Turismo

In Val Martello, dove ci si diverte alla grande anche senza impianti di risalita

La vallata altoatesina nel Parco Nazionale dello Stelvio ha preferito puntare sugli sport invernali meno invasivi. Una scelta apprezzata dagli amanti della montagna

Siamo a Laces, in Val Venosta. Qui si imbocca una strada laterale che incomincia subito a salire, lungo una valle percorsa dal torrente Plima e immersa nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio. Si dimentica in fretta lo spazio antropizzato del fondovalle: a dominare è la natura della Val Martello, con una manciata di paesini disseminati lungo il percorso. La popolazione dell’intera vallata non supera gli 850 abitanti. D’inverno, la neve rende il paesaggio fatato, mentre ci si inoltra per oltre venti chilometri sempre più in alto fin dove la strada finisce, oltre quota 2000. Fra i vari tremila che si ergono ai lati della valle – dal Gioveretto alla Punta Sluder – il gigante incontrastato è il Cevedale (3764 m), che attende il visitatore alla fine del tragitto.

Le montagne non mancano e questo luogo avrebbe potuto diventare un paradiso dello sci da discesa. Ma qui di impianti non se ne vedono. La Val Martello ha fatto una scelta differente, accogliendo sport invernali meno invasivi e più rispettosi del paesaggio montano. Dallo sci di fondo alle ciaspole, dallo sci alpinismo allo slittino, passando per una disciplina olimpica come il biathlon. Il risultato? Un paradiso per gli sportivi. Chi lo scopre per la prima volta ammantato di neve fa fatica a immaginare che, d’estate, questi luoghi ricchi di sentieri per gli escursionisti si tramutano per magia nella Valle delle Fragole. Tra i 900 e i 1800 metri di altitudine, i campi diventano lo scenario della produzione più alta d’Europa di fragole e piccoli frutti come i lamponi. Chi viene d’inverno può consolarsi assaporando le marmellate prodotte con fragole e frutti locali.

Il fiore all’occhiello della Val Martello è il Centro Biathlon Grogg, dedicato alla disciplina olimpica che abbina lo sci di fondo con il tiro a segno con la carabina. È situato a quota 1700 metri, più o meno alla stessa altitudine dell’arena Alto Adige, stadio di biathlon di Anterselva che sarà sede delle gare olimpiche. Presso il Centro e nei dintorni ci sono 12 km di piste preparate, che garantiscono condizioni ottimali sia per gli appassionati di sci di fondo, sia per gli atleti, e un moderno poligono di tiro. La struttura è attrezzata per ospitare competizioni nazionali e internazionali.

«Con Snow Depot è stato messo a punto un sistema di conservazione della neve, per consentire lo sci di fondo e il biathlon il più a lungo possibile», racconta Andrea Schwembacher, direttrice della Cooperativa di comunità Martello 3B, che realizza progetti ed eventi per aumentare l’attrattività della Val Martello. «La neve è prodotta artificialmente in condizioni ottimali nel mese di gennaio e viene accumulata in un’area in ombra, vicino alla montagna, poi coperta con chips di legno. Così può essere conservata con perdite minime durante i mesi estivi. Viene poi distesa a fine ottobre sulla pista e rappresenta una base resistente sulla quale si accumula la neve naturale. In questo modo, si può usare la pista da inizio novembre fino a metà aprile. D’estate, quando la neve non c’è più, ci si allena sulla pista con skiroll».

La Val Martello ha ospitato le gare di biathlon per la prima volta nel 1992. «Nel 2025 abbiamo concluso con successo i Campionati Europei, la nostra più grande competizione di biathlon fino a oggi. Il talento emergente Felix Ratschiller, originario della Val Martello e che è riuscito a conquistare una medaglia ai Campionati Europei Juniores 2025, nel frattempo fa parte del team di biathlon dell’Aeronautica Militare», aggiunge Schwembacher. Il Centro Grogg è aperto tutto l’anno e offre lezioni individuali o in gruppo a chi volesse accostarsi al biathlon o allo sci di fondo. «Per la valle, strutturalmente debole e minacciata dall’emigrazione, il centro di biathlon è un’importante fonte di reddito che crea posti di lavoro e genera pernottamenti».

Skialp e ciaspolate con vista

Per gli appassionati di sci alpinismo, la Val Martello offre diversi percorsi a partire dall’alta valle, salendo fino a quota 3000 nel Parco dello Stelvio. Una volta all’anno, ospita le gare del Marmotta Trophy, parte della Coppa del Mondo ISMF. Quest’anno si terranno dal 17 al 22 marzo e prevedono competizioni Individual, Sprint e Mixed Relay. Per vivere la natura invernale in quota senza per forza gareggiare le ciaspole sono un’ottima opportunità. Si può partire, per esempio, dal Maso Stallwies (1953 m), uno dei più alti delle Alpi a essere abitato per tutto l’anno. Anche camminare su un sentiero invernale ha il suo fascino. «Ci sono percorsi battuti dal gatto delle nevi, che consentono di passeggiare», puntualizza Andrea Schwembacher. «Per esempio, si possono raggiungere il Rifugio Nino Corsi o la Malga Lify. Si può camminare anche lungo il lago artificiale Gioveretto». Per chi ama lo slittino, c’è una pista di circa due km a Ganda, a partire dall’Hotel Waldheim fino al Café Hoelderle. Per i piccoli, al Centro Biathlon c’è un “tappeto magico”, un nastro trasportatore di 100 metri che li conduce più alto per lanciarsi con lo slittino o con gli sci.

Oltre agli sport invernali, la Val Martello offre anche spunti culturali. A Martello, merita una sosta la chiesa parrocchiale di Santa Walburga risalente al XIII secolo. Graziosa anche la piccola chiesa di Santa Maria alla Fonderia, in prossimità di un’antica miniera. «La Val Martello era abitata durante l’Età del Bronzo: è stato ritrovato un pugnale ora esposto presso il centro visitatori culturamartell, a Transacqua», commenta Schwembacher. «Questo museo racconta anche della vita dei contadini di montagna».

Quello strano (ex) albergo rosso progettato da Gio Ponti

Proprio alla fine della lunga strada che percorre la valle, in prossimità del parcheggio, sorge isolato un edificio a dir poco singolare. Colpisce perché agli occhi di chi ama la natura è una nota stonata nel paesaggio montano, una presenza invadente. Si tratta di un enorme costruzione dipinta di rosso, che versa in stato di abbandono da decenni e per motivi di sicurezza non è accessibile. Merita però farci un giro intorno, osservare questo monolite che in realtà fu progettato e ultimato nel 1937 dal celebre architetto milanese Gio Ponti.

L’albergo Paradiso al Cevedale, a quota 2160 m, voleva simboleggiare una nuova Italia del benessere, che si concedeva un turismo d’alta quota. La struttura poteva ospitare una clientela modesta, in camerate con bagno in comune, e ospiti di lusso in un’altra area, con camere curate, arredi creati da Ponti, bagno privato e ristorante con servizio al tavolo. C’erano persino sauna, massaggiatore, maestri di sci e il primo telefono attivo nella valle. Poi, nel 1943 il regime cade e all’Hotel Paradiso si installano i nazisti, più precisamente le SS che qui allestiscono una scuola di spionaggio. Dopo la guerra, torna a essere hotel ma presto le finanze non reggono. Si progetta un rilancio, che non avverrà mai. E dagli anni Cinquanta l’Hotel Paradiso, svuotato dei suoi arredi, è testimone di un’era che si è conclusa e che non tornerà mai più. Perché oggi chi ama la montagna non andrebbe mai in vacanza in un casermone con centinaia di stanze, simile a un caseggiato di periferia. Il destino dell’Hotel Paradiso resta tutt’ora un punto di domanda.

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