
Il Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento ha recentemente reso pubblico sul portale Grandicarnivori.provincia.tn.it, il “Rapporto Grandi Carnivori 2025”, un’analisi dettagliata che raccoglie numeri, attività di gestione e approfondimenti scientifici sull’andamento delle popolazioni di orsi, lupi, linci e sciacalli dorati nel territorio.
Il documento, presentato dall’assessore provinciale alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni, delinea una strategia che va oltre il semplice monitoraggio. Come sottolineato dallo stesso assessore, la linea guida è la concretezza: “La parola chiave è gestione. Una gestione che non si limita all’osservazione, ma che si fonda su quattro pilastri: monitoraggio continuo, prevenzione, informazione e, quando necessario, interventi mirati sugli esemplari problematici”.
Rapporto Grandi Carnivori: orsi e lupi nel 2025
I dati raccolti attraverso il monitoraggio genetico intensivo indicano la presenza di 118 esemplari di orso (esclusi i piccoli dell’anno, il cui numero è stimato attorno a 25, per un totale di 13 cucciolate) con una popolazione che, dopo la crescita degli scorsi anni, mostra una fase di sostanziale stabilità. La distribuzione spaziale vede i singoli maschi spostarsi su un areale molto ampio che tocca il Piemonte e il Friuli-Venezia Giulia, mentre l’areale occupato dalle femmine risulta più contenuto ma in espansione.
Uno degli aspetti più rilevanti dell’ultimo anno è stata l’assenza totale di comportamenti problematici gravi da parte degli orsi. Il rapporto non esita a collegare questo dato alle azioni intraprese nel recente passato. “È verosimile – si legge nel documento – ritenere che a questo risultato abbia contribuito anche il fatto che, nel 2024, tutti e tre gli esemplari problematici individuati sono stati prontamente rimossi mediante abbattimento, in applicazione del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali)”.
Tuttavia, la Provincia mantiene un atteggiamento di massima allerta, precisando che “resta comunque possibile che nuovi soggetti pericolosi o responsabili di danni ripetuti si manifestino anche in futuro”, indipendentemente dall’efficacia delle misure di prevenzione già attuate.
Per quanto riguarda il lupo, il 2025 ha fatto registrare 22 branchi stimati, con una leggera flessione numerica rispetto all’anno precedente. Di particolare rilievo è la gestione dei lupi cosiddetti “urbani” o confidenti: l’intervento di rimozione gestionale effettuato lo scorso autunno su un esemplare in Lessinia è stato descritto come “un intervento circoscritto e fondato su dati oggettivi”, attuato seguendo un protocollo scientifico elaborato da ISPRA sulla base di documenti tecnici della LCIE (Large Carnivore Initiative for Europe), che “definisce i comportamenti indesiderati e le condizioni per l’attivazione di misure di dissuasione o rimozione”.
Linci non pervenute, sciacalli in espansione
Un punto significativo del rapporto riguarda la lince, la cui presenza in Trentino sembra giunta a una battuta di arresto. Il monitoraggio della specie era iniziato con il suo ritorno sul territorio nella seconda metà degli anni ’80, quando alcuni esemplari erano ricomparsi in Lagorai, rimanendovi per circa 15 anni. Da allora, la Provincia ha impiegato rilievi sul campo, fototrappolaggio e radio-tracking per seguirne le tracce. Tuttavia, l’unico esemplare certamente presente negli ultimi anni è stato il maschio B132, arrivato dalla Svizzera nel 2008 e monitorato fino al 2022. Il dato attuale è purtroppo negativo: “Nel corso del 2025, per il terzo anno consecutivo, non è stato documentato alcun segno di presenza relativo alla lince”.
Mentre la lince risulta ancora assente dal territorio provinciale, lo sciacallo dorato continua la sua lenta ma costante espansione sul territorio provinciale iniziata nel 2012, con 4 nuclei riproduttivi accertati in zone come la val di Fiemme e l’area di Arco.
Dal Rapporto Grandi carnivori un invito alla responsabilità collettiva
La difesa delle attività economiche di montagna, di fronte all’accresciuta presenza di grandi predatori, resta una priorità assoluta. Nel 2025 sono stati indennizzati circa 226.000 euro per danni provocati da grandi carnivori, con un trend che per l’orso risulta in calo negli ultimi cinque anni nonostante l’aumento della popolazione.
Questo successo è attribuito all’efficacia delle opere di protezione: il rapporto evidenzia che “dove le opere di difesa – in primis le recinzioni elettrificate concesse gratuitamente dalla Provincia – sono presenti e utilizzate correttamente, i risultati sono evidenti”. Oltre alle 155 nuove recinzioni distribuite nell’ultimo anno, prosegue l’installazione massiccia di cassonetti anti-orso, con l’obiettivo di coprire tutto il Trentino occidentale entro il 2026 per eliminare le fonti di cibo che attirano i selvatici verso i centri abitati.
In questo contesto di mutamento ambientale, la comunicazione diventa uno strumento di sicurezza pubblica. Tuttavia, l’Amministrazione segnala un fenomeno preoccupante: il 30% della segnaletica comportamentale installata subisce atti di vandalismo o rimozione. Chi trasforma questi cartelli in souvenir “ostacola un importante processo di diffusione delle regole di sicurezza”, un comportamento che la Provincia ricorda essere sanzionato penalmente. La gestione dei grandi carnivori in Trentino si conferma dunque come un sistema complesso che richiede responsabilità collettiva.