Ambiente

Alla scoperta del primo bosco vetusto d’Italia: l’Abetina di Rosello

Un primato storico per la biodiversità abruzzese: l'area protetta diventa il primo tassello della Rete Nazionale dei Boschi Vetusti.

In un angolo d’Abruzzo poco battuto rispetto ai più noti e frequentati itinerari turistici della regione, a poca distanza dal confine con l’Alto Molise, si conserva da secoli un bosco speciale: l’Abetina di Rosello.

Rosello è un comune montano del Chietino, situato a circa 920 metri di altitudine, e conta poco meno di 200 abitanti. Una comunità piccola e raccolta, custode secolare di uno scrigno di biodiversità. L’Abetina che si sviluppa ai margini del paese non è solo una riserva naturale regionale (riconoscimento ottenuto nel 1997), ma un prezioso frammento di una storia lontana, sopravvissuta al tempo.

Si tratta infatti di uno dei più significativi nuclei di abete bianco (Abies alba) dell’Appennino: una specie relitta dell’epoca post-glaciale che qui svetta con esemplari monumentali. Tra questi domina il “Patriarca”, un gigante di quasi 50 metri d’altezza, annoverato tra gli alberi spontanei più alti d’Italia.

Ma la ricchezza del bosco di Rosello non si ferma agli abeti: faggi, tassi, aceri e cerri secolari convivono in un ecosistema in armonia, in cui il lupo appenninico, il gatto selvatico e il raro picchio nero trovano rifugio tra tronchi che portano i segni dei secoli.

In occasione della Giornata Internazionale delle Foreste 2026, l’Abetina celebra un traguardo storico: il riconoscimento ufficiale come primo Bosco Vetusto d’Italia, iscritto come numero 1 nella Rete Nazionale istituita presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF).

Cosa significa essere il primo “Bosco Vetusto” d’Italia

L’iscrizione ufficiale alla Rete Nazionale dei Boschi Vetusti, sancita dal Decreto Ministeriale n. 90394 datato 24 febbraio 2026, giunge al termine di un iter di validazione scientifica che ha confermato requisiti di eccellenza assoluta.

Un bosco viene definito “vetusto” quando è composto da specie autoctone spontanee che per oltre sessant’anni sono rimaste intoccate dall’uomo, mantenendo un equilibrio in cui i processi naturali evolvono senza interferenze. L’Abetina di Rosello, con un’estensione di circa 169 ettari, presenta tutti gli stadi del ciclo vitale: dalle giovani piantine agli alberi morti in piedi, alberi morti atterrati, oltre a una ricca lettiera e ampie aree colonizzate da erbe e arbusti.

L’Italia è la prima nazione europea ad aver avviato la creazione della Rete, che prende dunque il via in Abruzzo per estendersi, ci si augura quanto prima, a tutto lo Stivale. In Italia sono stati finora riconosciuti circa 160 boschi che rispondono ai parametri richiesti per il riconoscimento come “bosco vetusto”, ma perché tali formazioni possano entrare nell’elenco ufficiale sarà determinante l’identificazione da parte delle Regioni di pertinenza.

“Tutti i boschi vetusti riconosciuti dalle Regioni saranno inseriti nella Rete nazionale – spiega in occasione del riconoscimento dell’Abetina a bosco vetusto il Dirigente della Direzione Foreste del MASAF, Alessandro Cerofolini, aggiungendo che la gestione delle formazioni boschive sarà affidata alla Direzione generale delle foreste, “sul modello già adottato con successo per la tutela degli alberi monumentali d’Italia.”

Tutti i boschi della Rete saranno georeferenziati e mappati in quella che diventerà la nuova Carta forestale d’Italia, attualmente in corso di realizzazione. Inoltre è previsto l’inserimento di una sezione apposita dedicata alle faggete vetuste primordiali, riconosciute come Patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO.

Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, ha dichiarato che questi luoghi “uniscono natura, cultura e identità. La loro verticalità testimonia lo scorrere del tempo e racconta la nostra storia”.

L’Abetina di Rosello, un tesoro da proteggere

Il riconoscimento non è solo un titolo, ma l’istituzione di un regime di elevata tutela. Il decreto del 24 febbraio impone infatti nell’area una serie di divieti categorici, volti a escludere ogni forma di disturbo antropico che possa compromettere la salute dell’ecosistema.

All’interno del perimetro è interdetta qualsiasi attività di prelievo o manipolazione: è vietata ogni forma di caccia e pesca, l’abbattimento di alberi e arbusti, e persino l’asportazione dei tronchi caduti a terra, che devono rimanere in loco per alimentare il ciclo della vita del sottobosco e della lettiera.

Le restrizioni riguardano anche la fruizione quotidiana: è vietato il transito di veicoli a motore, l’accensione di fuochi, il campeggio e il fumo. Anche le moderne tecnologie sono limitate: il sorvolo dell’area con droni è interdetto, così come la diffusione di musica o rumori molesti. Persino l’accesso pedonale segue regole precise: è obbligatorio restare sulla sentieristica preesistente e i cani devono essere tenuti rigorosamente al guinzaglio. Queste misure sono strumenti necessari per garantire la conservazione e l’evoluzione naturale delle popolazioni animali e vegetali, trasformando il bosco in un centro di studio e documentazione biogenetica.

Un riconoscimento frutto di un lavoro corale

Emanuele Imprudente, vicepresidente della Giunta regionale dell’Abruzzo, ha sottolineato come questo primato rappresenti “un traguardo che entra di diritto nella storia della Regione”, frutto di un lavoro corale durato quasi cinque anni.

Per il sindaco di Rosello, Alessio Monaco, il riconoscimento ottenuto dall’Abetina è “un esempio concreto di come l’impegno nella tutela della natura, quando dura nel tempo, possa generare risultati straordinari”.

Per il primo bosco vetusto d’Italia inizia ora una seconda fase: quella di definizione di un Piano di Gestione e Monitoraggio, grazie a un finanziamento di 30.000 euro assegnato dall’Assessorato regionale all’Agricoltura e Foreste della Regione Abruzzo al Comune di Rosello. Il compito è stato affidato alla SIRF (Società Italiana di Restauro Forestale) e al CISDAM (Consorzio Intercomunale per la Salvaguardia e la Difesa dell’Ambiente Montano) di Rosello.

“Ci sono incarichi che non rappresentano solo un riconoscimento professionale – commenta attraverso i canali social la SIRF – , ma una responsabilità morale profonda.”

Quello che gli esperti si preparano ad affrontare è un cammino che richiede “umiltà, competenza, passione e profondo rispetto”. Il Piano dovrà assicurare la tutela delle dinamiche e dei processi naturali, un rafforzamento del monitoraggio e della ricerca scientifica nel sito e la promozione di modelli di gestione innovativi.

In sintesi un prendersi cura del bosco, rispettandone i ritmi e la biodiversità, custodendone la memoria con lo sguardo rivolto al futuro. Prioritario è “riconoscere che il nostro tempo non è quello delle foreste, né quello del loro respiro profondo.”

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