
Caro Everest, quanto mi costi? Pochi giorni fa l’Assemblea Nazionale di Kathmandu, l’equivalente del nostro Senato, ha approvato con voto unanime una legge che rende più complicato e più caro, per gli alpinisti stranieri, ottenere un permesso per tentare l’Everest e gli altri “ottomila” del Nepal.
Chi si sta allenando per il “Big E”, o ha già i bagagli pronti per partire, può continuare la preparazione senza agitarsi. “Prima di entrare in vigore, la legge dev’essere approvata dalla Camera dei Rappresentanti, i cui membri verranno indicati dalle elezioni del prossimo 5 marzo. Poi deve tornare all’Assemblea Nazionale ed essere firmata dal presidente della Repubblica” spiega il quotidiano Kathmandu Post. Le nuove regole entreranno in vigore in autunno, o nel 2027.
“Ogni anno, nuove regole vengono proposte per i trekker e gli alpinisti che visitano il Nepal, e ogni volta bisogna attendere per vedere quali vengono fatte rispettare e come. La differenza, quest’anno, è che non si tratta di regolamenti del Ministero dei Turismo o di autorità locali, ma di una legge nazionale, che dovrebbe avere un peso diverso” spiega Angela Benavides su ExplorersWeb.
Tra le nuove regole, la più importante riguarda l’obbligo, prima di tentare l’Everest, di aver già salito un “settemila” in Nepal. Non sarà sufficiente, quindi, aver raggiunto una vetta imponente ma “straniera” come il Pik Lenin (7134 metri, Kirghizistan e Tajikistan), il Muztagh Ata (7546 metri, Cina) o lo Spantik (7027 metri, Pakistan), né uno dei frequentati “trekking peak” nepalesi come l’Imja Tse/Island Peak (6189 metri) o il Mera (6476 metri).
Se la legge verrà fatta rispettare, nemmeno l’impegnativo Ama Dablam (6848 metri), icona della regione nepalese del Khumbu, o un “ottomila” straniero come il Gasherbrum II (8035 metri, Pakistan) o il Cho Oyu (8201 metri, Cina) saranno dei requisiti sufficienti. Forse sapendo della nuova regola in arrivo, negli ultimi anni le agenzie di trekking di Kathmandu hanno moltiplicato le spedizioni commerciali dirette a “settemila” nepalesi come il Baruntse (7126 metri) o l’Himlung Himal (7126 m).
Con la nuova norma in arrivo, agenzie straniere come la Adventure Consultants, oltre a quelle nepalesi, hanno immediatamente postato sul web degli inviti a iscriversi alle spedizioni di quest’anno, in partenza tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2026, per le quali ci sono ancora dei posti disponibili, e non vale la regola di aver salito un “settemila” nepalese.
In alternativa, sono aperte le iscrizioni alle spedizioni ai “settemila” (in Nepal, incluse le anticime, ce ne sono ben 86), che garantiscono una bella avventura quest’anno, e permettono di tentare l’Everest in futuro.
A scanso di equivoci, è bene dire che nessuno degli 86 “settemila” nepalesi è facile, e tutti richiedono corde fisse, campi attrezzati e logistica adeguati. Per gli aspiranti ai Piolets d’Or la questione è ovviamente diversa. In tutti i casi, però, l’aumento dei guadagni per le agenzie nepalesi dovrebbe essere garantito.
Altre regole, presenti anche in altri Paesi himalayani, richiedono di allegare alla richiesta per l’Everest un certificato sanitario recente. Una regola che viene estesa agli Sherpa, ai portatori d’alta quota e anche agli ufficiali di collegamento, che pure lasciano raramente il campo-base.
15.000 dollari per mettersi in fila sull’Everest
La nuova legge in discussione a Kathmandu prevede anche che nella richiesta debbano essere specificate la via e lo stile (ossigeno in bombola o no) che si prevede di utilizzare. E’ prevista l’istituzione di un fondo per l’ambiente, nel quale confluiranno i 4.000 dollari di deposito richiesti a ogni alpinista diretto all’Everest, e che vengono restituiti se la spazzatura torna a valle.
Né il Kathmandu Post né ExplorersWeb sono riusciti a sapere se sono in arrivo nuove regole per l’utilizzo dei droni per trasportare i carichi (nel 2025 gli Icefall Doctors li hanno usati ampiamente per attrezzare la seraccata del Khumbu), né sull’utilizzo di elicotteri a monte del campo-base. Non è previsto un limite al numero delle autorizzazioni per l’Everest, che negli anni scorsi sono state tra 800 e 900.
I costi dei permessi, che sono una frazione del costo di ogni spedizione, in Nepal sono stati ritoccati nel 2025. In alta stagione (prima del monsone) l’Everest costa 15.000 dollari per la normale e 10.000 per un’altra via, gli altri “ottomila” (Makalu, Kangchenjunga, Lhotse, Annapurna, Dhaulagiri) costano 3. 000 euro tranne il Manaslu per il quale basteranno 1.500 dollari. Per salire un “settemila” si devono versare da 500 a 1.000 dollari.
Costa 1.000 dollari anche l’Ama Dablam, difficile e gettonatissimo. In autunno tutti i prezzi si dimezzano, tranne quello dell’Ama Dablam che resta uguale e quello del Manaslu (molto frequentato dopo il monsone) che raddoppia a 3.000 dollari.
Il K2, in Pakistan, “costa” solo 3.500 dollari
In confronto all’Everest, per quanto riguarda il permesso, il K2 dal versante del Pakistan sembra essere diventato un affare. Le tariffe per la seconda cima della Terra e gli altri quattro “ottomila” pakistani (Nanga Parbat, Gasherbrum I e II, Broad Peak) sono stati fissati nel 2025 dopo vari saliscendi. Quest’anno tentare il K2 in estate costa 3.500 dollari, meno di un quarto dell’Everest, e scende nelle altre stagioni. Più vicini alle tariffe nepalesi sono invece sono i permessi per gli altri “ottomila” (2.000 dollari) in estate e per i “settemila” (da 500 a 800).
Vale la pena ricordare che, mentre nessuno tenta il K2 in autunno, la stagione successiva ai monsoni vede da qualche anno – come in Nepal e in India, d’altronde – un numero crescente di spedizioni a vette più basse, ma spesso molto impegnative ed eleganti.
Per capirlo, basta uno sguardo agli elenchi dei premiati dell’ultima e delle precedenti edizioni dei Piolets d’Or. Sui “seimila” e sui “settemila”, da anni, vanno in scena molte delle spedizioni più interessanti dell’Himalaya e del Karakorum.