
Dobbiamo ammetterlo, di fronte agli animali, pur coscienti del fatto che non possono rispondere nella nostra lingua, non lesiniamo a dialoghi. Pensiamo banalmente ai nostri amici a quattro zampe domestici. Quante volte capita di ritrovarsi a ragionare, sfogarsi, lanciare anche qualche sgridata a cani e gatti, impegnandoci nell’elaborazione delle frasi nella convinzione che siano in grado di imparare, nel tempo, la nostra lingua? Ebbene, la scienza conferma che gli animali ne sono capaci. Imparano nel tempo ad associare suoni e azioni, suoni che per noi sono parole. Vale per gli animali domestici ma anche per specie selvatiche in cattività.
Cosa succede allora se un esemplare viene trasferito da un Paese, in cui ha imparato la lingua degli umani locali, in un Paese in cui si parla una lingua differente? La risposta arriva dal Wilder Institute/Calgary Zoo, in Canada, che di recente ha accolto un nuovo ospite: Yellé, un maschio di orso polare di 20 anni proveniente dallo Zoo Sauvage de Saint-Félicien, nel Québec francofono. Per inciso, a Calgary si parla inglese.
Yellé, il nuovo arrivato a Calgary che “parla francese”
Yellé non arriva dal suo ambiente naturale ma è nato e cresciuto tra esseri umani, che gli hanno insegnato a rispondere a comandi e stimoli in lingua francese. Questo particolare, che potrebbe destare stupore e strappare qualche sorriso, rappresenta un problema. Il tema della lingua è da tenere in seria considerazione in questa delicata fase di traslocazione.
Per garantire a Yellé una transizione serena, un membro del suo precedente team di cura ha viaggiato con lui dal Québec a Calgary. L’obiettivo? Agire da traduttore, istruendo i nuovi ranger sui termini e i segnali visivi a cui l’orso è abituato. Il personale dello zoo dell’Alberta ha spiegato che, durante le sessioni di addestramento e cura medica, la familiarità con determinati suoni e parole può aiutare a ridurre lo stress del trasferimento.
Mentre Yellé si ambienterà nella sua nuova casa, il team di Calgary imparerà le “basi del francese” per comunicare con lui, in attesa che, gradualmente, impari a riconoscere anche i nuovi stimoli, in inglese.
Siku: la fine della solitudine dopo il tragico incidente
L’arrivo a Calgary dell’orso polare francofono ha una forte valenza emotiva. L’orso è stato infatti scelto come compagno per Siku, il maschio residente di 10 anni che da due anni vive in solitudine dopo un evento drammatico che ha segnato la comunità scientifica e i visitatori.
Nel 2023 lo zoo fu teatro di quello che i veterinari definirono un “tragico incidente di gioco”. Siku e il suo allora compagno di habitat, Baffin, stavano lottando amichevolmente in acqua, un comportamento naturale e quotidiano per la specie. Tuttavia, con un morso più energico del solito, Siku causò involontariamente una lesione alla trachea di Baffin. Il giovane orso perse conoscenza sott’acqua e morì per annegamento. L’autopsia confermò che si trattò di una fatalità imprevedibile: Baffin era in condizioni fisiche eccellenti e durante il gioco non erano stati evidenziati segni di aggressività insolita. Da allora, Siku è stato monitorato attentamente per gestire il “lutto” e la solitudine, in attesa del compagno giusto.
“Accogliere un nuovo arrivato è sempre un momento emozionante, ma l’arrivo di Yellé è particolarmente significativo per il nostro team – ha dichiarato Paul Woerner, responsabile della cura degli animali della sezione Wild Canada – . Eravamo alla ricerca della compagnia ideale per Siku e l’ingresso di Yellé nella nostra famiglia dello zoo è un momento che tutti aspettavamo con impazienza.”
Un orso polare grande, grosso e giocoso
I visitatori che da aprile potranno ammirare i due esemplari nel Taylor Family Foundation Polar Bear Sanctuary non avranno difficoltà a distinguerli. Yellé, nato allo zoo Ouwehands nei Paesi Bassi e trasferito successivamente in Québec, è un vero “peso massimo”: supera Siku di circa 70 chilogrammi.
Nonostante la mole, mostra un carattere gioviale. “Ci hanno detto che si diverte a costruire letti di paglia – si legge in un recente post Instagram a cura dello Zoo di Calgary – . Ma non è l’unico modo in cui Yellé si rilassa: lo si può spesso vedere fare la classica “sploot” da orso polare, sdraiandosi con le zampe posteriori distese all’indietro.”
Come dichiarato da Woerner, il processo di avvicinamento tra i due esemplari sarà lento e graduale. “Si inizierà con lo scambio di odori, per poi permettere agli orsi di vedersi e interagire attraverso una barriera protettiva , fino ad arrivare alla condivisione dello spazio”. Ogni fase sarà attentamente monitorata al fine di garantire la sicurezza e il benessere di entrambi gli animali.
Lo zoo di Calgary sfrutterà la presenza di Yellé e Siku per sensibilizzare il pubblico sulla crisi climatica. L’orso polare (Ursus maritimus) è una specie che vive esclusivamente nell’emisfero settentrionale, tra i ghiacci del Mar Glaciale Artico e la riduzione della banchisa polare ne sta ponendo a rischio la sopravvivenza, privandolo di quelle piattaforme stabili di ghiaccio che rappresentano per l’orso polare luoghi di caccia alle foche.
Ogni esemplare in cattività diventa pertanto un ambasciatore fondamentale per la conservazione della specie: un ponte tra uomo e Artico, in grado di ricordare che è tempo di agire concretamente per il loro futuro.