Cronaca

“I Parchi hanno bisogno delle persone”. Intervista a Francesco D’Amore, Presidente del Parco Sirente-Velino

Cinque anni al fianco degli abitanti: il Presidente Francesco D’Amore racconta il percorso intrapreso dal Parco Sirente-Velino verso il nuovo modello delle "Comunità Accoglienti".

Unire le forze per contrastare lo spopolamento delle aree interne e promuovere un modello di sviluppo che rimetta al centro il valore umano e l’ambiente: è questa la sfida ambiziosa che ha portato il Parco Regionale Sirente-Velino a siglare un importante Protocollo d’Intesa con la Rete di Imprese BorghIn, che aggrega oltre 30 realtà impegnate nel modello delle Cooperative di Comunità. Un’alleanza strategica che punta a valorizzare il ruolo delle Cooperative di Comunità, partendo dalle esperienze virtuose di Aielli, Goriano Valli e Castel di Ieri per estendere un’accoglienza consapevole a tutto il territorio dell’area protetta.

Di questa visione di economia condivisa, che punta a trasformare i borghi in “Comunità Accoglienti”, per promuovere nel Parco un turismo consapevole e sostenibile, abbiamo parlato con il Presidente Francesco D’Amore. Un confronto che si è rivelato occasione per ripercorrere insieme i suoi primi cinque anni di presidenza: un quinquennio intenso, vissuto sempre al fianco degli abitanti dei comuni del Parco, con l’obiettivo costante di trasformare la conservazione della natura in un volano di sviluppo concreto per chi il territorio lo vive ogni giorno.

Presidente, ci spiega in cosa consiste l’Alleanza BorghIn?

Per fornirvi una risposta, è opportuno fare un passo indietro e raccontarvi il mio arrivo nel Parco Sirente-Velino in veste di Presidente, posso?

Concesso. Partiamo…

Ricopro la carica di Presidente dal 2021 e fin dal primo giorno ho guidato l’Ente con una consapevolezza precisa: la missione di un Parco non si esaurisce nella necessaria salvaguardia della biodiversità ma vi è anche il tentare di costruire economie sostenibili. Essendo anche Sindaco di Fagnano, Comune impegnato nella ricostruzione post-sisma, ho lavorato fin da subito per dare supporto a tutte le realtà che, come la mia, ricadono entro i confini dell’area protetta. Parliamo di comunità che non hanno affrontato solo il trauma del terremoto, ma che combattono ogni giorno contro lo spopolamento apparentemente irreversibile dell’Appennino. Noi non amministriamo il Parco di Yellowstone ma un Parco antropizzato, con 22 comuni e, ad oggi, 33.000 abitanti solo 15 anni fa erano quasi 50.000. Parliamo di un territorio la cui economia è di stampo agricolo, un’agricoltura di eccellenza, con prodotti di alta qualità, quali tartufo e zafferano, orzo e tanto altro. E poi c’è il turismo, che necessita di infrastrutture ma anche qualità dei servizi. Per questa ragione, personalmente ho puntato in prima battuta sul realizzare nuove infrastrutture nel Parco.

Di che tipo di infrastrutture parliamo?

Siamo riusciti a ottenere un primo finanziamento di 2 milioni di euro per realizzate una Green Community, progetto pilota a livello nazionale. Poi, traendo vantaggio dal fatto che tra Parchi italiani c’è un dialogo e quindi la possibilità di uno scambio virtuoso di buone pratiche, mi è capitato nel 2021 di andare in Trentino, dove ho avuto occasione di fare qualche giro sulle ciclovie, incontrando gli operatori turistici lungo il percorso. Ne ho approfittato per chiedere loro cosa fosse cambiato tra prima e dopo la realizzazione della ciclovia e la risposta è stata “da 4 mesi lavoriamo 8 mesi”. In sintesi, l’infrastruttura ha portato a un allungamento della stagione turistica, dunque a una destagionalizzazione. Con l’obiettivo di promuovere la medesima evoluzione nel nostro Parco abbiamo iniziato a realizzare una ciclovia, che sarà finita a giugno e attraversa i 22 comuni del Parco Sirente-Velino più Raiano.

Abbiamo poi lavorato sulla riqualificazione della sentieristica, in accordo col CAI e ottenuto anche un finanziamento per riqualificare i rifugi. Uno è pronto, il rifugio delle Pagliare di Fagnano e abbiamo in programma la riqualificazione di 6 rifugi. Alla luce delle infrastrutture che stiamo realizzando, sento la necessità di far crescere il tessuto sociale: senza gestione, rischiamo di costruire cattedrali nel deserto. Motivo per cui mi sono subito attivato, fin dal mio insediamento, per l’avvio del percorso di ottenimento della CETS (Carta Europea del Turismo Sostenibile) certificando circa 20 operatori del territorio, grazie ai quali è stata innalzata la qualità dell’offerta turistica. Quest’anno andremo a certificare anche un tour operator per vendere i pacchetti turistici. È in questo panorama che si inserisce il protocollo d’intesa con BorghIn, che è una rete di cooperative di comunità, di cui 3 ricadenti all’interno del nostro Parco: Aielli, Goriano Valli e Castel di Ieri.

Qual è il ruolo di queste cooperative per il territorio?

Sono cooperative che funzionano bene perché sono fatte dagli abitanti. Entrare in dialogo con queste cooperative rientra nel percorso più ampio di ascolto del territorio, che ho avviato non appena ottenuto l’incarico di Presidente. Quando amministri un territorio, devi capirne criticità e peculiarità e poi devi dare una linea d’azione, quanto più condivisa, per cui è importante parlare con coloro che poi, di fatto, sono i protagonisti. Queste cooperative mostrano entusiasmo e operatività, rappresentando l’anello che mancava in quel programma di sviluppo turistico che abbiamo avviato realizzando le infrastrutture. Il lavoro che stiamo provando a mettere in campo con i sindaci del territorio è seguire una strada nuova per combattere lo spopolamento, perché se ne parliamo da decenni significa che i tentativi fatti in precedenza non hanno funzionato. Questa strada secondo noi è puntare su servizi ed economia. Il nostro vantaggio rispetto ad altre parti d’Italia è che grazie alla ricostruzione post sisma disponiamo di abitazioni accoglienti, ma ora la necessità è far crescere il tessuto economico e sociale, per costruire un’offerta turistica di qualità. Le cooperative sono gli attori di cui avevamo bisogno. Stanno tenendo vivi i comuni, puntando su piccole economie locali e su un turismo che non è di massa, obiettivo che non interessa loro né noi come Parco. Il nostro obiettivo è un turismo quanto più destagionalizzato, non cerchiamo i sold out di luglio e agosto.

Ci spiega nel concreto come le cooperative potrebbero risultare preziose per il Parco Sirente-Velino?

Pensiamo alla ciclovia: noi abbiamo creato il percorso, abbiamo realizzato in ogni paese un’area bike ma perché questo genere di turismo funzioni servono le attività ricettive bike friendly. E per assicurare questo servizio servono operatori qualificati. Il turismo è un lavoro che si fa insieme. Il Parco ha bisogno delle persone. Altro esempio, dicevamo prima del rifugio di Fagnano, che abbiamo riqualificato. Se non viene gestito da qualcuno, in maniera competente e con passione, che fine farà tra qualche anno quel rifugio? Quando arrivi in un territorio, a piedi o in bici, serve qualcuno che ti accolga, che ti indirizzi, che ti accompagni a vivere esperienze sul territorio, che ti faccia sentire ospite, anzi abitante per un giorno. Se come amministratore vedi che ci sono persone che si attivano per i propri territori, ti dovrebbe venire spontaneo non lasciarli da soli. Questa è un po’ l’idea di base della nostra alleanza. Il Parco può rappresentare una forza per loro, e le cooperative rappresentano una forza per il Parco. Magari ne nascessero di nuove!

Il Parco Sirente-Velino, in tal senso, può aiutare i Comuni a reperire finanziamenti per portare avanti dei progetti di sviluppo condivisi?

Ma certo. C’è una sinergia tra Parco e Comuni. Io lavoro come sindaco e come Presidente del Parco innanzitutto per gli abitanti di questo territorio e poi per i turisti. Anche perché io non sono stato scelto dal Ministero, come avviene per i Parchi Nazionali, ma dai sindaci stessi, pertanto loro sono i miei principali interlocutori. Sindaci la cui battaglia più dura da affrontare è assicurare i servizi essenziali, per far sì che una persona scelga di vivere in uno dei nostri comuni. Primo tra tutti la sanità, ma anche la mobilità, la viabilità, un trasporto pubblico efficiente o di idonea copertura internet.

In termini di percezione, i Parchi sono spesso visti come confine invisibile entro il quale si preserva la natura. Dalle sue parole si evince che nel Parco Sirente-Velino non sia così…

Non posso negare di ricevere apprezzamenti in tal senso. Vi dico, ad esempio, che dopo l’incontro in cui abbiamo presentato l’alleanza BorghIn, ho ricevuto un messaggio che mi ha particolarmente colpito, che si concludeva così: “con te, il Parco e le cooperative di comunità faremo cose che indicheranno la strada anche agli altri”. La percezione del Parco è sicuramente cambiata nel tempo. Per dirvi, Fagnano, paese di cui sono sindaco, è al 100% nel territorio dell’area protetta. Quando mi sono candidato nel 2015, ricordo che la stragrande maggioranza dei miei cittadini mi chiedeva di ridurre i confini del Parco Sirente-Velino come fosse una priorità; era un leit motiv presente in ogni casa, perché per oltre 30 anni è stato visto solo come un Ente di vincoli, privo di iniziative per gli abitanti e per l’economia locale.

Con l’operato di questa governance stiamo cercando di dimostrare che un’area protetta non è solo protezione assoluta della natura: tra i nostri compiti principali vi è quello di garantire l’equilibrio dell’ecosistema e creare economie sostenibili. Per questo si procede con un monitoraggio di lunga durata per la raccolta dei dati: nel nostro caso, questo lavoro è stato condotto per tre anni sul cinghiale, utilizzando anche metodi sperimentali come i droni. Una volta ottenuti i dati, si elabora un piano di gestione da sottoporre all’approvazione dell’ISPRA. Ottenuto il parere favorevole, si procede alla formazione dei selecontrollori. È fondamentale chiarire un punto: il selecontrollo non equivale alla caccia; significa ridurre il numero di esemplari in modo mirato, senza alterare l’equilibrio sociale del branco. Tornando alla nostra esperienza col cinghiale, per avviare l’attività di selecontrollo siamo partiti ascoltando le segnalazioni degli agricoltori e oggi molti di loro ci raccontano di essere tornati a seminare terreni abbandonati da oltre dieci anni e a raccogliere prodotti in aree del Parco in cui non se ne vedevano da tempo. Sono piccoli esempi per darvi l’idea di quanto sia difficile ma soddisfacente costruire un dialogo con il territorio e far comprendere alle persone che stiamo lavorando per loro.

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close