
Negli ultimi anni, il mondo della divulgazione scientifica e ambientale ha subito una metamorfosi radicale. Cresce il numero degli influencer che devono il loro successo non tanto al contenitore – ai reel dai colori e dal ritmo giusto e incalzante – quanto al contenuto, alla capacità di trasmettere conoscenze, anche complesse, strizzando l’occhio al pubblico. E anche la comunicazione istituzionale, un tempo confinata in bollettini austeri e linguaggi tecnici, ha scoperto il potere dell’ironia. Ne è testimonianza la scelta operata nelle ultime settimane dal Parco Nazionale Gran Paradiso (PNGP), che ha avviato la pubblicazione di una serie di post sul canale ufficiale Instagram, volti a strappare un sorriso al lettore. Il velo della serietà viene momentaneamente sollevato, lasciando spazio a contenuti che stimolano interazione con un pubblico pronto a mettersi in gioco.
Il compito del Parco non è certo mutato nel tempo – resta prioritario come obiettivo il conservare la biodiversità, favorendo al contempo lo sviluppo sostenibile delle comunità che ricadono entro i confini dell’area protetta – ma sta cambiando quello che è il modo di richiamare l’attenzione del pubblico.
“Ma quanto si paga per entrare al PNGP?”
A partire da inizio mese, il Parco ha pubblicato su Instagram due post, che hanno messo a nudo il dietro le quinte delle segreterie turistiche del PNGP. Ogni anno, gli uffici ricevono centinaia di domande da parte dei visitatori, che oscillano talvolta tra l’ingenuità e il surreale. L’ente ha deciso di non ignorarle, ma di trasformarle in un’occasione educativa.
La “Top 5” delle domande più comuni svela un’incomprensione di fondo su cosa sia un’area protetta. Alle richieste su orari di apertura o biglietti d’ingresso, il Parco risponde con chiarezza netta: non ci sono cancelli né tornelli. Altro chiarimento doveroso è che il PNGP non è uno zoo: gli animali non sono “in esposizione”, ma vivono liberi e l’incontro con uno stambecco o un gipeto è da considerarsi un dono del caso e della pazienza, non un’attrazione programmata. Un dono da cogliere nella maniera corretta, restando alla giusta distanza per ammirare senza arrecare disturbo alla fauna.
L’ironia diventa poi un’arma di difesa per la natura quando si tocca il tema del cibo donato agli animali selvatici o del campeggio selvaggio. Spiegare che dare da mangiare a una volpe può alterarne l’istinto e non giovare affatto sulla sua salute, o che il bivacco è consentito agli alpinisti solo in via emergenziale per una notte – laddove non siano presenti nelle vicinanze strutture di riparo o qualora queste siano al completo – al fine di non disturbare la fauna, sono messaggi che arrivano al destinatario decisamente meglio se comunicati con un linguaggio diretto e brillante, lontano dal tono punitivo del divieto.
Il secondo capitolo della rubrica ha alzato l’asticella dell’assurdo. Tra chi chiede se nelle escursioni con le guide bisogna camminare e chi vorrebbe nuotare con le lontre nel laboratorio Acqua e Biodiversità – che ricordiamo essere un percorso multimediale e non un parco acquatico – emerge un ritratto dell’utente moderno: curioso, ma a tratti pigro.