Dopo lo stop (forzato) agli impianti Macugnaga ripartirà vestita di verde?
L’improvvisa chiusura di entrambi i comprensori sciistici del paese ai piedi della Est del Monte Rosa, obbliga a scelte all’insegna del green. Una strada da percorrere con decisione per non morire. E che si rivelerà preziosa anche quando torneranno seggiovie e funivie
No, non l’hanno scelto. L’imprevisto stop per l’intera stagione invernale degli impianti di entrambe le aree sciistiche di Macugnaga ha messo in ginocchio l’economia del magnifico borgo ai piedi della parete Est del Monte Rosa. Diciamolo subito e con chiarezza: l’offerta sciistica di Macugnaga era comunque lontana da quella delle stelle di prima grandezza dell’industria dello sci. Però ci si divertiva lungo tracciati mai banali, inoltre lo scenario che faceva da sfondo alle piste del Monte Moro e del Belvedere è senza dubbio impareggiabile. Acqua (anzi, neve) passata, però.
Almeno per quest’inverno Macugnaga è rimasta a piedi. Rimangono i tapis roulant per i principianti, una bella e rinnovata pista di pattinaggio, ampi spazi per bob e slitte che sfruttano le vecchie piste degli skilift dismessi proprio in paese. La neve abbondante ha inoltre permesso di tracciare la pista da fondo Signal, a Pecetto, che quest’inverno è già stata sede di diverse gare. Ma è chiaro che per un’economia fino a ieri basata sullo sci tutto questo non basta.
Allo sconcerto per l’improvviso cambiamento non può che subentrare la valorizzazione di quanto già c’era, sebbene seminascosto in una sorta di cono d’ombra. Forse questa è l’occasione per rilanciare e provare a percorrere una nuova strada, che si rivelerà comunque preziosa anche se e quando i tornelli degli impianti riprenderanno a bippare. E quello che oggi sembra una scelta di ripiego, fatta in circostanze particolari, sarà parte fondante di una nuova vita del paese durante i mesi invernali.
Camminate nel silenzio
Non solo bambini, non solo gli inguaribili affezionati che popolano le seconde case, i cosiddetti macu-lovers. È il momento del popolo degli escursionisti, degli amanti del bello e del silenzio.
Basta mezz’ora, per esempio, per salire dalla frazione di Isella con le ciaspole fino al Lago delle Fate, gioiello già fin troppo instagrammato. Dal lago si può poi proseguire senza difficoltà inoltrandosi nella Val Quarazzaper un’altra quarantina di minuti fino a Crocette (detta anche la “Città morta) dove si trovano i resti degli antichi stabilimenti per la lavorazione dell’oro estratto dalle miniere sovrastanti.
Più impegnativa, sul versante opposto della valle, è la salita all’Alpe Sonobierg (1926 m). La si raggiunge da Pecetto, risalendo il sentiero che passa accanto al rifugio Scarteboden (aperto d’inverno) per poi raggiungere l’Alpe Bill e la stazione intermedia della funivia del Monte Moro. Da qui si continua lungo la pista da sci ormai deserta e la ciclabile (mai portata a termine) diretta al Monte Moro fino alle baite dell’alpeggio. Occorrono circa 2.30 ore dal paese, ma se il primo tratto della funivia è in funzione il tempo di salita si dimezza. Dalla Sonobierg si può scendere all’Alpe Meccia (impegnativa in caso di neve o ghiaccio) e da qui a Macugnaga completando così un anello molto gratificante. Bella anche l’escursione dalla frazione di Borcaall’Alpe Cicerwald (1657 m). In questo caso si sale quasi sempre nel bosco e i ramponcini di solito sono più utili (e sicuri) delle ciaspole. La meta si raggiunge in circa 1.30 ore e riempie gli occhi e il cuore con il meraviglioso panorama sulla Est del Rosa.
Skialp per esperti e principianti
Il fermo della seggiovia del Belvedere ha di fatto impedito la salita al rifugio Zamboni (2.070 m) con le ciaspole. In passato la società degli impianti di risalita batteva meccanicamente una pista sul ghiacciaio proprio ai piedi della parete del Rosa che facilitava chi si muoveva con le racchette da neve. Ora si torna all’antico e si arriva a destinazione con le pelli di foca sotto gli sci dopo una pellata di poco più di due ore dal paese. Dall’Alpe Pedriola, dove si trova il rifugio, inizia una delle classicissime salite scialpinistiche macugnaghesi (classificata BSA) che porta fino alla vetta del Pizzo Bianco (3.215 m) risalendo il Canalone Chiovenda.
Lunga ma tecnicamente facile è anche la salita al Passo del Monte Moro (2.868 m) che si effettua risalendo la pista da sci. Come nel caso dell’escursione all’Alpe Sonobierg conviene, se possibile, salire con la funivia fino all’Alpe Bill (1.707 m), risparmiando qualche centinaio di metri di dislivello e il primo tratto normalmente avaro di neve a causa anche dell’esposizione.
Per i neofiti dello skialp la meta perfetta è l’Alpe Burki (1.613 m), raggiungibile da Pecetto risalendo per poco meno di un’ora la pista da sci e dove si trova un agriturismo aperto anche in questa difficile stagione. Ha confermato l’apertura anche il Rifugio Wengwald Hutte posto ai 1900 metri del Belvedere e raggiungibile dall’Alpe Burki in meno di un’ora. La salita a Burki e al Belvedere è meta anche dei ciaspolatori. Da preferire però salire fino al Burki lungo la cosiddetta strada degli acquedotti che passa sotto alcune cascate di ghiaccio piuttosto frequentate dagli ice climber.
Un paese da vedere
La passeggiata tra le frazioni del paese è un classico. Cuore storico del paese walser è il Dorf, il primo nucleo di Macugnaga, con le baite ben conservate, la Chiesa Vecchia e il tiglio secolare che secondo la tradizione è ancora quello piantato dai primi coloni che si insediarono nella conca ai piedi del Monte Rosa. Molto suggestive sono anche le frazioni di Pecetto superiore e Isella. Da vedere (sempre su prenotazione) il Museo Walser a Borca e la Miniera d’oro della Guia a Fornarelli e il Museo Casa del Minatore a Pestarena, che raccontano con semplicità e rigore importanti pagine della storia locale.
Basterà tutto questo per rivitalizzare il paese? Di certo non si tornerà quest’inverno ai numeri delle ultime stagioni. Ma se credere in un’opzione alternativa allo sci di pista questa volta è un obbligo, l’inverno senza sci potrebbe far vedere il paese con occhi nuovi ai suoi stessi abitanti. O, almeno, offrire una fonte di reddito da non disprezzare.









