Morso da una vipera, cerca il siero in farmacia ma non è più in commercio
Disavventura per un 60enne ricoverato in rianimazione a seguito di un morso di vipera: l'antidoto oggi si somministra solo in ospedale. Il biologo Marco Carafa spiega come comportarsi in caso di emergenza, sfatando alcuni falsi miti.
Un pomeriggio di lavoro nei campi che si trasforma in un’emergenza, la corsa contro il tempo dopo il morso di una vipera e lo scontro con una realtà sanitaria che spesso si scopre solo nel momento del bisogno. È la disavventura vissuta da un agricoltore di 60 anni a Montecilfone (CB), in Basso Molise.
L’uomo si è recato nella farmacia del paese convinto di poter reperire il siero antiveleno, scontrandosi con una procedura di sicurezza non ancora universalmente nota: dal 2003 infatti l’antidoto non è più un farmaco da banco ma viene gestito esclusivamente in ambito ospedaliero. La ragione di tale scelta da parte del Ministero della Salute risiede nel rischio di gravi reazioni allergiche e shock anafilattico, legate all’origine equina del siero. Dopo il tempestivo intervento del 118, l’agricoltore è stato trasferito d’urgenza all’ospedale San Timoteo di Termoli e ricoverato in rianimazione sotto stretto monitoraggio.
Un episodio che riaccende i riflettori su un tema cruciale con l’arrivo della bella stagione: cosa fare (e soprattutto cosa non fare) in caso di incontro ravvicinato con una vipera? Per fare chiarezza e sfatare vecchi miti, abbiamo chiesto supporto al biologo Marco Carafa, membro della Societas Herpetologica Italica, sezione Abruzzo e Molise, che si occupa di studio e tutela di anfibi e rettili.
Dott. Carafa, l’episodio verificatosi in Molise dà conferma del fatto che le istruzioni corrette per affrontare un morso di vipera non siano ancora capillarmente diffuse su scala nazionale. Fermo restando che il siero antiveleno – ai tempi dei nonni considerato l’unica via di salvezza – non sia più disponibile in commercio, come conviene comportarsi in caso di emergenza su un sentiero?
In caso di morso da parte di una vipera, bisogna recarsi in ospedale, perché è qui che, in caso di necessità, il personale può procedere alla somministrazione del siero antiveleno. Nel momento in cui si è stati morsi o ci si trova ad assistere una persona morsa, è bene togliere dall’arto interessato orologi o bracciali che possano compromettere la circolazione in caso di gonfiore, un sintomo che spesso si accompagna al morso. Essenziale è mantenere la calma, muoversi lentamente e cercare di tenere l’arto immobile per quanto possibile, per evitare di promuovere l’entrata in circolo del veleno eventualmente iniettato.
Niente laccio emostatico dunque? Sfatiamo un altro mito?
No, mai il laccio emostatico. Ciò che si consiglia è il bendaggio linfatico, una tecnica di fasciatura ad ogni modo da non improvvisare se non si è adeguatamente formati. Quel che dobbiamo chiarire per evitare il panico è che la maggioranza dei morsi da vipera inferti all’uomo per difesa – non per predazione – non siano accompagnati da inoculazione del veleno. Il veleno per la vipera è energia, lo produce e conserva per predare, ad esempio un topo.
Possiamo capire in caso di morso se siamo stati inoculati?
No, almeno nell’immediato. Quello che si vede inizialmente sono i classici due buchi da morso. Pertanto, in ospedale è bene recarsi. Una volta arrivati, si viene sottoposti a monitoraggio. A seconda della gravità del caso – quantità di veleno inoculato ma anche stato di salute della persona, pensiamo a bambini o anziani con problemi cardiovascolari, situazioni decisamente diverse da una persona giovane e in buona forma fisica – si valuta come intervenire. Se compare esclusivamente qualche linea di febbre, si interviene molto semplicemente con tachipirina o acqua fisiologica. Se i sintomi sono ingravescenti, quali rigonfiamento dell’arto morso o ecchimosi che si espandono raggiungendo anche il tronco, è consigliato l’uso del siero antiveleno.
Il siero dunque non è sempre somministrato in caso di morso..
No, un tempo lo si usava in maniera molto più superficiale, magari anche senza certezza che si trattasse di un morso di vipera. Pensiamo ai biacchi, che vengono talvolta scambiati per vipere ma sono serpenti innocui.
A proposito di serpenti innocui e non, vipera a parte, ci sono altri serpenti velenosi da cui si rischia di essere morsi in Italia? Tornando ai tempi dei nonni, nei paesi capitava – e forse capita ancora oggi – di sentir parlare, ad esempio, di serpenti ciechi e velenosi, anche più pericolosi della vipera.
Oltre alla vipera comune (Vipera aspis), presente su tutto il territorio nazionale, in Italia vivono altre specie di vipere con una distribuzione più localizzata: sulle Alpi troviamo il marasso (Vipera berus) e la vipera dal corno (Vipera ammodytes), quest’ultima diffusa nel nord-est. Restando nel settore nord-orientale della Penisola, è presente anche il serpente gatto (Telescopus fallax), un colubride che possiede un veleno che è però innocuo per l’uomo. In Appennino centrale, alle alte quote di Sibillini, Gran Sasso, Velino, Maiella e nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), vive invece la vipera dell’Orsini (Vipera ursinii), una specie più piccola, docile e meno pericolosa della vipera comune. Per quanto concerne i serpenti ciechi e velenosi, rientrano nell’ampia categoria delle leggende metropolitane, come il lancio delle vipere dagli elicotteri.





