Il fantasma di Riparo Dalmeri: lo stambecco estinto del Trentino
La scienza svela il destino di una popolazione di stambecco oggi estinta, che viveva in Trentino 13.000 anni fa.
Quando pensiamo all’impatto dell’uomo sulla fauna selvatica delle Alpi, la nostra mente corre subito ai grandi predatori come il lupo o l’orso. Animali che hanno affrontato secoli di persecuzioni, arrivando a essere dichiarati estinti localmente lungo l’intero arco alpino, e che sono oggi tornati a popolare i boschi delle Alpi: in maniera spontanea nel primo caso, supportati da progetti di reintroduzione nel secondo. Per altre specie alpine, che siamo abituati a considerare come “presenti da sempre”, risulta difficile immaginare che possano essere state protagoniste di processi di estinzione. Eppure, la storia di una specie non è un processo così lineare, caratterizzato da un esserci o non esserci, ma è un mosaico dinamico di storie di popolazioni, che possono apparire e scomparire. Prendiamo in considerazione come esempio lo stambecco (Capra ibex).
Sappiamo che questa specie, presente sulle Alpi fin dal tardo Pleistocene, ha rischiato l’estinzione nel XIX secolo, salvandosi solo grazie a un manipolo di esemplari nel Parco del Gran Paradiso. Tecnicamente, per la specie nella sua totalità, il punto di non ritorno non è mai stato raggiunto. Il discorso cambia però radicalmente se si scende a livello di singole popolazioni. Il caso dello stambecco nel Trentino meridionale è, in questo senso, emblematico.
Una ricerca multidisciplinare pubblicata sulla prestigiosa rivista Scientific Reports (del gruppo Nature) ha svelato che nelle Alpi orientali erano presenti 13.000 anni fa degli stambecchi oggi estinti. Un’eredità genetica perduta per sempre.
I tesori del Riparo Dalmeri
La ricerca, che ha visto il contributo delle Università di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento e diversi istituti internazionali, è stata condotta presso il Riparo Dalmeri, un sito archeologico situato a 1.240 metri di quota sull’Altopiano dei Sette Comuni.
Per circa mille anni, verso la fine del Paleolitico, gruppi di cacciatori-raccoglitori frequentarono ripetutamente questo luogo durante l’estate. Quello che oggi appare come un riparo di roccia, fungeva per queste comunità da appoggio per lo svolgimento di una caccia specializzata: lo dimostra l’elevata percentuale di resti faunistici rinvenuti, che per oltre il 90% appartengono proprio allo stambecco.
Il sito, indagato per vent’anni dal MUSE sotto la guida dell’archeologo Giampaolo Dalmeri, è celebre anche per il ritrovamento di oltre 250 pietre dipinte in ocra rossa. Questa volta non sono state però le pietre a regalare alla scienza dettagli sulla vita degli uomini del Paleolitico superiore ma i denti di stambecco.
Lo stambecco di Riparo Dalmeri, un “fantasma” alpino
Combinando paleogenetica, paleoproteomica e analisi isotopiche, i ricercatori hanno ricostruito dettagli biologici di questi antichi animali, ottenendo le più antiche sequenze di DNA della specie. E dal DNA è emersa una preziosa verità: “Siamo in grado di dimostrare come gli stambecchi di Riparo Dalmeri rappresentino un ramo genetico oggi estinto, isolato nelle Alpi Nord-Orientali durante l’ultima glaciazione”, spiega Francesco Fontani (Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna), co-primo autore dello studio.
Le ossa raccolte sono dunque testimonianze archeologiche di una popolazione di stambecco alpino non più esistente e geneticamente distinta dagli stambecchi attuali, che discendono tutti dal piccolo gruppo sopravvissuto nel XIX secolo nel Parco del Gran Paradiso. Una popolazione scomparsa migliaia di anni fa, probabilmente in conseguenza della pressione antropica, ma anche dei cambiamenti climatici che caratterizzarono la fine del Pleistocene.
Le analisi sui denti di stambecco hanno anche permesso di raccogliere informazioni utili a ricostruire il clima di millenni fa. I valori dell’ossigeno rivelano un brusco raffreddamento e un aumento della stagionalità climatica tra 12.900 e 11.700 anni fa. Questi antichi stambecchi – che secondo le analisi risultavano essere animali stanziali – si trovarono ad affrontare un clima in mutamento.
Un dettaglio che, anche ai meno esperti, lascia intendere l’importanza che simili dati, risalenti alla preistoria, possano avere per l’interpretazione delle dinamiche climatiche moderne e delle potenziali implicazioni sulla sopravvivenza dello stambecco.
Una lezione per il futuro
Riparo Dalmeri non rappresenta solo una finestra sul passato, ma una fonte di informazioni utili ad affrontare presente e futuro. Oggi lo stambecco alpino, per quanto non considerato specie a rischio estinzione, resta infatti vulnerabile di fronte al riscaldamento globale.
La ricerca dimostra che sono stati il clima che cambiava, l’impatto dell’uomo e l’isolamento tra le vette a segnare la storia evolutiva di questi stambecchi d’altri tempi. “Riteniamo che questo tipo di analisi dovrebbe essere integrato più frequentemente nella ricerca archeologica e paleoecologica – spiegano gli autori – in quanto può contribuire ad affrontare questioni cruciali come la conservazione e la gestione delle specie animali minacciate dai cambiamenti climatici di origine antropica”.
L’auspicio dei ricercatori è dunque che questo modello di analisi integrata diventi uno standard, perché studiare chi non ce l’ha fatta migliaia di anni fa può rivelarsi strumento prezioso per garantire un futuro a chi popola le vette alpine oggi.





