Sauris: i silenzi e le tradizioni delle Carnia
L’antico borgo sulle montagne del Friuli è perfetto per una vacanza (quasi) senza impianti di risalita. Facili itinerari escursionistici, sapori eccellenti e le atmosfere di un villaggio che ha saputo dire no a esagerati modelli di sviluppo

Nel cuore delle Alpi Carniche occidentali, piuttosto isolata rispetto alle direttrici stradali più battute, la conca di Sauris si adagia al centro di boschi e alti pascoli – in estate ricchi di malghe monticate – quale meta di un turismo invernale dolce e lento, lontana da congestioni di traffico, frenesie e rumori.
È qui che bisogna dirigersi se si vuol trovare spazi, luoghi e ritmi alternativi al turismo di massa delle località più frequentate.
Non è qui che si deve venire se si è in cerca di piste da sci veloci e affollate, anche se non mancano due piccoli impianti che offrono circa trecento metri di dislivello sciabile e tre chilometri totali di sviluppo, Sono impianti ideali per portare i bambini a imparare e per questo Sauris è meta ideale per famiglie, che possono ritrovare una certa serenità nel lasciare i piccoli liberi in un contesto non sovraffollato. Ed è solo una delle tante attività riservate ai più giovani – c’è anche una pista di pattinaggio e un maneggio funzionante anche in inverno – per far loro ritrovare il contatto con la natura. Sauris è apprezzata da chi cerca una meta discreta e appartata, non è un caso che Michelle Hunziker ne abbia fatto una destinazione prediletta, sia in estate che in inverno.
E non è un caso che a Sauris sia stato ambientato il film Paradise. Una nuova vita di Davide Del Degan, che racconta la storia di un testimone di giustizia siciliano che ha testimoniato un grave episodio di mafia infrangendo il muro di omertà, e che è stato “spedito” con un programma di protezione tra le montagne del Nord Est in una Sauris invernale quasi deserta. Una Sauris dove si è circondati da un ambiente spettacolare e dove al tempo stesso gli abitanti mantengono le tradizioni vive – come lo Schuhplattler (battitore di scarpe), il dinamico ballo tirolese riservato ai soli uomini. Quella di Sauris è una comunità viva, con tradizioni tuttora alimentate dai residenti – in tutto 390 anime – come quella per il Carnevale, dove la classica mascherata, che quest’anno cade il 14 febbraio e che si muove tra le località di Sauris di Sopra e di Sotto, presenta le tradizionali e uniche maschere di legno intagliate a mano dagli artigiani saurani. Non a caso nel 2023 Sauris ha ricevuto il riconoscimento di Best tourism village che premia i paesi e i villaggi che, nelle aree rurali di tutto il mondo, tutelano il paesaggio, la diversità culturale e agricola e le tradizioni locali.
La località è insediata tra i 1200 metri di altitudine di Sauris di Sotto e Lateis e i 1400 di Sauris di Sopra, ed è rimasta piuttosto isolata fino agli anni Trenta del Novecento. Solo allora venne collegata ad Ampezzo da una strada carrozzabile, che sostituì la mulattiera.
Lingua, architetture e tradizioni: un salto all’indietro nei secoli
Il fascino di Sauris risiede anche nella sua storia, che trae origine da comunità di montanari – coloni tirolesi insediatesi qui dalla Carinzia intorno al 1200 e qui rimaste in un isolamento che ha permesso di conservare una lingua germanica parlata anticamente: quello che oggi è il saurano o “de zahrar sproche”. Quegli stessi coloni hanno portato con sé anche la sapienza della tecnica costruttiva del blockbau, che si basa sull’uso di tronchi di larice e abete sovrapposti e incastrati agli angoli, senza utilizzo di chiodi o malta e che è visibile ancora oggi in splendidi esempi di architettura locale. Anche le due chiese presenti, il santuario di Sant’Osvaldo, re di Northumberland, patrono invocato contro la pestilenza e la chiesa di San Lorenzo, l’una di origini duecentesche ma rimaneggiata nel Settecento, la seconda di tipo gotico austriaco quattro-cinquecentesco, presentano all’interno opere di rilievo: una su tutte lo spettacolare altare ad ali (flügelaltar) eseguito dallo scultore Michael Parth, nel 1524, dipinto e dorato.
La presenza del lago aggiunge fascino alla visita seppure si tratti di un bacino artificiale realizzato nel 1948 per raccogliere le acque del torrente Lumiei.
Escursioni sulla neve per tutti i gusti
Nelle vicinanze dell’abitato ci sono quattro itinerari invernali sempre battuti meccanicamente: quello menzionato sopra e percorso durante il Carnevale, un secondo percorso che da Sauris di Sotto raggiunge il Rifugio agriturismo Einblattribn, un terzo che dalle piste di Sauris di Sopra raggiunge la località Beinte e un quarto che raggiunge Malga Festons, aperta saltuariamente nei weekend o in occasione di eventi.
Per gli amanti dello sciescursionismo e delle ciaspe, i dintorni offrono molte possibilità di escursioni, tra queste c’è l’anello del Monte Ruche (o Ruke o Rucke), un’escursione di otto chilometri e 350 metri di dislivello, con un comodo punto di appoggio nell’omonimo agriturismo. Altra meta è il Monte Morgenleit che si raggiunge da Sauris di Sopra con circa 600 metri di dislivello attraverso boschi: si sale lungo la strada forestale fino alla Sella Festons da dove si procede a destra salendo il pendio che porta alla cima del Morgenleit. Andando invece a sinistra dalla sella si raggiunge il Monte Malins (1943 m). Prestare attenzione sui versanti ripidi che sono esposti a sud e hanno un fondo di erba che facilita i distacchi nelle ore calde. Anche il Monte Torondon è una meta invernale: ma in tutti questi casi è necessaria un’attenta valutazione sul posto dei versanti più ripidi al di fuori del bosco.





