3 film per raccontare l’Everest oltre il mito dell’Ottomila
Everest non è solo il nome della vetta più alta del Pianeta ma di una regione del Nepal da vivere anche senza piccozza e ramponi.
Negli ultimi giorni, il nome dell’Everest è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione mediatica globale, ma non per un’impresa o una tragedia d’alta quota. A scuotere l’opinione pubblica è uno scandalo legato a un sistema di frodi assicurative che sembra uscito da un thriller: clienti indotti a credere di stare male o, secondo alcune accuse, addirittura manipolati fisicamente per giustificare evacuazioni d’urgenza.
Dietro il rimbalzo di titoli fuorvianti su testate internazionali, anche di alto rilievo, si cela una verità che chiede voce. Quella di pratiche illecite di una ristretta cerchia di agenzie, operanti soprattutto su itinerari di trekking a bassa quota. Realtà non rappresentative della maggioranza degli operatori del settore turistico – agenzie, guide, Sherpa – professionisti che, da generazioni, permettono a migliaia di visitatori l’anno di ammirare il Tetto del mondo. Il rischio, come sottolineato anche dall’alpinista Nirmal Purja – in qualità di titolare di una delle agenzie più note della zona, la Elite Expedition – è quello di una generalizzazione ingiusta.
Everest non è solo il nome della vetta più alta del Pianeta, della meta più ambita per chi punta agli Ottomila. È il nome di una vasta regione del Nepal che si presta a essere vissuta anche senza piccozza e ramponi. Assecondando il proprio passo, a piedi o in bici o, perché no, sorvolando paesaggi ricchi di biodiversità con l’aiuto di un paracadute. Oggi vi proponiamo tre pellicole che raccontano tre approcci diversi a questo angolo meraviglioso dell’Himalaya.
Si parte proprio dall’approccio alpinistico, oggetto di giudizi e polemiche che ci si augura possano rivelarsi costruttive, con la pellicola “40 giorni al campo base”. Un film che non punta alla cima ma si sofferma sulla brulicante “città di tela” ai piedi del Tetto del mondo. Un documentario che svela la complessa macchina logistica e l’umanità dei lavoratori nepalesi, veri pilastri silenziosi di ogni spedizione. Lo sguardo si estende poi ad altre forme di turismo. “Great Himalaya Trail Story” racconta gioie e dolori di un trekking attraverso il Nepal lungo il tracciato del GHT, il sentiero escursionistico più esteso e alto del mondo. Un viaggio a piedi in autonomia tra villaggi remoti e paesaggi incontaminati.
E dopo tanta terra calpestata, il cerchio si chiude con ‘Il Facchino: La Storia Non Raccontata dell’Everest’, che funge da vero e proprio trait d’union tra le pellicole precedenti. Un documentario che offre una visione dall’interno di quel sistema tanto additato negli ultimi giorni, spogliandolo di ogni filtro mediatico. Seguendo l’esperienza di Nathaniel J. Menninger – il primo straniero a lavorare come facchino d’alta quota – il film accompagna lo spettatore nel cuore pulsante della regione dell’Everest, mostrando la realtà nuda di chi, con una dignità incrollabile, sostiene fisicamente ogni spedizione e ogni trekking.
40 giorni al campo base
di Dianne Whelan (2013, 54 min, disponibile su Prime Video)
Scalare la montagna più alta del pianeta non è più una sfida solo per i più coraggiosi ed esperti. Divinità sacra per la popolazione locale, il Monte Everest è diventato il parco giochi più estremo del mondo. Questo inaspettato ritratto dell’alpinismo moderno è in egual misura affascinante e allarmante.
Great Himalaya Trail Story
di Aurélien Chantrenne (2025, 1 h 14 min, disponibile su Prime Video)
Due avventurieri dell’Isola della Réunion percorrono 700 km attraverso il Nepal, dall’Everest all’Annapurna, in autonomia e affrontando sfide come la diarrea del viaggiatore. Selezione ufficiale 2024: Festival Papangue.
Il Facchino: La Storia Non Raccontata dell’Everest
di Nathaniel James Menninger eBabin Dulal (2020, 56 min, disponibile su Prime Video)
Un giovane americano cerca di entrare nella storia dell’Everest diventando un Facchino dell’Himalaya. Ma durante il suo viaggio, sperimenta una realtà straziante. Questo è uno sguardo sul lato oscuro dell’Everest. Sulla forza, l’orgoglio e il dolore dei posti di lavoro che lo sostengono. E su quanto sia difficile per un ingenuo straniero provare a fare lo stesso.





