
Nei giorni scorsi si è concluso un delicato intervento del Soccorso Alpino Valdostano e del Sagf sul Dente del Gigante, nel massiccio del Monte Bianco, per il recupero di due alpinisti polacchi rimasti bloccati in parete dopo che uno dei due era stato colpito a una spalla da un fulmine. Questo episodio di cronaca, fortunatamente non tragico, giunge proprio nei primi giorni dell’estate meteorologica e riaccende i riflettori su un tema cruciale per chi frequenta le alte quote.
Sebbene il fulmine sia un fenomeno possibile tutto l’anno, è in estate che il rischio per i frequentatori della montagna aumenta: le escursioni si fanno più frequenti e anche più lunghe, complice la maggiore durata del giorno, e può capitare di partire sotto un cielo sereno per poi trovarsi “improvvisamente” nel mezzo di un forte temporale pomeridiano. È dunque il momento giusto per ricapitolare le regole d’oro per frequentare la montagna estiva in sicurezza.
Cos’è un fulmine e come si genera
Per comprendere come comportarsi correttamente per limitare i rischi in caso di temporale con attività elettrica, è bene chiarire cosa sia un fulmine. A raccontarci l’origine del fenomeno è stato qualche tempo fa il meteorologo Filippo Thiery: “Il fulmine è per definizione un fenomeno violento e deflagrante, che si origina a partire dai cumulonembi, nubi a imponente sviluppo verticale, all’interno dei quali le particelle di acqua e ghiaccio sono sottoposte a impetuosi moti verticali”.
Lo sfregamento porta le particelle a caricarsi elettrostaticamente. Le cariche non si distribuiscono in maniera omogenea nella nube: le positive si concentrano nella parte alta, le negative nella parte bassa. Tale distribuzione determina la perdita della neutralità elettrica da parte della nube e, quando la differenza di potenziale tra le diverse zone della nube, o tra la nube e il suolo, diventa particolarmente elevata, si può generare un canale attraverso cui si scarica l’elettricità. La manifestazione visiva di questo processo è il lampo, mentre quella uditiva è il tuono.
In montagna, il pericolo reale è rappresentato dai fulmini nube-suolo. Chiarito che si tratti, come forse intuibile, di una scarica elettrica che scende dal cielo verso terra, andiamo ad analizzare quali comportamenti sia bene tenere prima e durante un’escursione, per limitare i rischi legati al fenomeno.
Temporali: cosa fare prima di un’escursione
Prima dell’escursione, è sempre bene monitorare i bollettini meteo. Da tenere a mente è un particolare, piccolo ma significativo: i temporali estivi sono generalmente localizzati, dunque difficilmente prevedibili nel dettaglio con sufficiente anticipo. Per fare un esempio banale, ricercare “Monte X” su un’app meteo non è da considerarsi una procedura valida per uscire di casa sicuri e fiduciosi di non rischiare temporali tra le valli e le vette del gruppo montuoso cui ci stiamo dirigendo. Quante volte capita di assistere al verificarsi di un rovescio violento su una valle, mentre in quella a fianco splende ancora il sole?
Proprio per questa estrema variabilità locale, è fondamentale integrare i bollettini con l’osservazione diretta del cielo in tempo reale. Se al mattino si nota lo sviluppo verticale di cumulonembi in una giornata calda e afosa, è bene ridimensionare l’itinerario, per evitare di ritrovarsi nel bel mezzo del temporale con l’escursione ancora in corso d’opera. In giornate in cui siano previsti rovesci temporaleschi, la strategia migliore è partire molto presto e rientrare in anticipo.
L’osservazione del cielo va poi proseguita anche in cammino, analizzando la dinamica di sviluppo delle nubi per comprendere se il temporale stia anticipando rispetto al previsto. Attenzione ai lampi: se si vede lampeggiare all’orizzonte, il temporale può essere lontano, ma è ora di allontanarsi; se invece si sentono i tuoni, anche se sembrano distanti, la cella temporalesca è a pochi chilometri ed è fondamentale cercare subito riparo. Ricordiamo inoltre che una nube temporalesca può dar luogo a fulmini anche in assenza di pioggia e a chilometri di distanza dal suo centro.
Cosa fare quando arriva il temporale
In caso di temporale, nessun luogo all’aperto è sicuro al 100% dalla caduta di fulmini, ma è bene seguire alcune semplici regole, per limitare i rischi. La prima cosa da fare è cercare un luogo chiuso (un edificio o l’interno di un’automobile con portiere e finestrini chiusi e antenna radio abbassata) e attendere almeno 30 minuti dopo l’ultimo tuono prima di riprendere le attività.
Se si è costretti a restare all’aperto, la prima regola fondamentale è scendere immediatamente di quota, abbandonando vette o creste, che rappresentano i punti più elevati ed esposti. Durante la discesa è consigliabile camminare lungo gli avvallamenti del terreno, come conche, valloni o fossati, prestando comunque attenzione a potenziali inondazioni improvvise dovute alla pioggia, con l’obiettivo prioritario di non costituire mai la presenza più alta del luogo circostante.
Se ci si trova su una via ferrata o un sentiero attrezzato, occorre interrompere l’ascensione e allontanarsi da funi e scale metalliche. Il metallo, infatti, non attira i fulmini (indossare piccoli oggetti come orologi, chiavi o gioielli non comporta alcun pericolo, sfatiamo questo mito!), ma è un ottimo conduttore: se la struttura viene colpita, la corrente si trasmette istantaneamente a chiunque si trovi a contatto o nelle immediate vicinanze. Per la stessa ragione, è necessario stare alla larga da corsi d’acqua, specchi lacustri e grandi recinzioni metalliche, così come da oggetti isolati e sporgenti come singoli alberi, pali o tralicci, che per la loro forma appuntita costituiscono bersagli privilegiati. In caso di necessità, un bosco fitto è sempre da preferire a una pianta isolata.
Anche la gestione del gruppo richiede accortezze precise: se si cammina in compagnia non bisogna mai tenersi per mano, ed è essenziale mantenere una distanza di almeno 10 metri gli uni dagli altri, sia in movimento sia durante la sosta, per evitare la propagazione della cosiddetta “corrente di passo”, ovvero il passaggio della scarica da una persona all’altra attraverso il terreno.
La posizione a uovo “contro” i fulmini
Se non si riescono a raggiungere rifugi sicuri, strutture precarie come grotte, bivacchi o fienili possono offrire un riparo temporaneo, a patto di restare ben lontani dalla soglia d’ingresso (e dalle pareti di roccia, che sono spesso umide e conduttrici). Qualora si sia costretti a sostare all’aperto senza alcun riparo, la posizione corretta da assumere è quella “a uovo”: accovacciati, con i piedi uniti, la testa tra le ginocchia e le mani sulle orecchie, possibilmente interponendo un materiale isolante tra gli scarponi e il suolo.
Infine, un’importante rassicurazione in caso di emergenza: se una persona viene colpita da un fulmine, il suo corpo non resta elettricamente carico. Di conseguenza, la vittima può e deve essere soccorsa e rianimata fin da subito, in totale sicurezza per chi presta aiuto.
Questi e altri preziosi suggerimenti sono riepilogati in dettaglio dal Dipartimento della Protezione Civile sul sito ufficiale www.protezionecivile.gov.it.