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È strage: tredici morti in montagna in una settimana. Si potevano evitare?

Il drammatico bilancio degli ultimi giorni sulle montagne italiane impone una riflessione sulle condizioni nivologiche eccezionalmente critiche e un forte richiamo alla prudenza per chi frequenta l’ambiente innevato. Il comunicato del CNSAS

A seguito del grandissimo numero di incidenti, soprattutto causa valanghe e in troppi casi con esiti letali, degli ultimi giorni, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha diramato un comunicato che riportiamo integralmente.

L’area interessata dai distacchi valanghivi registrati negli ultimi giorni è estremamente vasta e coinvolge gran parte dell’arco alpino, dalla Valle d’Aosta al Friuli-Venezia Giulia, passando per Lombardia e Trentino. L’ultima vittima, poche ore fa, invece nelle Marche. Le cause degli eventi non sono riconducibili a un’unica situazione tipo; emerge tuttavia con evidenza una configurazione ricorrente, legata alla presenza di strati deboli persistenti all’interno del manto nevoso.

In numerosi settori, la neve fresca e la neve ventata dei giorni precedenti poggiavano su neve vecchia caratterizzata da marcata debolezza strutturale e, in diversi casi, su strati di brina di superficie sepolta, elemento che riduce in modo significativo la coesione tra i diversi livelli del manto. A questa struttura già instabile si sono aggiunte, in alcune aree, precipitazioni accompagnate da intensa attività eolica, che ha determinato la formazione di accumuli da vento localizzati, spesso estesi e particolarmente sensibili anche a sollecitazioni minime.

In tali condizioni, il passaggio di un singolo sciatore o per sovraccarico da peso naturale della neve può risultare sufficiente a provocare il distacco. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla capacità di propagazione delle fratture: la presenza di strati deboli persistenti favorisce infatti il coinvolgimento di porzioni ampie del pendio, con la possibilità che il distacco interessi l’intero spessore del manto nevoso e dia origine a valanghe di dimensioni significative.

I punti pericolosi risultano pertanto numerosi e difficilmente individuabili sul terreno, rendendo complessa – anche per utenti esperti – l’individuazione di linee di salita o discesa realmente sicure. Per questo motivo, anche nei primi giorni della settimana appena iniziata, la scelta di itinerari in ambiente invernale su pendii ripidi rimane particolarmente delicata.

Il consiglio del Soccorso Alpino – oltre al richiamo costante alla conoscenza e utilizzo dei dispositivi di autosoccorso – è quello di studiare attentamente i bollettini nivologici nella loro interezza, valutando con attenzione non solo l’itinerario pianificato ma anche le modalità di salita e discesa, e di considerare seriamente l’opzione di attendere il naturale assestamento del manto nevoso prima di intraprendere attività in ambiente innevato su terreni potenzialmente esposti al pericolo valanghivo”.

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