Dove conviene piantare nuove foreste? Lo studio che mappa le aree chiave per clima, salute e biodiversità
Uno studio dell’Università degli Studi di Milano individua le zone italiane dove il rimboschimento può produrre i maggiori benefici ambientali e sociali. Tra le aree più critiche emergono soprattutto grandi città come Torino, Roma, Napoli e l’asse Milano-Brianza.
Uno studio coordinato dall’Università degli Studi di Milano prova a rispondere a una domanda sempre più centrale nella pianificazione ambientale italiana: dove conviene piantare nuove foreste per ottenere i maggiori benefici per ambiente e società? La risposta arriva attraverso quattro mappe nazionali che individuano le aree prioritarie per il rimboschimento, considerando biodiversità, salute pubblica, mitigazione climatica e gestione delle risorse idriche.
Lo studio
Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Restoration Ecology, è stato realizzato dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’ateneo milanese insieme a Stefano Boeri Architetti, CNR-IBBR, Politecnico di Milano e Università di Sassari. L’obiettivo è offrire uno strumento utile per orientare le future politiche di afforestazione, anche alla luce degli impegni previsti dal PNRR, che punta alla messa a dimora di 4,5 milioni di nuovi alberi entro il 2026.
Secondo i ricercatori, non basta piantare alberi: serve capire dove gli interventi possono essere realmente efficaci. Utilizzando dati geospaziali ambientali e sociali raccolti su scala nazionale, il gruppo di lavoro ha elaborato mappe di priorità collegate agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Le aree individuate cambiano sensibilmente a seconda del beneficio che si vuole ottenere.
Per quanto riguarda la biodiversità, le zone più strategiche sono le pianure agricole e le aree urbane fortemente antropizzate, dove la frammentazione degli habitat interrompe la continuità ecologica. Sul fronte della salute pubblica, invece, le criticità maggiori emergono nei grandi centri urbani, dove alte temperature e inquinamento atmosferico si combinano con maggiore intensità.
Le mappe dedicate alla mitigazione climatica evidenziano invece il ruolo delle aree montane e delle regioni a clima temperato umido, considerate particolarmente adatte ad assorbire carbonio. Per la regolazione del ciclo dell’acqua, infine, le priorità si concentrano soprattutto nei territori urbanizzati e nei paesaggi viticoli, dove nuove foreste potrebbero aumentare la capacità del suolo di trattenere e infiltrare l’acqua.
Dove si concentrano le maggiori criticità?
La sovrapposizione delle quattro mappe mette però in evidenza un dato significativo: i principali nodi critici si concentrano soprattutto nelle grandi aree urbane italiane. In particolare vengono citate Torino, Roma e Napoli, ma anche l’area di Milano e Brianza e il territorio compreso tra Venezia, Padova e Treviso. Secondo gli autori, si tratta di contesti dove una pianificazione del verde urbano diventa sempre più urgente per migliorare qualità della vita, resilienza climatica e sostenibilità ambientale.
“I benefici considerati non sono immediati, ma richiedono il tempo necessario alla crescita e alla maturazione delle nuove foreste fino all’età adeguata a fornire rinfrescamento, habitat e assorbimento di carbonio a livelli significativi. Nelle città questo significa almeno 20 anni: per questo è necessario iniziare subito”, spiega Giorgio Vacchiano, docente di Scienze e Tecnologie dei sistemi arborei e forestali.
Per Chiara Gibertini, prima autrice dello studio, il valore del progetto sta soprattutto nell’offrire “uno strumento concreto e scientificamente fondato per orientare le politiche di afforestazione”, ricordando che “l’efficacia degli interventi dipende dall’obiettivo che si intende perseguire” e che pianificare su basi scientifiche è fondamentale “per evitare interventi inefficaci e massimizzare i benefici ambientali e sociali”.







