
Dopo settimane segnate dall’emergenza veleno e dall’allungarsi dell’ombra del bracconaggio sui territori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e zona contigua, arriva finalmente una notizia estremamente positiva: Libero sta bene.
A un mese esatto dal drammatico e delicato salvataggio notturno che lo ha visto protagonista, il grande orso marsicano liberato da un laccio metallico stretto attorno al collo, è stato immortalato dalle fototrappole posizionate sul territorio. Le immagini, nitide e rassicuranti, lo mostrano in buona salute.
Il miracolo del 25 aprile: la fine di un incubo
Per capire l’importanza di questo avvistamento, bisogna fare un passo indietro e tornare alla notte tra il 24 e il 25 aprile scorsi. In quei giorni in cui l’Italia celebrava la Festa della Liberazione, nel territorio di Civitella Roveto (AQ) – lungo un corridoio ecologico cruciale che collega il PNALM ai Monti Simbruini — si consumava una vera e propria corsa contro il tempo.
Un grande maschio di orso bruno marsicano, di circa 193 chili e un’età stimata tra i 10 e i 12 anni, girava nei boschi con un cappio scorrevole d’acciaio stretto intorno al collo. Uno strumento di bracconaggio, tipico della caccia illegale ai cinghiali, che si stava rivelando per l’animale una vera tortura. Più l’animale si dibatteva, più il laccio stringeva.
Dopo un mese di monitoraggi e tentativi falliti a causa della straordinaria intelligenza del plantigrado – che è stato capace di sottrarre un’esca senza far scattare la trappola, posizionata dagli esperti per catturarlo a fin di bene – la squadra di cattura del Parco era riuscita a narcotizzarlo e a rimuovere il cappio, ribattezzandolo “Libero” in onore di una coincidenza temporale carica di significato.
Libero sta bene, un sospiro di sollievo collettivo
Una liberazione da non leggersi come un lieto fine assicurato. “L’operazione di rimozione del laccio era stata estremamente delicata, perché le ferite provocate dal laccio d’acciaio erano profonde e il decorso non era né certo né scontato. Soprattutto per un animale selvatico, che non può essere monitorato dai veterinari giorno dopo giorno, come si farebbe con un animale domestico”, hanno spiegato l’Ente Parco, Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines in una nota congiunta, condivisa sui canali social nei giorni scorsi per informare il vasto pubblico dell’evoluzione del caso.
Rivederlo in salute, nelle immagini raccolte mediante fototrappola, ha regalato al Parco e alle associazioni coinvolte nel salvataggio una gioia profonda. Un successo figlio di una cooperazione esemplare: “In queste situazioni, soprattutto fuori dai confini del Parco e nelle zone di espansione dell’orso, è fondamentale anche la collaborazione con le Associazioni. In questo caso Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines hanno fatto la differenza perché di fatto sono parte di una rete di attenzione e presenza sul territorio”, evidenzia il PNALM.
Ma la felicità non cancella la ferita culturale di un territorio in cui il bracconaggio mina l’impegno collettivo per la salvaguardia della natura. Individui che utilizzano metodi illegali “per “contenere” la fauna che provoca danni, dimenticando che il patrimonio naturale appartiene alla collettività, cioè a tutti noi, non solo a chi è chiamato a difenderlo e tutelarlo ogni giorno.”
Nel 2026, sottolineano le realtà coinvolte, è assurdo che la conservazione sia vissuta come un conflitto sterile tra fazioni: “La conservazione non è un capriccio di chi viene comunemente definito “ambientalista” o di chi ha il mandato istituzionale della tutela. La conservazione non dovrebbe essere un tema polarizzante, perché è la condizione essenziale per la vita di ogni essere vivente sul Pianeta, compresi noi. Si dovrebbe, invece, discutere, individuare e soprattutto applicare le soluzioni più idonee per coesistere.”
Coesistenza tra uomo e fauna selvatica. Questo l’obiettivo condiviso dal Parco e dalle associazioni, impegnate in un dialogo continuo e proficuo con gli abitanti dei territori confinanti con l’area protetta. Un obiettivo non facile da raggiungere, che richiede impegno da parte delle comunità stesse, ma la cui complessità non può essere considerata una scusante per “giustificare la violenza, l’illegalità e la mano vile di chi continua a colpire la fauna selvatica”.
Lunga vita a Libero
“Lunga vita a Libero” è l’augurio che Parco e associazioni rivolgono all’orso in chiusura di comunicato. Ma è anche un augurio estensibile all’intera sottospecie cui appartiene Libero, a quegli orsi marsicani per i quali è iniziato un periodo dell’anno particolarmente delicato.
Terminata la fase di ibernazione, è ora di ricaricare le energie e di entrare nella stagione degli amori. Ci troviamo in un momento in cui nei boschi si muovono anche le femmine accompagnate dai nuovi cuccioli alla ricerca di cibo, in cui si possono verificare incontri in natura, su strada, nelle vicinanze dei paesi. Un momento in cui all’essere umano si richiede il massimo rispetto.
Pochi consigli facili da seguire: moderare la velocità quando si circola in auto, specialmente nelle ore crepuscolari e notturne, non arrecare alcun tipo di disturbo e non lanciarsi in inseguimenti in caso di incontro fortuito con gli orsi. La vera libertà di Libero, e di tutti gli orsi marsicani, non dipende solo dai bracconieri ma dalla responsabilità di ognuno di noi.