“La Legge non è uguale per tutti”. Il caso del Lago Bianco scuote le Alpi
La battaglia del Comitato "Salviamo il Lago Bianco" per proteggere un ecosistema unico. Storia di un cantiere fermato dai cittadini e di un’archiviazione giudiziaria arrivata nel silenzio.
C’è un luogo a 2.607 metri di quota, al Passo Gavia, nelle Alpi Retiche meridionali, che appare come un piccolo gioiello della natura, immerso in un ambiente dal sentore di tundra artica. È il Lago Bianco, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio: uno specchio d’acqua d’origine glaciale, situato al confine naturale tra la provincia di Sondrio (Valtellina) e quella di Brescia (Valle Camonica), che sulla carta dovrebbe essere oggetto di particolare protezione. Un condizionale d’obbligo, in quanto negli ultimi anni il Lago Bianco è divenuto l’esempio emblematico del delicato e complesso equilibrio tra conservazione ambientale e sfruttamento degli ambienti alpini.
Il Lago Bianco e le ruspe al Passo Gavia
Il “paradosso” del Lago Bianco inizia con i Mondiali di sci di Bormio del 2005. In quell’occasione vennero abbattuti circa 2.500 alberi all’interno della Zona di Protezione Speciale (ZPS) in cui esso ricade, un sito tutelato dalla Rete Natura 2000 ai sensi delle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE).
Il 20 settembre 2007, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea condannò l’Italia per aver autorizzato interventi con impatto significativo sulla ZPS senza un’adeguata valutazione di incidenza e per aver omesso misure contro il deterioramento degli habitat. Come misura compensativa per quel danno, nel 2010 venne istituita la Riserva Naturale Statale “Tresero-Dosso del Vallon”, che comprende l’area del Lago Bianco.
Nonostante il bacino ricada in un territorio per definizione protetto, nell’estate del 2023 le sue sponde sono state raggiunte da ruspe, portate in quota per avviare un progetto di captazione idrica, inserito in un più ampio piano di riqualificazione dell’impianto di innevamento della pista “Valtellina” a Santa Caterina Valfurva. Il piano prevedeva la posa di 1.600 metri di tubazioni interrate per captare l’acqua direttamente dal Lago Bianco, con un prelievo forzoso di 50 litri al secondo durante i mesi invernali. Obiettivo: alimentare i cannoni sparaneve situati a circa 9 chilometri di distanza.
La nascita del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”
Contro questo progetto è nato il Comitato “Salviamo il Lago Bianco”, guidato da quattro amici — Marco, Matteo, Simone e Fabio — che si sono impegnati a chiedere supporto a consulenti tecnici e raccogliere firme e consensi arrivando a portare in quota, il 10 settembre 2023, quasi 300 persone, attraverso una camminata solidale per la difesa del lago.
Una manifestazione dal basso cui ha fatto seguito un impegno sul fronte legale, che ha visto l’invio di diffide agli enti coinvolti nel progetto, dal Ministero dell’Ambiente alla società SCI Spa – totalmente ignorate – e la deposizione, nell’ottobre 2023, di un esposto formale presso la Procura di Sondrio, supportato da perizie e documenti fotografici, che ha portato a un lungo interrogatorio dei membri del Comitato presso la Forestale di Bormio. Nello stesso mese il Parco dello Stelvio ha imposto la sospensione del cantiere, quando gran parte delle tubazioni era già stata posata.
La mobilitazione si è spostata quindi a Bruxelles: a novembre 2023 è stata presentata una petizione al Parlamento Europeo per denunciare non solo il caso del Lago Bianco, ma più in generale la gestione complessiva del Parco, privo di un regolamento da oltre un decennio.
Il 2024 ha segnato una svolta: il 18 marzo, la Commissione Petizioni UE ha accolto il dossier all’unanimità, mantenendo il caso aperto sotto la vigilanza del Commissario all’Ambiente e, nel mese di aprile, il Comune di Valfurva ha deliberato ufficialmente lo stralcio dell’opera. In quel momento, la questione sembrava risolta.
Il profondo silenzio della giustizia
A distanza di due anni, il Comitato ha preso coscienza del fatto che la vittoria dell’aprile 2024 fosse una vittoria a metà. Mentre il cantiere veniva smantellato, la giustizia prendeva un’altra direzione. Nel luglio del 2025 la Procura di Sondrio ha infatti archiviato l’esposto sul caso. La notizia di tale archiviazione è giunta al Comitato soltanto lo scorso 5 marzo.
Di fronte a 8 mesi di silenzio, il Comitato ha reagito con un lungo post, pubblicato sulla pagina FB “Salviamo il lago bianco” che si apre con un “Prendiamo atto che la legge non è uguale per tutti”.
“Prendiamo atto, solo ora, che la Procura di Sondrio ha archiviato il nostro esposto a luglio 2025, senza avvisare il nostro legale come la legge prevede – denuncia il Comitato – , senza rispondere alle infinite richieste di audizione che negli anni abbiamo fatto. Oltre a questo ha continuato a farci aggiornare l’esposto con perizie e documenti che finivano a nostra insaputa su un binario morto, sapendolo. Prendiamo atto che secondo la “giustizia” Italiana devastare un habitat naturale protetto da svariati livelli normativi nazionali ed internazionali non costituisce reato alcuno.”
Tra le righe del lungo messaggio pubblico, il Comitato denuncia una disparità di trattamento inaccettabile: “quando un privato esegue un cantiere in zona di massima tutela lo Stato mette in campo, giustamente, i controlli piu severi e minuziosi, sopralluoghi dei medesimi carabinieri che utilizzano righello e goniometro per verificare il rispetto di progetti e norme. Solo per loro, evidentemente.”
Viene evidenziato inoltre l’immobilismo della giustizia, nonostante le tante prove tecniche raccolte: “nessuna persona che ha causato gli evidenti errori, stuprando quel terreno torboso, ha subito procedimenti amministrativi o legali”.
Cosa fare a questo punto, “dopo tre anni di mobilitazione e circa 8.000 euro già investiti dai cittadini in battaglie legali”?
Andare avanti o fermarsi? L’appello finale del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”
Il Comitato “Salviamo il Lago Bianco” si è così trovato di fronte a un bivio: accettare il silenzio o tentare l’ultima carta.
“Per non lasciare che lo Stato spinga migliaia di cittadini su un “binario morto”, il Comitato valuta il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per violazione delle norme sull’accesso alla giustizia – si legge in chiusura del post di denuncia – . Per presentare reclamo e integrare la petizione UE servono altri 2.000 euro.”
Ai sostenitori della “battaglia” è stato richiesto di esprimere un parere, direttamente sulla pagina Facebook: “se la maggioranza concorderà apriremo una nuova pagina dí crowdfunding e proveremo a reperire le ultime risorse necessarie, se la maggioranza non concorderà questo sarà l’ultimo comunicato del Comitato Salviamo il Lago Bianco. Il cantiere è (per ora) fermo, Giustizia non è stata fatta, e mai sapremo il perchè.“
La risposta del pubblico è apparsa unanime: non mollare. È stato così avviato il crowdfunding da 2.500 euro “Giustizia per il Lago Bianco”, una richiesta di supporto che nasce dalla convinzione che “soccombere a questo punto ci pare vergognoso e irrispettoso rispetto quanto di buono ed efficace fatto sin ora” e che quel gioiello che brilla sotto la luce del sole al Passo Gavia, abbia il diritto di essere “visto anche dalle prossime generazioni”.





