
Il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) non è solo una specie simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), ma rappresenta una delle storie di successo conservazionistico più significative del nostro Paese. Questo animale, unico al mondo, è un endemismo dell’Appennino Centrale che ha rischiato l’estinzione definitiva nel secolo passato. Grazie all’istituzione del Parco e a decenni di tutela rigorosa, è stato salvato quando ne restavano solo poche decine di esemplari.
Negli ultimi decenni la popolazione è aumentata in modo significativo, consentendo al PNALM di fungere da “serbatoio” di biodiversità per l’avvio di programmi di reintroduzione in altre aree protette dell’Appennino ove la specie era ormai scomparsa. Annualmente la salute del camoscio nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazion e Molise è valutata attraverso un attento monitoraggio, volto a determinare il numero minimo di individui presenti e calcolare i parametri vitali della popolazione. Scopriamo insieme i risultati del censimento realizzato nel 2025.
Quanti camosci ci sono nel PNALM?
Come ogni anno, tra l’estate e l’autunno del 2025, il personale del Servizio Scientifico, i Guardiaparco, i Carabinieri Parco e i volontari del Servizio Civile hanno portato a termine il monitoraggio numerico della popolazione di camoscio appenninico. Le operazioni si sono svolte in otto giornate di conteggio, ripartite in due sessioni, per determinare il numero minimo di individui (MNA) e i parametri vitali della popolazione.
I dati emersi dalle sessioni di conta restituiscono un quadro positivo. Nel 2025 sono stati conteggiati in totale 703 camosci, con un incremento di 74 unità rispetto all’anno precedente. I nuovi nati risultano essere 195.
Il monitoraggio ha analizzato separatamente l’areale storico (che include nuclei come La Camosciara, Monte Petroso, Val di Rose, Meta-Tartari e Mainarde) e il settore del Monte Marsicano-Terratta, area di più recente espansione. La migliore sessione di conta è risultata quella estiva, evidenziando come la crescita complessiva sia trainata principalmente dall’incremento nel settore del Marsicano (+94 individui rispetto al 2024).
Riflessioni scientifiche: tra crescita e riequilibrio demografico
I dati, elaborati dal Servizio Scientifico del Parco, mostrano un andamento della popolazione complessivamente stabile e lievemente positivo. Tuttavia, scavando nelle statistiche, emergono dinamiche differenti a seconda delle zone.
Il settore del Monte Marsicano continua a mostrare una curva di crescita con tendenza positiva (17% di incremento annuo) e un tasso di sopravvivenza dei nuovi nati (recruitment) del 70%. Si tratta di un valore molto elevato, che negli ultimi dieci anni ha mantenuto una media del 77% con picchi vicini al 90%. Secondo i tecnici, questa sopravvivenza eccezionale, superiore a quanto riportato nella letteratura scientifica per la specie, indica un’ottima disponibilità di risorse alimentari e l’assenza di fattori di regolazione legati al sovraffollamento.
Nell’areale storico, la situazione è più complessa ma presenta segnali di ottimismo. Il tasso di natalità (31%) e l’indice riproduttivo (73%) hanno raggiunto i valori più alti degli ultimi 10 anni. Questo è un dato cruciale: negli anni scorsi si era notato un invecchiamento della popolazione, con molte femmine in classi di età avanzate e meno produttive. L’attuale indice riproduttivo sembra indicare un parziale riequilibrio della struttura demografica, con un aumento di giovani femmine riproduttivamente efficienti.
Tuttavia, il Parco mantiene un approccio cauto. Mentre aree come Rocca Altiera, Gravare e Mainarde sono in crescita, settori storici come Meta – Tartari, Monte Amaro – Val di Rose e Monte Petroso confermano una tendenza negativa osservata negli ultimi anni. Saranno necessari ulteriori monitoraggi di lungo periodo per confermare le tendenze, garantendo così un futuro sempre più solido al camoscio più bello del mondo.