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Il Cammino del Cretino: la serietà dell’escursionismo raccontata con leggerezza

Da un cammino improvvisato a una community da centinaia di migliaia di utenti. Nico Colucci, influencer e Guida Ambientale Escursionistica, ci racconta il suo percorso di crescita personale e professionale, tra ironia e competenza tecnica.

Il “Cammino del Cretino” è un nome non nuovo agli appassionati del mondo outdoor: una community che oggi conta centinaia di migliaia di utenti e il cui volto è quello del fondatore, Nico Colucci. Barese classe 1987, diviso tra i palcoscenici di Roma come performer teatrale e i sentieri d’Italia e non solo, Nico ha trasformato una traversata improvvisata da Ravenna a Leuca nel 2011 prima in un libro (“Il Cammino del Cretino”, 2017), poi in un canale YouTube di riferimento per i camminatori, a cui ha fatto seguito un approdo cross-mediale sui social più rapidi, una dimensione capace di intercettare un pubblico in continua crescita. Oggi, in qualità di influencer del settore e Guida Ambientale Escursionistica Esperienziale (GAEE), demistifica il mondo dei cammini e dell’escursionismo con ironia e contenuti di infotainment, dimostrando che si può parlare di tecnica, attrezzatura e sicurezza con serietà e competenza, ma senza rinunciare alla leggerezza. Lo abbiamo contattato per farci raccontare la sua evoluzione: dalla regione più piatta d’Italia ai sentieri tra le vette.

Nico, oggi il tuo volto è sinonimo di sentieri e polvere sotto le scarpe da trekking. La tua “scintilla” per il mondo outdoor ha radici profonde o è stato un colpo di fulmine tardivo?

Sono cresciuto nella provincia di Bari, dove mio padre gestiva un’azienda agricola, che ora è in mano a noi figli. La mia infanzia è dunque trascorsa tra vigne e uliveti. Non parliamo ovviamente di montagna ma di tanto verde. È stato un primo imprinting fondamentale, che ha gettato le basi per la mia attitudine verso l’ambiente outdoor. Il vero incontro con la montagna è arrivato dopo i 25 anni: ho scalato la mia prima vetta, completato il mio primo cammino e da lì si è aperto un mondo. Ho iniziato ad appassionarmi e a studiare, specializzandomi in quello che è oggi il mio lavoro.

A tal proposito, quando hai iniziato a muovere i primi passi nell’ambiente outdoor non eri un influencer. Che lavoro facevi?

Svolgevo il lavoro che svolgo ancora oggi, per una parte dell’anno: sono un performer teatrale presso il Teatro Sistina. Per fortuna o purtroppo, le stagioni teatrali si concentrano in autunno e inverno, dunque in primavera ed estate c’è tempo da dedicare ad altro. Così, nel 2011, mi sono cimentato nel mio primo cammino. Un cammino cretino, per l’appunto, tra Ravenna e Santa Maria di Leuca. 40 giorni a piedi per l’Italia lungo un itinerario che non esiste, in compagnia di un amico con cui ho condiviso altri cammini secondo questa formula.

Praticamente avete improvvisato un viaggio a piedi?

Abbiamo camminato ovunque: riserve naturali, strade statali, proprietà private. È stato un viaggio tragicomico, da cui è nato un libro intitolato “Il Cammino del Cretino”, pubblicato nel 2017. Non ero né un influencer – professione che nel 2011 non credo neanche esistesse – né un grande appassionato di social, non avevo neanche Facebook. Quindi l’avventura del “Cammino del Cretino” è nata con un libro, cui ha fatto seguito, nel 2019, l’apertura dell’omonimo canale YouTube. A spingermi a questa idea è stato il fatto che molte persone avevano iniziato a chiedermi consigli sui cammini e, invece che stare a ripetere a tutti le stesse cose, mi è sembrato più intelligente realizzare un video e girare il link a chi ne avesse necessità.

La notorietà è arrivata dunque per caso…

Sì, ho capito che il canale poteva diventare anche una professione, che mi piace e che può aiutare tanta gente a non commettere tutti gli errori che io per primo ho commesso. E così ho deciso di aprire gli account social associati e ho anche avviato un podcast lo scorso anno, l’ultimo arrivato di questo percorso di crescita.

A distanza di ormai 15 anni da quel cammino improvvisato, il significato che ha oggi il nome “Il Cammino del Cretino” qual è?

Il Cammino del Cretino è nato come riferimento a quel viaggio da Ravenna a Santa Maria di Leuca, ma nel tempo è diventato un modo di vedere l’outdoor. Un mondo che è stracolmo di personaggi – io li chiamo ironicamente “professori” – tra i quali anche esperti del settore, che vedono la montagna come qualcosa di intoccabile o addirittura sacro. Io ho un approccio molto più rilassato: sono convinto che andare in natura serva a crescere, certo, ma debba essere anche divertimento. Il mantra del ‘trova te stesso’ va benissimo, ma non c’è nulla di male nel godersi semplicemente una giornata in compagnia.

Ti è capitato di ricevere giudizi negativi dai “puristi” del mondo outdoor, diciamo pure di essere considerato un “cretino”?

Ma certo e io mi diverto ad abbassare le aspettative. Dietro a un nome come “Il Cammino del Cretino” c’è chi pensa di trovare una persona improvvisata. Io ci gioco su, abbasso le aspettative e quando la gente ha modo di vedermi sul campo, di riconoscermi oltre lo schermo, scopre che di formazione ne ho fatta tanta, in autonomia e attraverso corsi, sono anche una Guida Ambientale Escursionistica Esperienziale(GAEE). Mi sono abituato a commenti e critiche, che a volte derivano da una visione parziale dei miei video, magari dei primi 30 secondi in cui “faccio il cretino” per fare dell’infotainment. Vi faccio un esempio: avevo realizzato un reel su un paio di scarpe che mi erano state fornite da un’azienda famosa del settore, usate per due anni durante i miei cammini. Nel video confrontavo queste scarpe consumate con un paio di scarpe nuove, affermando di averle usate per percorrere circa 600 km. Arriva un commento in cui veniva messa in dubbio questa cifra: “al massimo avrai fatto il giro del Parco!”, il livello era questo, per intenderci. Un’accusa cui ho risposto suggerendo di andare a vedere i video su YouTube dei miei cammini, realizzati con quelle scarpe e di farsi due calcoli.

Restando sul tema competenza: pur avendo chilometri di esperienza, hai scelto di diventare ufficialmente Guida Ambientale Escursionistica (GAE). In un settore che, anche a causa di una legge nazionale, molti si improvvisano, perché hai sentito il bisogno di rimetterti sui libri nonostante avessi decisamente buone possibilità di costruirti una tua clientela, già solo grazie alla tua notorietà?

Pur avendo molta esperienza, c’erano materie in cui riconoscevo di essere carente, quelle più teoriche soprattutto, come ad esempio la botanica, la geologia, la meteorologia. Nozioni che si potrebbero anche apprendere da soli, soprattutto nella nostra epoca, ma avere un insegnante – che ha già alle spalle una sua esperienza, fatta anche di errori personali – fa la differenza, soprattutto sui tempi di apprendimento. Inoltre, avendo avuto talvolta a che fare con l’accompagnamento di persone – non come GAE, ma nell’ambito di eventi cui ero invitato come influencer – ho sentito il dovere etico di essere pronto a ogni evenienza. E così ho intrapreso il percorso per ottenere il riconoscimento come Guida Ambientale Escursionistica Esperienziale (GAEE) con FIPTES (Federazione Italiana Professionisti del Trekkincittà e del Turismo Esperienziale), contesto in cui mi sono veramente trovato bene.

L’escursionismo è un tema delicato che riguarda anche la sicurezza delle persone. Senti il peso della responsabilità quando pubblichi un contenuto? Hai paura che qualcuno possa sottovalutare i rischi solo perché ti vede raccontarli con ironia?

Assolutamente sì, può succedere e lo si mette in conto. Cerco di inserire sempre dei disclaimer o di affrontare i temi più delicati con meno leggerezza, per quanto il mio stile comunicativo ne richieda un briciolo. Tra il rischiare di sbagliare e il non fare nulla per paura, preferisco sempre la prima opzione. Non posso affermare di non aver mai sbagliato o che non sbaglierò mai in futuro ma, qualora dovesse accadere, chiederò scusa. Siamo esseri umani, dovrebbe funzionare così.

Momento verità: se finisci in una zona senza campo e la telecamera è spenta, chi è Nico?

È un Nico che spegne il telefono ma rimane lo stesso cretino che vedete davanti alla telecamera.

Riesci ancora a goderti un cammino in solitaria per puro piacere personale o il lavoro da influencer ha inevitabilmente cambiato il tuo modo di camminare?

In realtà ho sviluppato una serie di tecniche per fare riprese in movimento, per cui posso camminare e lavorare in contemporanea. In questo modo non brucio il tempo che posso dedicare a una pausa o semplicemente a godermi il momento.

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