
Il 20 marzo scorso sulla Zugspitze (2.962 metri), la montagna più alta della Germania, si è scritto l’ultimo, triste capitolo, di una lunga storia di salite e discese su bianchi pendii. Lo storico skilift Schneefernerkopf è stato smantellato, dopo 55 anni di onorato servizio. Una scelta che non è commerciale – non è prevista la realizzazione di un nuovo impianto – ma una resa alla crisi climatica.
Addio allo skilift Schneefernerkopf, un finale inevitabile
Lo skilift Schneefernerkopf – che prendeva il nome dalla cima omonima, sorella minore (2.875 m) della Zugspitze, verso cui dirigeva la sua risalita – attraversava lo Schneeferner settentrionale, il più grande dei quattro ghiacciai rimasti in Germania, un gigante che oggi mostra segni di profonda sofferenza. Il nome stesso del corpo glaciale è un’eredità del passato, componendosi di Schnee (“neve”) e dell’arcaico Ferner, termine che rimanda al firn, la neve che sopravvive all’estate e si trasforma in nuovo ghiaccio. Una denominazione che evoca l’idea di un corpo glaciale vivo, immagine che appare oggi come un’istantanea d’altri tempi.
Secondo i dati raccolti durante l’ultima edizione della Carovana dei Ghiacciai, promossa da Legambiente in collaborazione con CIPRA Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, lo Schneeferner settentrionale ha visto dimezzare la sua superficie in soli 40 anni (1980-2023). Dato ancor peggiore riguarda il suo spessore: tra il 2007 e il 2022, la parte centrale del ghiacciaio si è ridotta di oltre 30 metri, passando da 52 a soli 20 metri di spessore. Se i tassi di fusione resteranno inalterati, gli esperti stimano che entro il 2030 il ghiacciaio sarà ridotto a poche placche residue, con il rischio di una scomparsa totale entro il 2050.
L’assottigliamento del corpo glaciale ha avuto delle dirette conseguenze sulla stabilità dell’impianto di risalita e, di rimando, sulla sicurezza dei passeggeri. Gli skilift glaciali, a differenza di quelli “tradizionali”, non poggiano infatti su fondamenta di cemento interrate, ma sono ancorati direttamente nel ghiaccio.
Un nuovo skilift? Una soluzione poco utile
I gestori della Bayerische Zugspitzbahn hanno chiarito le ragioni alla base dello smantellamento con un post diffuso su Instagram: “Molti si chiedono: perché è stato smantellato l’impianto di risalita Schneefernerkopf? C’è tanta neve! La neve non è il problema. Il problema è il ghiaccio sottostante che si sta ritirando. Il ghiacciaio ha perso molto spessore negli ultimi anni. Questo ha cambiato drasticamente il terreno: più ripido, irregolare e a forma di conca”.
In conseguenza dell’alterata conformazione del pendio, “i piloni hanno perso la loro base stabile” e “i cavi di sostegno del ghiacciaio sono stati sottoposti a un’enorme tensione, sollevando i piloni in aria”. Non avrebbe avuto senso cercare soluzioni tecniche temporanee per rimediare a un terreno che non smette di trasformarsi.
Il finale della storia dello Schneefernerkopf era scritto da anni. Già nel 2022, i satelliti Copernicus Sentinel-2 avevano immortalato il declino della porzione meridionale del ghiacciaio Schneeferner. In quell’occasione, la comunità scientifica fu costretta a un passo doloroso: il declassamento dello Schneeferner meridionale a glacionevato.
Questo termine identifica un ex ghiacciaio, che ha perso la sua dinamica vitale, fatta di accumulo a monte e scorrimento della massa glaciale verso la zona di ablazione più a valle. Un destino che ora bussa alla porta anche del settore settentrionale.
La Germania verso un futuro senza ghiacci
La rimozione dello skilift è il terzo smantellamento nell’area della Zugspitze dopo quelli del Gletschersee e dello Schneeferner Sud. Oggi, in tutta la Germania, restano solo quattro ghiacciai, ma le previsioni sono tutt’altro che rosee.
Come anticipato, secondo gli esperti lo Schneeferner settentrionale è destinato a perdere il suo status di “ghiacciaio” entro il 2030. I ghiacciai Watzmann e Blaueis potrebbero scomparire ancora prima. Il più resistente sembrerebbe essere l’Höllentalferner, la cui fine è prevista attorno al 2035.
La chiusura dello Schneefernerkopf è stata realizzata alla vigilia della Giornata Mondiale dei Ghiacciai (21 marzo), a rappresentare un monito silenzioso: la montagna che conoscevamo sta cambiando volto, e con essa finisce un’epoca di sport invernali basati sull'”eterno” ghiaccio, che eterno non è più.