Licheni, “sentinelle” dell’inquinamento dell’aria dai boschi alle città
Una ricerca internazionale svela l'utilità dei licheni nel monitoraggio delle emissioni invisibili prodotte dall'usura di freni e pneumatici.
I licheni fungono da indicatori del grado di purezza dell’aria dei boschi e degli ambienti montani, prosperando su legno e roccia, dove la natura è meno contaminata. E se li portassimo in città? Sarebbero in grado di svolgere altrettanto bene questa funzione di sensori dell’inquinamento dell’aria?
A fornire una risposta a questa curiosità è un nuovo studio condotto da un team internazionale di esperti provenienti dall’Università di Siena (UniSI), dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dalla Trent University (Canada). I ricercatori hanno dimostrato che questi organismi complessi – nati dalla simbiosi tra un fungo che funge da “casa” e un’alga che provvede al nutrimento grazie alla fotosintesi – non sono solo testimoni della salute delle foreste, ma riescono a tracciare gli inquinanti derivanti dal traffico stradale.
Licheni a caccia di emissioni “invisibili”
Mentre le normative europee, come le nuove disposizioni Euro 7, iniziano a regolare per la prima volta i limiti delle emissioni “non di scarico” del traffico stradale – ovvero le emissioni da attrito prodotte da freni e pneumatici – la scienza sta cercando metodi rapidi per misurarne l’impatto. L’abrasione degli pneumatici rappresenta infatti attualmente una tra le principali fonti di dispersione di microplastiche su scala globale, un problema destinato a crescere con l’aumento dei veicoli circolanti, anche se elettrici.
La ricerca, oggetto di una recente pubblicazione sulla rivista scientifica Environmental Research, ha analizzato la diffusione di queste particelle, mediante biomonitoraggio con i licheni, lungo la Highway 401 a Toronto, la strada più trafficata del Nord America. Il transito medio è da capogiro: circa 450.000 veicoli al giorno, .
Attraverso la tecnica dei “trapianti lichenici”, campioni del lichene Evernia prunastri – una specie di colore verde-grigiastro, comunemente nota come “finto muschio di quercia” – sono stati esposti a diverse distanze dalla carreggiata per due mesi.
Sentinelle preziose per l’inquinamento del futuro
I risultati hanno rivelato una decrescita esponenziale del bioaccumulo da parte dei licheni di microplastiche originate dall’usura degli pneumatici all’aumentare della distanza dalla strada. In concomitanza, il bioaccumulo di particolato metallico, derivante invece dall’usura dei freni, è risultato diminuire del 70% già a soli 35 metri dalla highway.
Lo studio ha dunque confermato l’idoneità dei licheni per un biomonitoraggio delle emissioni non di scarico derivanti dal traffico automobilistico, almeno in condizioni di asciutto.
“Questo studio apre nuove prospettive nell’utilizzo dei licheni come bioaccumulatori di particolato inquinante – commenta Stefano Loppi, docente del Dipartimento di Scienze della Vita di UniSi – , mettendo in risalto la stretta correlazione tra microplastiche, elementi chimici potenzialmente tossici e particolato magnetico, attraverso design espositivi che permettono di osservare la diffusione delle emissioni automobilistiche con una risoluzione spaziale difficilmente conseguibile con altri metodi”.
Oltre alla salute pubblica, la ricerca guarda al futuro dei centri storici. Grazie al progetto CHIOMA (Cultural Heritage Investigations and Observations: a Multidisciplinary Approach), gli esperti intendono utilizzare il biomonitoraggio con i licheni per studiare la contaminazione da microplastiche nei beni culturali, favorendo una conservazione preventiva dei monumenti esposti allo smog urbano.
L’indagine conferma che i licheni sono molto più di semplici abitanti dei boschi: possono rivelarsi alleati strategici per capire come le emissioni automobilistiche si disperdono nell’ambiente. In un futuro dominato dalla mobilità elettrica – dove l’assenza di gas di scarico è controbilanciata dal maggior particolato emesso dall’attrito di pneumatici più sollecitati dal peso – questi organismi potranno fungere da importanti sentinelle silenziose della qualità dell’aria che respiriamo.





