Curiosità

Il Cammino degli Stanghi: 118 km per scoprire il Molise a passo lento

Tre amici uniti dalla passione per i cammini e il sogno di disegnarne uno nella terra dei nonni. Un viaggio dietro le quinte del Cammino degli Stanghi, un percorso nell'anima autentica del Molise... a forma di Molise!

4.461 km² di superficie e poco meno di 290.000 abitanti: sono questi i numeri che identificano la seconda regione più piccola d’Italia, ma la più giovane per costituzione. Un “giovane”, il Molise, che spesso dà l’impressione di non essere ancora abbastanza maturo o autonomo per scommettere con forza sul proprio futuro. Chi ne varca la soglia, spingendosi oltre il termine delle autostrade, racconta spesso di una terra sospesa, simile a quei paesaggi imbrigliati nelle sfere di vetro tanto care ai turisti.

Tuttavia, questa staticità viene percepita in modi diametralmente opposti: per chi resta, l’assenza di mutamento può diventare una gabbia di rassegnazione; per chi transita, alla ricerca magari di distacco dalla vita frenetica urbana, quello “stare” rappresenta una parentesi ristoratrice, quasi terapeutica.

Esiste una mediazione tra queste due dimensioni? È possibile offrire un’esperienza fuori dal tempo al viaggiatore, promuovendo al contempo il risveglio di questa “bella addormentata”?

Una risposta concreta risiede nel turismo lento. I dati post-pandemia parlano chiaro: gli italiani hanno riscoperto il valore del “fuori le mura”, trasformandosi da popolo di navigatori in un popolo di camminatori. È la ricerca dell’autenticità, lontana dalla frenesia del “mordi, fuggi e posta”; un turismo fatto di passi lenti e zaini che tornano a casa colmi di sensazioni e memorie vive.

In questo scenario, la “regione che non esiste” si rivela un tesoro di sentieri, sapori e saperi antichi. È proprio da questa consapevolezza, e dal desiderio di riportare alla luce le vie battute dai nonni, che nasce il progetto presentato lo scorso 14 marzo a Frosolone: il Cammino degli Stanghi. Un anello di 118 km di lunghezza e 4.000 metri circa di dislivello, con punto di partenza e arrivo nel comune di Carpinone (IS), che si snoda tra alcuni dei luoghi più suggestivi del Molise, unendo borghi, natura e spiritualità.

Abbiamo chiesto a Lamberto Giusti e ai fratelli Francesco e Vladimiro Ianiero, ideatori del nuovo Cammino, di raccontarci il dietro le quinte e le prospettive di un sogno che sta diventando realtà.

Francesco, Lamberto, Vladimiro, raccontateci un po’ chi siete, per comprendere da dove è nata l’idea di questo nuovo Cammino nella regione che non esiste. Prima domanda tra tutte: siete molisani?

Vladimiro: io e mio fratello Francesco non siamo né nati né cresciuti in Molise, la nostra base è Roma, ma abbiamo trascorso in Molise gran parte dell’infanzia e dell’adolescenza, e in età adulta abbiamo sempre mantenuto il legame con la terra di origine dei nostri familiari. Con il Cammino abbiamo deciso di riappropriarci di un qualcosa legato alla nostra famiglia. Il mio primo lavoro mi vede impegnato nel settore commerciale per una multinazionale norvegese ma sono anche una Guida Ambientale Escursionistica Esperienziale e istruttore di cicloturismo – competenza che vorrei sfruttare per creare un’appendice del Cammino. Spero in un prossimo futuro di potermi riavvicinare al Molise, sia grazie al Cammino stesso ma anche sviluppando altre attività. Ad esempio, sono appassionato di strutture ricettive, mi piacerebbe lavorare in un campo in cui ho già acquisito qualche esperienza.

Francesco: Io sono istruttore di trekking con il CONI, mi sono appassionato fin da bambino alla montagna e, nel tempo, anche ai cammini. Ne ho percorsi diversi, sia in Italia che all’estero –  tra cui il Cammino di Santiago – , alcuni in compagnia di Lamberto e Vladimiro. Nella vita di ogni giorno sono un agente di commercio per un’azienda che opera nel settore dei tabacchi, per cui un impiego che, diciamolo sinceramente, non si sposa benissimo con il progetto (ride) però anche io, in futuro, nutro la speranza di poter trasformare il Cammino, che nasce in fondo da una passione, in un lavoro da gestire al 100%.

Lamberto: Tra i tre, io sono quello nato e cresciuto in Molise, a Frosolone, fino ai 18 anni. Poi esperienze di vita e lavoro mi hanno portato al di fuori della regione, prima a Firenze e ora a Torino. Sono un biologo ambientale e mi occupo di risanamento ambientale. Al contrario di Francesco e Vladimiro, io da ragazzino non ho mai avuto la passione per la montagna, se non per andare a fare le scampagnate e le grigliate in quota. Per cui non conoscevo assolutamente il territorio in cui sono nato. Ho iniziato ad apprezzare l’escursionismo e poi i cammini quando sono andato via dal Molise. E insieme alla mia compagna sto pensando anche io di tornare in Appennino, puntando al campo dell’ospitalità e del turismo esperienziale.

E l’idea del Cammino degli Stanghi quando e da chi è nata?

Francesco: Possiamo dire che è nata dall’esperienza dei cammini condivisi. Quando arrivi alla fine di un cammino, torni a casa carico di emozioni, ogni esperienza ti lascia dentro qualcosa, che è anche difficile da spiegare a terzi. Ricordo che un giorno, circa 2 anni fa, Vladimiro mi ha chiamato per condividere una personale riflessione. Immaginate quella classica telefonata che inizia con “stavo pensando…”. Il pensiero era il seguente: fino ad allora avevamo sempre fatto cammini altrove, in Italia, perché non aprirne uno in Molise?

Qual è stata la risposta?

Francesco: Gli ho risposto “Avoja”. E ho pensato di sentire Lamberto. Si è così costituita la squadra operativa, che si è messa in azione per cercare di capire la fattibilità dell’idea. Due anni fa abbiamo quindi fatto un primo test: 4 giorni in cammino in Molise, senza sapere bene cosa ci saremmo trovati ad affrontare.

Da cosa siete partiti, da una cartina, da racconti?

Francesco: Siamo partiti prima di tutto identificando la zona in cui tracciare idealmente il Cammino degli Stanghi, con l’intento di non allontanarci troppo da Frosolone, che è il nostro paese di origine. E cercare quindi di unire Frosolone a dei punti strategici. Sulla base di esperienze vissute durante i nostri cammini, abbiamo ritenuto utile identificare dei punti tappa comodi per chi si sposta con i mezzi, che sono i comuni di Carpinone e Bojano, entrambi dotati di stazioni ferroviarie, fortunatamente riattivate di recente. Poi abbiamo pensato di inserire nel tracciato un po’ di montagna –  Campitello Matese e il Monte Miletto – , e località che presentano potenzialità in termini attrattivi per un turista lento, come Roccamandolfi col suo ponte tibetano, Santa Maria del Molise con la grotta di San Michele, Casalciprano con i suoi murales. Nella zona di Frosolone, il Cammino tocca una serie di piccoli paesi, tra cui Molise, comune omonimo della regione. Identificato il dove, siamo passati al come, mettendoci alla ricerca di vecchi sentieri.

Il percorso si sviluppa quindi su sentieri già esistenti?

Vladimiro: Non abbiamo creato nulla di nuovo ma riscoperto vie che ormai erano abbandonate. Il percorso attraversa prevalentemente sentieri CAI, tratturi e antiche vie di comunicazione. Nel complesso è all’85% sterrato con brevi tratti su strade interpoderali, utilizzate prevalentemente per collegare i vari sentieri tracciati.

Francesco: Ci siamo ingegnati e divertiti a ritrovare e ripulire sentieri scomparsi nel tempo, non senza fatica. Abbiamo unito ricerca e manutenzione, e come potete immaginare, non essendo noi stabilmente sul posto, è stato un processo lungo. Spesso abbiamo lavorato a turni nei weekend. Talvolta ci siamo anche trovati di fronte all’impossibilità di proseguire lungo quello che era magari l’itinerario ipotizzato. Ad esempio, in un tratto in cui volevamo che il Cammino transitasse vicino al fiume Biferno, dopo due giorni trascorsi nel tentativo di trovare un passaggio, abbiamo rinunciato a insistere e cambiato direzione. Alla fine, passo dopo passo, è venuto fuori il tracciato. E la cosa divertente è che, una volta disegnato tutto l’anello, quando lo abbiamo riportato sulla cartina, ci siamo resi conto che ricorda la forma del Molise.

Seriamente?

Tutti: Provate per credere.

Questo Molise nel Molise, in sintesi, quanto è lungo e di quante tappe consta?

Vladimiro: Sono in totale 118 km, con 5/6 tappe a seconda del grado di allenamento. Grazie alla presenza delle due stazioni ferroviarie, lo si può anche suddividere in due fasi, ad esempio completandolo in due weekend.

Una volta definito il tracciato, com’è andata avanti la storia?

Vladimiro: È iniziata la parte burocratica. Una fase non facile, che abbiamo affrontato con il supporto di alcune persone, primo fra tutti Francesco Mancini (Consiglio Direttivo CAI Isernia e Vice Presidente Club 2000 m, ndr) che è stato il primo cui abbiamo raccontato del progetto, e ci ha creduto fortemente, al punto da volerlo inserire in un evento dedicato al Club 2000 m che si è svolto nel novembre 2025 ad Anagni. A lui va il merito di averci dato le pacche sulle spalle necessarie per non perdere fiducia nel progetto. E in quell’evento è stato bellissimo notare quanto siamo stati in grado di appassionare le persone presenti in sala, semplicemente raccontando la nostra idea. Grande supporto lo abbiamo ricevuto, e lo stiamo ricevendo, dal comune di Frosolone, che ci sta aiutando anche nel fare rete. Lo scoglio maggiore che ci troviamo ad affrontare è infatti contattare le istituzioni, e loro si sono offerti di darci una mano.

In termini pratici, cosa manca per “aprire” il Cammino degli Stanghi ai turisti?

Vladimiro: La traccia GPX è già pronta ma dobbiamo ancora terminare la pulizia dei sentieri e manca ancora la segnaletica. Entro maggio vorremmo ultimare la manutenzione e procedere a installare la prima segnaletica leggera. A questo punto vorremmo avviare una fase di apertura agli esperti, ovvero alle Guide Ambientali Escursionistiche, perché vorremmo da loro dei feedback. Una volta raccolti i loro suggerimenti e apportati i necessari aggiustamenti, magari non avremo ancora raggiunto un grado di perfezione ma, considerando anche che avremo pronti a quel punto anche sito e credenziali, credo che il Cammino possa prendere il via ufficiale. Nel mese di aprile avremo anche 2 appuntamenti in cui presenteremo il Cammino degli Stanghi in anteprima: Open Outdoor Experiences a Paestum e Passo dopo Passo, la fiera del turismo a piedi a Bologna.

A questo punto dobbiamo toglierci un dubbio: cosa significa “stanghi”?

Lamberto: Esistono due risposte, o meglio, due versioni della risposta. Ve le sveliamo entrambe. La prima, quella ufficiale, identifica lo stango come la barra di congiunzione tra l’aratro e gli animali da soma, a testimoniare il legame profondo che l’aratro ha con la terra. Il nostro Cammino si lega infatti ai valori antichi del mondo contadino, lo stesso tracciato si sviluppa in parte su sentieri che erano utilizzati per spostarsi con gli animali, di cui vorremmo favorire una riscoperta. C’è poi una versione più simpatica, legata a un incontro che ci ha colpiti nel profondo. Dopo aver tracciato la prima tappa, all’ingresso del paese di Roccamandolfi, c’era un signore anziano che stava cercando di aggiustare con un flex il paraurti di un furgone completamente arrugginito. Vedendoci arrivare, martoriati dalla fatica, dal caldo, dalle strade sbagliate, ci ha fissati qualche istante e poi ha domandato “Stanghi?”. Perché in Molise le C diventa G.

Quindi in Molise “mi sento stanCo” diventa “mi sento stanGo?”

Lamberto: “Steng stang”, per la precisione. Ricordo ancora le telefonate con mia nonna, la sua risposta alla cornetta era sempre “pronDo”.

Il riferimento agli stanghi, intesi come strumento contadino, evidenzia il fatto che il Cammino punti all’autenticità…

Vladimiro: Assolutamente sì, ma anche alla qualità. Il Cammino degli Stanghi è un progetto che nasce dalla nostra associazione, Spartium Aps – il cui nome fa riferimento alle ginestre di cui è disseminato l’intero territorio che attraversa il Cammino – ma non per l’associazione in sé. È un progetto che nasce per il territorio. Così come altri cammini già esistenti in Molise, vorremmo che il nostro promuovesse il diffondersi del turismo lento ed esperienziale, rendendolo un potenziale volano per la regione. Per raggiungere questo obiettivo non basta essere autentici, regalare emozioni. Serve anche qualità, servono servizi, dalla manutenzione all’accoglienza, motivo per cui speriamo di riuscire a coinvolgere enti e associazioni nella governance stessa del Cammino.

Non essendo esperti di realizzazione di Cammini, avete chiesto suggerimenti a chi già ci è passato?

Vladimiro: La FIPTES (Federazione Italiana Professionisti del Trekkincittà e del Turismo Esperienziale), associazione di categoria cui appartengo come Guida, ci sta fornendo supporto tecnico. Inoltre, abbiamo avuto il piacere di incrociare lungo il nostro percorso due ragazzi, che sono Damiano e Tiziano Fabbri, fondatori del Cammino dei Tre Villaggi nella Tuscia viterbese, che ci hanno fornito importanti spunti, partendo dalla loro personale esperienza. Loro hanno impiegato 5 anni per trasformare in realtà l’idea del Cammino più piccolo d’Italia, affrontando le medesime criticità che ci troviamo a fronteggiare noi. Ci stanno offrendo un prezioso supporto, latente ma costante. Quello che ci auguriamo è di riuscire a creare una rete con altri cammini italiani. Un processo che loro hanno già avviato, mediante creazione di un passaporto dei cammini del Centro Italia, che magari potrebbe essere esteso al Molise.

Con il contributo del Cammino degli Stanghi, che Molise immaginate tra 10 anni?

Vladimiro: Mi piace immaginare un Molise diverso, non più un territorio che pare tutti conoscano sulla carta geografica ma che in pochi hanno effettivamente varcato e vissuto. Un Molise fatto di paesi attraversati da gente in cammino. Vorrei che un abitante del posto, alla domanda “Come hai scoperto il mio paese?”, potesse ricevere la seguente risposta: “Semplicemente camminando”

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