia le specie vegetali hanno continuamente modificato la propria distribuzione in risposta alle variazioni climatiche. Oggi, però, il riscaldamento globale procede a una velocità senza precedenti e si combina con altre pressioni di origine umana. La sfida dei prossimi decenni sarà quindi quella di garantire alle piante alpine lo spazio e le condizioni necessarie per continuare a adattarsi, evitando che il debito di estinzione accumulato oggi si trasformi nella perdita irreversibile della biodiversità di domani.







