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Sibillini, il risveglio del Lago di Palazzo Borghese e del suo abitante segreto

Tra le vette dei Sibillini torna la magia stagionale del Laghetto di Palazzo Borghese: un’occasione per scoprire il gamberetto che abita le sue acque effimere.

Il sole di primavera sta lentamente rimodellando i panorami innevati dei Monti Sibillini. Mentre la coltre bianca si assottiglia, l’acqua di fusione torna a riempire le conche carsico-glaciali del massiccio, portando all’annuale rinascita di specchi d’acqua che, durante l’inverno, scompaiono alla vista sotto la coperta innevata. Il più celebre tra di essi è il Lago di Pilato, un bacino dalla iconica forma a occhiale, che vede i livelli delle sue acque fluttuare drasticamente durante l’anno e tra diverse annate, in funzione delle precipitazioni e della fusione di ghiaccio e neve, fino a sfiorare talvolta il prosciugamento. Accanto a questa meta sempre più gettonata dal turismo d’alta quota, i Sibillini nascondono altri tesori d’acqua dolce caratterizzati da una natura effimera.

Tra questi il Laghetto di Palazzo Borghese, più propriamente uno stagno d’alta quota, che rinasce annualmente in primavera, per poi scomparire nel giro di pochi mesi, talvolta una manciata di settimane. Di fronte a un simile fenomeno, risulta difficile immaginare che possano essere in esso presenti forme di vita “stanziali”. Eppure, all’interno del laghetto abita un minuscolo crostaceo, scoperto nel 1975 e ribattezzato chirocefalo della Sibilla (Chirocephalus sibyllae), con rimando alla Grotta della Sibilla, un antro non molto distante, avvolto dalle leggende.

L’effimero Laghetto di Palazzo Borghese

Il Laghetto si forma annualmente in primavera a una quota di 1.702 metri, alla base del monte Palazzo Borghese (2145 m), in conseguenza del riempimento di una conca carsico-glaciale da parte delle acque di fusione. Questo genere di pozze a vita breve, rappresentano oggi delle sensibili sentinelle del cambiamento climatico, in quanto profondamente e rapidamente influenzate dagli effetti della diminuzione delle precipitazioni e dell’aumento della temperatura dell’aria.

Il loro futuro, da considerarsi evidentemente a rischio, si intreccia con quello di piccoli invertebrati, che abitano simili ambienti: i gamberetti fatato. A questa categoria di crostacei appartiene il celebre Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii) del Lago di Pilato, e anche nelle acque di Palazzo Borghese si ritrova un suo “parente”: il Chirocefalo della Sibilla (Chirocephalus sibyllae).

Il fragile chirocefalo della Sibilla

Descritto per la prima volta nel 1975 dagli studiosi Vezio Cottarelli e Graziella Mura, questo piccolo crostaceo è un steno-endemismo, ovvero una specie che vive esclusivamente in questo singolo biotopo.

Nello studio originale, vennero descritte con precisione chirurgica le caratteristiche morfologiche degli esemplari, maschi e femmine. “Un Chirocefalo distinguibile per la morfologia dell’appendice serriforme, molto stretta ed appuntita, per le antenne, con articolo basale pih lungo del distale e provvisto di apofisi caratteristica, ed anche per l’aspetto delle apofisi basali dell’apparato copulatore, relativamente corte e tozze”, si legge nella sezione dedicata al maschio, che appare di una colorazione rosa uniforme, più o meno intensa a seconda degli individui.

“Colorazione in vivo del cefalotorace come nel maschio; addome a sacco ovigero risultano di un intenso bleu-verde. Dimensioni uguali o superiori a quelle dell’altro sesso. Antenne ed occhi peduncolati senza particoIarità”, riporta la descrizione femminile. Pochi passaggi di un articolo che merita di essere letto e apprezzato, prima di incamminarsi verso il Laghetto di Palazzo Borghese.

La vita del Chirocefalo della Sibilla è una corsa contro il tempo: prima che l’acqua del lago scompaia è necessario che le uova si schiudano, i piccoli crescano e arrivino a deporre nuovamente le uova, dotate di un rivestimento in grado di consentirne la sopravvivenza anche per anni in assenza di acqua, dette propriamente cisti.

Come riportato in un articolo di recente pubblicazione (Carosi et al., 2022), i gamberetti delle fate “sono estremamente vulnerabili alla perdita di habitat”. Pur mostrando plasticità nel loro ciclo vitale, in risposta ai cambiamenti stagionali di temperatura e precipitazioni,non è chiaro in che misura saranno in grado di far fronte agli effetti del cambiamento climatico, senza incorrere in fenomeni di estinzione locale”. Sarebbe dunque opportuno, secondo il parere degli esperti, provvedere a una valutazione di tale rischio per procedere a un’eventuale inclusione nelle liste rosse nazionali e internazionali delle specie minacciate.

Il futuro del Chirocefalo della Sibilla risulta in tal senso incerto. Qualora venissero meno le condizioni ambientali per assicurarne la sopravvivenza nel Laghetto di Palazzo Borghese, unica via di salvezza per la specie potrebbe essere rappresentata dal trasporto passivo delle cisti, mediato da da uccelli acquatici, animali al pascolo e vento. Tuttavia – chiariscono i ricercatori – questa ipotesi è considerata improbabile”, dal momento che la specie non è stata mai rilevata neanche nel Lago di Pilato, situato a breve distanza nello stesso massiccio montuoso.

Cosa fare per aiutare il Chirocefalo della Sibilla

Di fronte a uno scenario così drammatico, è importante muoversi nell’area, con la consapevolezza di essere in un ambiente estremamente fragile. Fondamentale è ricordare che il laghetto si trova nella zona A (Riserva Integrale) del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, zona in cui la natura ha la precedenza assoluta.

Bisogna pertanto attenersi rigorosamente alle regole del Parco, che in Zona A impongono di restare esclusivamente sui sentieri segnati e di non portase con sé cani, neanche al guinzaglio. Necessario è evitare di avvicinarsi alle sponde o di calpestare il fondo della conca (anche quando appare asciutta). In estste le cisti del Chirocefalo rimangono infatti esposte nel sedimento secco: il calpestio di escursionisti o bestiame può distruggere queste “capsule del tempo”, compromettendo la generazione successiva.

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