Dimmi che suoni ascolti e ti dirò che animale sei
"The Music Lab", un esperimento interattivo che mette a confronto i nostri gusti musicali con quelli del regno animale.
Il gusto, che si tratti di cibo o suoni, diventa talvolta un ostacolo per la condivisione di momenti tra amici. C’è chi venera il cioccolato fondente all’85% e chi lo considera una punizione divina. Chi mangerebbe piccante anche a colazione e chi sente bruciore solo guardando un peperoncino. E con la musica succede la stessa cosa. Sintonizzando la radio su una stazione dance, si può scatenare l’entusiasmo così come il desiderio di fuga immediata dei propri compagni di viaggio. Siamo una specie complicata?
Forse sì, ma la scienza viene in soccorso della nostra autostima, dimostrando che questa biodiversità di gusti non caratterizza solo l’essere umano. Non siamo soli. Anche gli animali hanno le loro preferenze sonore e, incredibilmente, esiste un esperimento interattivo che può svelare con quale specie ciascuno di noi si troverebbe più in sintonia.
L’intuizione di Darwin del “gusto per il bello”
Charles Darwin sospettava che esistesse un “gusto per il bello” condiviso tra specie diverse, suggerendo che ciò che è piacevole per un uccello o per una rana potesse esserlo, per motivi evolutivi profondi, anche per noi.
Ma cosa si intende per bello? Il bello è ciò che siamo portati, evolutivamente, a scegliere rispetto al meno bello. Di fronte a una simile definizione, poco scientifica ed estremamente semplificata, il primo pensiero va all’aspetto. Quante specie animali, a ben pensarci, puntano su particolari decorazioni e colorazioni del pelo o piumaggio, per attrarre altri conspecifici, che risultano “belli” anche ai nostri occhi? Ma la bellezza, secondo Darwin, si estende anche al suono, infatti molti animali producono suoni di corteggiamento.
Quali effetti hanno questi suoni sull’essere umano? Un gruppo di scienziati ha dedicato a questo quesito una ricerca, coordinata dal Dott. Logan James (Università McGill di Montreal) e condotta attraverso il The Music Lab, un laboratorio virtuale, nato da una collaborazione internazionale tra le Università di Auckland e Yale, che utilizza il metodo della citizen-science per studiare come la mente umana crea e percepisce la musica.
Attraverso il coinvolgimento attivo della cittadinanza, i ricercatori hanno iniziato a indagare i gusti “musicali” degli esseri umani di fronte ai suoni della natura. Il progetto ha coinvolto migliaia di partecipanti (4.196 per la precisione), provenienti da tutto il mondo, in una sfida uditiva senza precedenti.
Il meccanismo messo a punto è tanto semplice quanto geniale: ogni utente si è trovato di fronte a una serie di coppie di suoni emessi da animali, 110 per la precisione. Per ogni coppia, grazie a studi precedenti, era già noto ai ricercatori quale fosse tra i due il suono preferito dalle femmine della specie protagonista. Con un semplice click, i partecipanti sono stati chiamati a esprimere la preferenza per il suono più piacevole all’orecchio (operando al buio, ovvero senza sapere in anticipo quale fosse il suono preferito dagli animali).
Questa impostazione ha consentito ai ricercatori di eliminare ogni tipo di condizionamento. La logica sottesa all’esperimento è la seguente: se al termine del test le preferenze espresse dall’utente coincidono con quelle di una certa specie animale, significa che tra il suo gusto e quello dell’animale esiste una risonanza profonda.
Suoni che piacciono all’uomo e agli animali
I dati emersi finora confermano che gli esseri umani mostrano una chiara tendenza a preferire gli stessi suoni scelti da una vasta gamma di animali, tra cui insetti, rane, uccelli e altri mammiferi, validando una sorta di fratellanza uditiva tra specie.
Questa sintonia non è influenzata dalla formazione musicale o dall’esperienza professionale, e non può essere attribuita a una specifica caratteristica dei suoni, quale intensità o durata. Gli esperti hanno però notato una tendenza condivisa tra le specie a preferire alcune frequenze e ritmi specifici, nello specifico frequenze più basse. I risultati ottenuti confermano dunque l’intuizione di Darwin, risalente a un secolo fa, sulla conservazione dell’estetica in natura.
Nonostante il progetto sia già stato oggetto di una pubblicazione sulla rivista scientifica Science, la ricerca continua e il test sonoro è liberamente disponibile su themusiclab.org. Un’occasione per scoprire se il proprio “orecchio” risulta più vicino a quello di un babbuino, di un uccello canoro o di un anfibio tropicale.





