
Il bostrico, parassita che da anni flagella i boschi di abete rosso dell’arco alpino, espandendosi in maniera allarmante verso l’Appennino, non rappresenta solo l’agente eziologico di una crisi ecologica, ma di un’emergenza di sicurezza pubblica, che oggi trova nella Val Badia uno dei suoi fronti più critici.
La pendenza dei versanti e l’eredità della tempesta Vaia del 2018 hanno trasformato il declino delle foreste in un limite per la sicurezza stradale. Vaia non ha solo abbattuto milioni di alberi, ma ha creato l’incubatore perfetto per la proliferazione incontrollata del parassita: gli schianti a terra hanno offerto al bostrico una riserva preziosa di nutrimento, permettendogli di moltiplicarsi e sferrare un attacco alle foreste rimaste in piedi. Il venire meno dell’effetto frenante operato dagli alberi in salute nei confronti del dissesto idrogeologico, incrementa drasticamente i rischi per i fondovalle.
La Val Badia: il bostrico minaccia la viabilità
Nella gola del Rio Gadera, in Val Badia, il disboscamento selettivo in foreste attaccate dal bostrico è diventato l’unica via per garantire la sicurezza stradale. Nei tratti tra Mantana (San Lorenzo), Longega (Marebbe) e Piccolino (San Martino in Badia), l’abete rosso non ha semplice funzione paesaggistica ma compone “boschi di protezione”. La funzione di queste formazioni è quella di fare da scudo contro frane, caduta massi e valanghe, proteggendo la sottostante Strada Statale della Val Badia (SS 244).
L’infestazione massiccia del bostrico tipografo (Ips typographus) ha spezzato questo equilibrio conservato a lungo, uccidendo gli abeti rossi e trasformandoli in presenze pericolose lungo i pendii che scivolano verso la Statale. Come dichiarato dal direttore dell’Ispettorato forestale di Brunico, Wolfgang Weger, “la funzione di bosco di protezione è oggi drasticamente limitata”. Gli alberi morti, perdendo la loro capacità di ancoraggio e stabilità, rappresentano un rischio diretto per gli automobilisti in transito, in quanto pronti a scivolare a valle.
In occasione di un recente sopralluogo, l’assessore alle Foreste della Provincia Autonoma di Bolzano, Luis Walcher, ha ribadito che la priorità assoluta è la sicurezza delle persone. Per ottenerla, è necessario un intervento di taglio fitosanitario, unico modo per prevenire crolli imprevedibili e consentire il ripristino graduale della funzione protettiva del bosco. Un compito complesso che, come sottolineato da Walcher, “occorre valutare e pianificare con attenzione”.
È stato quindi definito un piano d’azione che prevede l’abbattimento e la rimozione forzata degli alberi compromessi. Data l’estrema pendenza dei versanti, le operazioni vedranno l’impiego strategico di elicotteri per il trasporto aereo dei tronchi verso i depositi, evitando che il legname accumulato possa gravare ulteriormente sul pendio.
Chiusure stradali previste tra aprile e maggio
Le autorità evidenziano che il disboscamento sarà chirurgico: una parte degli alberi abbattuti verrà posizionata intenzionalmente in modo trasversale rispetto alla pendenza. Scelta che consentirà di sfruttare i tronchi stessi per aumentare la “rugosità” della superficie, creando barriere meccaniche al rotolamento di sassi e valanghe, sopperendo in tal modo alla morte delle piante vive.
Il cronoprogramma degli interventi entrerà nel vivo tra la fine di aprile e la metà di maggio, partendo dalle zone più critiche. Per consentire agli operai forestali di effettuare questi indifferibili lavori di disboscamento senza rischi per la cittadinanza, l’assessore alle Infrastrutture Daniel Alfreider ha confermato la necessità di chiusure totali temporanee. “In questa fase la strada va chiusa per mettere in sicurezza sia le persone che vi passerebbero, sia chi lavora”.
Sono pertanto previste chiusure al traffico su alcuni tratti della SS 244 nei giorni 25 e 26 aprile, 9 e 10 maggio e 16 e 17 maggio 2026. Per maggiori dettagli su orari, tratti interessati e percorsi alternativi, si rimanda ai comunicati ufficiali diffusi dalla Provincia Autonoma di Bolzano.