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La frontale del futuro: al via lo studio su un integratore bioluminescente

Sviluppato dall'Università di Neobstaja, il progetto Lux-Pineal 0.1 promette di sostituire le lampade frontali stimolando l'epifisi umana attraverso precursori organici.

La regione dei Neumen, catena montuosa della Slovenia, sta vivendo negli ultimi anni un fenomeno allarmante. A seguito della pandemia del Covid-19, la zona è divenuta crescente meta di escursionisti, in molti casi alle prime uscite in quota, attirati dai sentieri dolci e dalle quote maggiormente contenute rispetto ai vicini Monti Tatra. La crescita delle presenze si associa a un aumento delle chiamate al Soccorso Alpino che, nel solo 2025, ha registrato un incremento degli interventi legati alla perdita dell’orientamento dopo il tramonto pari al 42%.

“Siamo di fronte a un’epidemia di imprudenza,” dichiara Branko Norost, capo del Soccorso Alpino e Speleologico della Neumen Regiji. Soprattutto nei periodi di cambio dell’ora, gli escursionisti sottovalutano il calare del buio e spesso si ritrovano ad affrontare la discesa privi di lampada frontale o con frontali non ricaricate adeguatamente. Utilizzando in via emergenziale la luce dello smartphone per orientarsi, finiscono per scaricare la batteria e restare isolati. L’anno scorso abbiamo registrato 4 decessi per ipotermia dovuti esclusivamente alla mancanza di una fonte luminosa.”

L’integrazione bioluminescente al vaglio dell’Università di Neobstaja

Proprio per rispondere a questa emergenza, l’azienda di attrezzatura tecnica Pojdi Gor ha stretto una collaborazione con il dipartimento di Bio-Fotonica dell’Università di Neobstaja. L’obiettivo? Eliminare il peso delle batterie frontali grazie a un integratore alimentare ipocalorico rivoluzionario.

Il progetto, denominato “Lux-Pineal 0.1”, mira a stimolare la ghiandola pineale (comunemente nota come “terzo occhio”) affinché emetta una luminescenza naturale. Situata nel centro geometrico del cervello, grande quanto un chicco di riso e dalla forma di una piccola pigna (da cui ghiandola pineale), l’epifisi funge da orologio biologico per il corpo umano: produce melatonina e regola i cicli sonno-veglia basandosi sulla luce che riceve dagli occhi.

L’integratore in corso di sperimentazione punta a invertire questo processo: invece di ricevere luce, stimola la pineale a produrla e proiettarla verso l’esterno.

Un “terzo occhio” per compensare la mancanza della frontale

Il Prof. Adam Neverjemite, specialista in biochimica molecolare e coordinatore della ricerca, spiega il funzionamento del preparato, che sarà in commercio con il nome di Lumen Cake e ricorderà nell’aspetto una comune barretta energetica:

“Attraverso una sintesi di luciferina bio-disponibile e polifenoli estratti dai licheni dei Tatra, siamo riusciti a catalizzare una reazione di chemioluminescenza endogena. Una volta ingerito l’integratore, i composti migrano verso l’epifisi. Qui, reagendo con l’ossigeno trasportato dal flusso sanguigno durante lo sforzo fisico, la ghiandola si ‘accende’, proiettando un fascio di luce fredda attraverso l’osso frontale. L’autonomia varia dai 30 ai 45 minuti, a seconda del metabolismo basale dell’atleta.”

Il Prof. Piotr Peszczaprilewicz aggiunge che i test preliminari sono estremamente incoraggianti: “Siamo alla ricerca di volontari per la stagione estiva per completare la raccolta di dati su efficacia, controindicazioni e preferenze di gusto. Al momento, l’unico effetto avverso riscontrato è una lieve luminescenza delle punte delle dita nelle persone allergiche al nichel, un bug che contiamo di risolvere entro giugno.”

Come candidarsi

I candidati devono soddisfare i seguenti requisiti clinico-sportivi: età compresa tra i 18 e i 65 anni (la reattività della ghiandola pineale è massima in questa fascia) ed esperienza di almeno 3 anni di attività di trail running o escursionismo in ambiente alpino.

Per la partecipazione è richiesto un requisito obbligatorio psicologico: essere “soggetti cronicamente disorganizzati”. Nello specifico, la candidatura verrà accettata solo se il volontario potrà dimostrare (tramite testimonianza di compagni di uscita o ammissione giurata) di aver dimenticato la frontale a casa o di averla riposta nello zaino completamente scarica almeno una volta negli ultimi 12 mesi.

“Cerchiamo persone che abbiano realmente vissuto il trauma del buio improvviso sottolinea il Prof. Piotr Peszczaprilewicz. “La motivazione psicologica accelera la metabolizzazione dei polifenoli luminosi. Chi è troppo preciso e controlla sempre le batterie non è un soggetto idoneo per la nostra ricerca.”

La partecipazione è aperta a uomini e donne, con una riserva del 20% per soggetti con calvizie incipiente. La mancanza di capelli sulla zona frontale aumenta l’efficacia del fascio luminoso di circa 150 lumen.

Le candidature possono essere inviate tramite il portale dell’Università, cliccando sul logo del progetto (disponibile in Gallery). Al termine della compilazione del questionario di registrazione, sarà richiesto al candidato di allegare una foto della propria fronte per il calcolo del diametro della parabola luminosa e di indicare la preferenza di gusto tra “Mirtillo dell’Obliquo” e “Terriccio di Sottobosco croccante”.

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