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5 tappe per un viaggio tra i filari di lavanda in fiore

Da antico rimedio a risorsa sostenibile: un viaggio lungo lo Stivale tra i campi profumati di lavanda.

L’estate è sinonimo di fioritura per molte specie mediterranee, che regalano ai paesaggi pennellate di colore. Vi è in particolare una pianta che regala meraviglie tra giugno e luglio, e che ciascuno di noi per certo conosce, indipendentemente dalle personali competenze botaniche: la lavanda.

L’analisi etimologica del termine offre un punto di partenza affascinante che unisce botanica, storia e costume. Il termine lavanda deriva infatti dal latino, e più precisamente dal gerundio “lavandus” (ovvero “ciò che deve essere lavato”, dal verbo lavare). Nell’antichità, Greci e Romani facevano infatti un largo uso dei fiori lilla della lavanda per profumare, purificare e rinfrescare l’acqua delle terme.

Nel corso della storia, della lavanda sono state scoperte le molteplici proprietà mediche – centrali nel suo utilizzo in epoca medievale. In questo periodo, grazie soprattutto all’opera dei monaci speziali, la pianta divenne un rimedio polivalente: le venivano riconosciute eccezionali virtù balsamiche, digestive e carminative, ma era impiegata anche come potente antisettico e analgesico naturale, oltre che come prezioso regolatore del sonno.

Oggi la lavanda è protagonista di una coltivazione in espansione sul territorio nazionale, per scopi molteplici: per i suoi oli essenziali, usati in cosmetica e aromaterapia, per il suo ruolo cruciale nell’attrarre gli insetti impollinatori, per la sua spiccata resistenza alla siccità e le proprietà repellenti nei confronti di zanzare e parassiti.

A testimonianza della rilevanza scientifica ed economica di questo settore in crescita, nel nostro Paese opera il CIL (Centro Italiano Lavanda), un riferimento su scala nazionale per formazione, ricerca e scambio di informazioni ed esperienze sulla coltivazione della specie. “Coltivare la lavanda significa incentivare l’economia dei territori in modo etico, sostenibile e a basso impatto idrico”, è l’espressione che campeggia nella home page del CIL, a evidenziare la virtuosità della filiera produttiva.

Tra i mesi di giugno e luglio, la fioritura della lavanda tocca il suo apice. Un momento che coincide con l’avvio di un fenomeno in crescita negli ultimi anni, che potremmo definire il “turismo della lavanda”. I filari viola distribuiti lungo la Penisola, offrono percorsi balsamici e cromatici che nulla hanno da invidiare alla celebre Provenza francese, regione che vede da oltre un secolo la lavanda come simbolo identitario. Andiamo a scoprire alcune località di riferimento: 5 tappe per un viaggio dalle Alpi alla Sardegna.

Lu e Cuccaro Monferrato (Piemonte)

Nei mesi di giugno e luglio, le terre del Monferrato si tingono del viola intenso dei campi di lavanda, diventando punti di riferimento turistico comodo per chi desideri incamminarsi tra i filari senza dover varcare il confine. Tra le destinazioni consigliabili a tale scopo vi è Lu e Cuccaro Monferrato (AL), un piccolo borgo istituito nel 2019 dalla fusione dei due preesistenti comuni. La coltivazione della lavanda cela qui una sorpresa, legata al Big Bench Community Project, nato dall’idea del designer statunitense Chris Bangle. Lungo la strada panoramica che collega i due nuclei storici (chiusa al traffico veicolare, ad eccezione dei residenti), sono state posizionate due panchine giganti. La tonalità? Inevitabilmente color lavanda.

Demonte (Piemonte)

Spostandosi nel cuore delle Alpi Marittime cuneesi, si incontra una storia montana di profonda resilienza. Tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, numerosi campi di “izòp” – com’è chiamata la lavanda in lingua occitana – caratterizzavano stabilmente il territorio vallivo. In quell’epoca la sua raccolta, destinata principalmente a scopi farmaceutici, rappresentava una fondamentale fonte di sussistenza e guadagno per gli abitanti della Valle. Questa importante tradizione è stata salvaguardata e portata avanti nel tempo: ancora oggi, nei mesi di giugno e luglio, nel paese di Demonte (CN) e dintorni è possibile ammirare i suggestivi campi blu che ridisegnano il profilo montano.

Tuscania (Lazio)

Tuscania (VT) è considerata un tempio della lavanda italiana, una meta “cult” per gli appassionati. Ogni anno la splendida cittadina medievale torna a vestirsi di viola per accogliere uno degli appuntamenti più attesi e iconici della Tuscia. Ogni estate Tuscania si accende di colori e profumi in occasione della Festa della Lavanda, quest’anno in programma per il primo fine settimana di luglio (venerdì 3, sabato 4 e domenica 5). Durante questi tre giorni, il contrasto paesaggistico tocca il suo apice. I filari geometrici e ordinati che cingono le mura storiche del borgo e la spettacolare Abbazia di San Giusto si trasformano nel cuore pulsante di mostre mercato, eventi culturali e percorsi sensoriali a cielo aperto, celebrando una tradizione agricola che qui ha trovato il suo palcoscenico ideale.

Larino (Molise)

A Larino (CB), in Contrada Monte, sorge la “Fattoria La Farfalla”. Fino a pochi anni fa, in Molise nessuno aveva mai pensato di coltivare la lavanda. L’intuizione è nata – come raccontato sul sito dell’azienda – “dal sogno di mamma Gabriella (Pastrolin Cianti), donna forte e infaticabile ma soprattutto sempre piena di iniziative e di sogni”, che negli anni ’70 si era trasferita in Molise dal Veneto, per dare poi vita alla Fattoria. Oggi il suo progetto agricolo viene portato avanti dai figli con lo stesso amore per la terra, custodendo anche l’antico ricettario lasciato in eredità dagli antenati veneti. In una posizione incontaminata quasi a ridosso del mare, la lavanda fiorisce su una collina, tingendola di lilla. Ne deriva un contrasto perfetto tra il viola dei filari, l’oro del grano, il verde degli ulivi e il blu del cielo.

Riola Sardo (Sardegna)

In Sardegna la lavanda selvatica cresce spontanea in molte zone dell’isola e affonda le radici in usi rurali insospettabili. In Gallura, ad esempio, la pianta viene chiamata in sardo “Buréddha”, termine che deriva dal latino (com)bùrere (ossia bruciare). Questa etimologia racchiude una curiosità storica: in passato, la pianta secca veniva utilizzata dai contadini per bruciare le setole del maiale da ingrasso al momento della sua uccisione. A Riola Sardo (OR), nella penisola del Sinis, vi è però un riferimento speciale per la lavanda sarda. È qui che si trova l’azienda agricola “Lavanda di Elvio”, fondata da Elvio Sulas. Nata quasi per scommessa dopo un viaggio in Provenza, questa realtà rappresenta la prima iniziativa di coltivazione biologica in Sardegna. I filari fioriscono a due passi dal mare, fondendo il profumo balsamico della lavanda a quello della salsedine.

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