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Filip Babicz in solitaria sulla Goulotte Lafaille e oltre. Fermato a 4000 m

Un’unica, lunghissima linea in solitaria sul versante est del Mont Blanc du Tacul: 600 metri di misto fino a M5+ per 24 ore in montagna.

Una finestra meteo favorevole, una linea classica e la solita voglia di spingersi un po’ oltre. Il 24 marzo Filip Babicz ha realizzato una lunga e impegnativa salita in solitaria sul versante est del Mont Blanc du Tacul, dalla storica Goulotte Lafaille, a sinistra per una variante diretta, e su “verso la famosa Cresta di Diable”. Una progressione continua e solitaria, che si è sviluppata per circa 600 metri di dislivello, con difficoltà fino a M5+ e una valutazione complessiva TD-.

Dalla goulotte alla cresta

La salita prende il via dalla Goulotte Lafaille, itinerario storico aperto oltre quarant’anni fa dal fuoriclasse francese Jean-Christophe Lafaille. Una linea ben conosciuta, che Babicz ha scelto di interpretare in modo personale. “Arrivando abbastanza presto in cima del pendio di neve che conclude la via, avrei potuto sentirmi soddisfatto, ma ho deciso all’ultimo di deviare a sinistra verso l’uscita diretta. Questa variante mi apriva la strada verso in alto, verso la famosa Cresta di Diable”. Parliamo di una delle strutture più affascinanti e severe del massiccio del Monte Bianco. “Nel frattempo è arrivata la notte – prosegue Babicz -. Avrei potuto di nuovo sentirmi soddisfatto della solitaria della Variante Diretta ma visto la mia sete insoddisfatta ho deciso di proseguire“.

L’intenzione è quella di raggiungere la vetta (4064 m). Ma a circa 4000 metri la salita si arresta. “Ad un certo punto ho iniziato a convincermi che la mia scalata si sarebbe conclusa proprio in vetta, quando a circa 4000m, su un pendio di neve ho sbattuto contro la headwall finale” racconta l’alpinista. “Ho impiegato oltre un’ora a cercare la chiave di salita di questa parete ma non c’era nulla da fare. La vetta di Corne du Diable viene raggiunta infatti soltanto dal lato opposto e questa parete, particolarmente liscia e verticale non è mai stata scalata!”.

“A questo punto, a malincuore ho iniziato la lunga discesa, soddisfatto però del fatto che ho realizzato il 100% di ciò che era possibile in queste circostanze”. Una scelta lucida, che chiude il racconto di una lunga giornata in montagna. “Sono arrivato ai miei sci alla base della parete 18 ore dopo aver iniziato la scalata e al Rifugio Torino sono rientrato esattamente 24 ore dopo la partenza“.

Un’esperienza raccontata in modo semplice dove emerge molto della filosofica con cui Babicz guarda alla montagna, la sua lettura personale della montagna. “Ero solo, nulla mi ostacolava, ero padrone del mio destino e delle mie scelte. Mi sentivo bene, nel mio elemento e qui, di notte tutta la montagna era soltanto mia. È stata una sensazione quasi mistica in cui tiro dopo tiro proseguivo verso la vetta di Corne du Diable 4064m”.

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