
A quasi un anno dalla sua scomparsa, avvenuta nel maggio del 2025, il Forte di Bard rende omaggio con una mostra a una delle figure più emblematiche e profonde del nostro tempo: Sebastião Salgado. Definirlo essenzialmente un fotografo potrebbe risultare limitante. Salgado è stato un testimone instancabile, un economista prestato all’arte che ha saputo leggere le metamorfosi del mondo attraverso l’obiettivo, trasformando la cronaca in epica e l’attivismo in bellezza. La sua assenza, ancora così recente, lascia un vuoto incolmabile, ma la sua eredità continua a parlare al mondo attraverso il potente linguaggio dei suoi iconici scatti in bianco e nero.
La mostra a lui dedicata a Bard, intitolata semplicemente ma potentemente “Ghiacciai”, apre i battenti proprio oggi, venerdì 24 aprile 2026, e rimarrà visitabile fino al 27 settembre 2026.
I ghiacciai attraverso gli occhi di Salgado
L’esposizione conduce i visitatori in un viaggio visivo tra le nevi perenni, offrendo una riflessione urgente sulla fragilità dei ghiacciai. Curata da Lélia Wanick Salgado, compagna di vita e di progetti dell’artista, e prodotta in collaborazione con Contrasto, la mostra presenta 54 fotografie di grande formato. Immagini che non sono semplici scatti paesaggistici, ma vere e proprie sculture di luce che documentano i ghiacciai più importanti del mondo. Negli ultimi anni della sua vita, Salgado aveva infatti scelto di consacrare il suo lavoro alla documentazione di uno degli ecosistemi più suggestivi e allo stesso tempo più a rischio a causa del cambiamento climatico.
Il percorso espositivo è arricchito da un omaggio video e da un esteso apparato biografico, ma ciò che rende l’evento unico è l’integrazione tra arte e rigore scientifico. All’interno della mostra sono presenti approfondimenti curati da Michele Freppaz, docente dell’Università di Torino, che spiegano i fenomeni legati al ritiro dei ghiacci, tema caro al Forte di Bard da anni impegnato nella divulgazione scientifica, con particolare attenzione ai mutamenti degli ambienti montani. Inoltre, la mostra si distingue per la sua accessibilità, grazie a un percorso inclusivo tattile per una maggiore fruizione dei contenuti.
Sebastião Salgado, l’economista “prestato all’arte”
Per comprendere appieno la potenza di queste foto, bisogna guardare alla biografia di Salgado (1944-2025). Nato ad Aimorés, in Brasile, si formò come economista, laureandosi in Brasile per poi spostarsi a Parigi per condurre un dottorato di ricerca. Si trasferì successivamente a Londra, dove collaborò con l’International Coffee Organization. Fu proprio durante i suoi viaggi di lavoro in Africa che scoprì la fotografia: uno strumento che gli permise di documentare ciò che i numeri non potevano spiegare.
Da quel momento, Salgado ha viaggiato in oltre 100 paesi, immergendosi per settimane nelle vite dei suoi soggetti. Che si trattasse dei minatori d’oro della Serra Pelada o dei rifugiati in Rwanda, il suo sguardo di attivista e umanista non ha mai cercato la pietà, ma ha sempre restituito dignità e integrità ai soggetti. Insieme a Lélia fondò l’agenzia Amazonas Images e diede vita all’Instituto Terra, un imponente progetto di riforestazione nella foresta atlantica brasiliana. Durante la sua intera esistenza, Salgado ha lottato per un mondo più equo. Questa mostra ai piedi delle Alpi si presenta come il necessario tributo a un uomo che ha visto la fragilità del mondo e ha cercato, con ogni scatto, di proteggerla.
La mostra è visitabile con i seguenti orari: dal martedì al venerdì: 10.00 / 18.00; Sabato, domenica e festivi 10.00 / 19.00. Lunedì chiuso.