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DDL caccia al Senato: la piazza virtuale si accende contro la riforma “sparatutto”

Oggi arriva in Senato il DDL Malan: si solleva un coro unanime di proteste da parte di forze politiche e associazioni contro la riforma sulla caccia. Tra queste il CAI, che giudica il testo un attacco alla tutela della biodiversità.

Per il DDL Malan è arrivata una giornata attesa e temuta: la contestata riforma sulla caccia approda oggi nell’aula del Senato per l’inizio della discussione generale, passaggio cruciale dell’iter parlamentare verso l’approvazione del testo. E mentre i senatori aprono il dibattito e analizzano gli emendamenti presentati, la piazza virtuale italiana si infiamma, con le opposizioni e il mondo associazionistico schierati contro un provvedimento ribattezzato “riforma sparatutto”.

Una proposta di revisione della legge sulla caccia giudicata un passo indietro di decenni sul fronte della tutela faunistica. A generare scalpore è in particolare un’estensione preoccupante delle attività venatorie, sostenuta dal depotenziamento dell’ISPRA — i cui pareri scientifici non sarebbero più vincolanti — dalla cancellazione del silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì, e dall’allungamento dei calendari fino a sovrapporsi ai delicati periodi di riproduzione della fauna.

La tensione che oggi si percepisce, anche solo gettando uno sguardo distratto ai social, rappresenta l’apice di uno scontro inaspritosi nelle scorse settimane, soprattutto dopo l’annuncio dell’inclusione dello stambecco delle Alpi tra le specie cacciabili. Un punto su cui la maggioranza ha optato per un dietrofront, dopo la dura levata di scudi di esperti e opinione pubblica. A sigillare simbolicamente quella retromarcia è arrivato anche un gesto ironico e politico realizzato dal Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha donato un peluche di stambecco al Consiglio regionale, come simbolo di “una battaglia vinta ma anche per ricordare che le specie protette, il rispetto per gli animali, fanno parte del nostro credo e del nostro impegno quotidiano”.

Se lo stambecco è salvo, il resto del provvedimento continua a sollevare dubbi strutturali, con la segretaria del PD Elly Schlein che attacca duramente: “Il ddl sulla caccia è incostituzionale e va ritirato”. Dichiarazioni cui fa eco l’onorevole Maria Vittoria Brambilla, che paventa già l’ipotesi di un referendum abrogativo in caso di approvazione. Tra le voci più autorevoli che chiedono un dietrofront totale c’è quella del Club Alpino Italiano (CAI) che riconosce il DDL Malan come un “attacco alla tutela della biodiversità”.

Il CAI in difesa della biodiversità

Attraverso un’analisi della Commissione Centrale per la tutela ambiente montano (CCTAM), il sodalizio esprime profonda preoccupazione per la riforma in corso di discussione. “Il DDL sulla caccia, così come sta venendo discusso in Parlamento, è molto lontano dagli obiettivi di tutela della biodiversità. Proprio mentre si lavora al Piano di Ripristino in linea con i regolamenti europei, questo testo va in direzione opposta”, spiega Mario Vaccarella, Delegato alle tematiche ambientali del Comitato Direttivo Centrale del Club Alpino Italiano.

Il nodo concettuale, secondo l’associazione, sta nel fatto che la nuova norma punta a sostituire sistematicamente il termine “protezione” con la parola “gestione”. Il risultato è un modello che appare sbilanciato a favore dell’attività venatoria, considerata come “strumento per lo sviluppo economico dei territori, anche montani”, a discapito della tutela garantita finora dalla legge 157/92 e dalle Direttive Europee Uccelli e Habitat.

“È particolarmente rischioso presentare la caccia come un’opportunità economica — continua Vaccarella — perché quando gli interessi economici diventano centrali, il rispetto delle regole ambientali può passare in secondo piano e il rischio di abusi aumenta considerevolmente”. L’attività venatoria dovrebbe pertanto restare priva di finalità di lucro.

I dubbi del CAI investono anche il metodo scientifico. Nel DDL la caccia diventa “esercizio automaticamente utile alla tutela dell’ambiente e della biodiversità”, pertanto privo di necessità di valutazioni scientifiche da parte di enti come ISPRA o lo stesso MASE. Strumenti cruciali come la definizione di modalità, tempi e quote di prelievo verrebbero così sottratti agli esperti per essere “demandati ad associazioni di cacciatori e agricoltori che difficilmente potranno elaborare analisi complesse e multidisciplinari che considerino anche le conseguenze sul lungo termine”.

L’analisi della CCTAM elenca poi una serie di pesanti criticità tecniche, a partire dalla “modifica del calendario venatorio che allunga i tempi di apertura della caccia fino a coincidere con il delicato periodo della migrazione e riproduzione dell’avifauna”, per passare a norme giudicate troppo permissive sulla formazione dei cacciatori, sull’uso dei richiami vivi e sulla libertà di scelta dei territori che aprirebbe persino al rischio di “sconfinamento anche all’interno delle aree protette”.

Le modifiche proposte non solo appaiono in contrasto con i principi della legge 157/1992, che tutela la fauna selvatica, ma “non rispettano l’articolo 9 della Costituzione, che tutela gli animali e l’ambiente per le future generazioni”.

“Chi verrà dopo di noi — conclude il comunicato del CAI — ha il diritto di avere la possibilità di ascoltare il canto degli uccelli e vivere in un ambiente naturale in equilibrio, senza il rischio di affrontare ‘primavere silenziose’, come era stato profetizzato, già nel 1962, dalla biologa e zoologa Rachel Carson”.

Fronte ambientalista compatto contro il DDL Malan

Le associazioni di protezione ambientale e animale — Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia — hanno tentato di aumentare il volume delle proprie voci, creando un fronte comune. Nei giorni scorsi è stata lanciata la campagna social #iomioppongo, invitando i leader politici a schierarsi contro quello che definiscono “il più grave attentato dei nostri tempi alla natura”. In una nota congiunta, le sigle denunciano lo spettro di “fucili ovunque, in spiaggia, nei boschi e nelle campagne”, paventando la possibilità di sconfinamenti persino nelle aree protette.

In questo clima concitato, la Lipu ha scelto di tentare anche la via del supporto spirituale, inviando una lettera a Papa Leone XIV in cui, “a nome dei nostri sostenitori italiani ed europei” veniva messo al corrente il Pontefice della “viva preoccupazione per le sorti e il futuro della natura in Italia”. Proprio nel giorno della discussione al Senato, è stata resa nota al pubblico la risposta della Segreteria di Stato vaticana. Pur mantenendo la tradizionale terzietà diplomatica della Santa Sede, il Pontefice ha definito la tutela del creato “una questione di grande rilevanza sociale e morale”, esprimendo vivo apprezzamento per l’opera dell’associazione.

“Le parole del Papa, nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco, non possono non ispirare le componenti più responsabili della maggioranza parlamentare”, ha commentato il presidente della Lipu, Alessandro Polinori, auspicando un sussulto di coscienza in aula per fermare il disegno di legge.

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