Montagna.TV

Grande Alex Honnold! Superati in free solo i 509 metri del grattacielo di Taiwan

Nella notte italiana tra il 24 e il 25 gennaio, Honnold ha superato in libera le pareti di cristallo e di acciaio del Taipei 101. Meravigliose e impressionanti le immagini trasmesse in diretta mondiale da Netflix. Ma questo evento ha cambiato l’arrampicata e l’alpinismo?

Straordinario Alex Honnold! Dopo le sue arrampicate leggendarie in Patagonia e a Yosemite, il climber e alpinista californiano che vive da anni a Las Vegas ha salito in libera e senza corda il Taipei 101, l’undicesimo edificio per quota della Terra. Al contrario di altre scalate urbane famose, concluse con i protagonisti portati via dalla polizia, l’exploit ha avuto l’appoggio delle autorità di Taiwan, ed è stato trasmesso in diretta da Netflix. 

In montagna ci si sveglia alle 2 del mattino per salire una grande vetta delle Alpi, dal Gran Paradiso alla Punta Gnifetti del Rosa. La scorsa notte, invece, a causa del fuso orario (la mattina di Taipei equivale al pomeriggio-sera negli USA), migliaia di alpinisti e arrampicatori in Europa si sono trasformati in spettatori. “Momenti così accadono una volta ogni generazione!” ha urlato alla fine la conduttrice di Netflix. Forse esagerava, ma solo un po’. 

Il Taipei 101, icona della capitale di Taiwan, nel 2004 era l’edificio più alto della Terra. La corsa verso il cielo continua, e oggi è all’undicesimo posto, ma resta una costruzione imponente. Il tetto del grattacielo vero e proprio è a 448 metri dalla strada, la guglia raggiunge i 509,20. Nei giorni feriali, all’interno, lavorano 10.000 impiegati. 

L’arrampicata di Alex Honnold era prevista per sabato 24, ma la pioggia ha costretto a rinviarla a domenica. Alle 2 del mattino italiane, le 9 a Taiwan, Alex è uscito da un van bianco, ha abbracciato la moglie Sanni, ha salutato con la mano il pubblico che gridava il suo nome al di là delle transenne. Poi si è seduto, si è allacciato le scarpette e ha raggiunto la roccia, pardon il cristallo e l’acciaio del grattacielo. 

La progressione. Emozionante

Ha iniziato a scalare alle 2.12 italiane, accompagnato sullo schermo di Netflix da un cronometro. Dopo 3 minuti e 45 secondi ha lasciato le barre d’acciaio della parete per affrontare un’enorme decorazione a forma di fiore. Dopo 16 minuti e 22 secondi si è alzato in piedi alla sommità del primo Ruyi, un enorme drago stilizzato che lo ha costretto (come i successivi) a dei passi delicati sul suo profilo ricurvo.

Poi, per quasi un’ora, Honnold ha superato le otto Bamboo box, i segmenti del Taipei 101 progettati per somigliare a un bambù. Tra l’uno e l’altro, dei terrazzi gli hanno consentito di riprendere fiato. Aumentava a ogni piano il pubblico che fotografava e incitava oltre le finestre, sventolando cartelli “Go Alex!”. Per due volte, seguita da una telecamera impietosa, faceva parte del pubblico Sanni, felice e giustamente preoccupata. 

Più volte, per spezzare la diretta, la regia ha mandato in onda spezzoni di interviste con Alex, e immagini che lo mostrano con la famiglia (la sua primogenita June ha quattro anni, la piccola Alice Summer sta per compierne due) e mentre si allena. “Alzarsi stringendo le barre verticali d’acciaio è semplice quando lo fai poche volte, ma farlo per centinaia di volte è molto duro” ha spiegato l’alpinista. 

Alla partenza Alex era concentratissimo, salvo girarsi a salutare il pubblico ogni volta che poteva. Poi, man mano che saliva, si è rilassato, sorridendo a chi lo incitava dietro alle finestre del grattacielo. Dopo un’ora e 11 minuti, il re di Yosemite si è regalato una sosta con i piedi a penzoloni nel vuoto, scatenando un’ovazione nel pubblico. Poi è arrivata la parte più dura. Superata l’ottava Bamboo Box, la via verso la “vetta” del Taipei 101 era sbarrata da una serie di strapiombi. Prima una serie di barriere più brevi, poi una struttura a forma di coppa, alta una decina di metri e che esce nel vuoto di quattro. 

Lì il pubblico si era ridotto ai cameraman di Netflix che sbucavano e riprendevano da tutti i lati (c’erano anche un elicottero, e un operatore su una statica a una ventina di metri dalla parete), ma a quel punto Honnold era lanciato. A metà del grande strapiombo, per scaricare le braccia, si è concesso una sosta affidata a un incastro di gamba, che ha provocato una seconda ovazione.

Oltre l’ultimo terrazzo, per superare un tratto verticale e levigato di una trentina di metri, il team di Honnold aveva fissato una scaletta da speleo alta una trentina di metri, che i commentatori di Netflix hanno definito janky (“instabile”) e squirrely (“sgusciante”). A rigore, questo aiuto potrebbe inficiare la definizione “free solo” per la scalata. Ma altrimenti non sarebbe stato possibile passare. 

Alle 3.43 del mattino ora italiana (le 10.43 di Taiwan, le 21.43 di New York), del 25 gennaio, un’ora e 31 minuti dopo aver lasciato il marciapiede, Alex si è alzato in piedi sulla minuscola cupola d’acciaio della cima del Taipei 101. Ha estratto il cellulare, si è concesso un selfie, si è goduto il vento del mattino e le urla e gli applausi che salivano dalla strada. 

Poi è sceso di due metri arrampicando, ha indossato un imbrago e lanciato una corda che erano stati lasciati lì in precedenza, e si è calato fino all’ultimo terrazzo, dov’era arrivata anche la moglie. I sorrisi e i pollici alzati della troupe, e un abbraccio tra Sanni e Alex hanno preceduto la fatidica frase sui “momenti così accadono una volta ogni generazione”. Poi i titoli di coda.

Una grande impresa, ma l’alpinismo è un’altra cosa

Non credo che il 25 gennaio 2026, con l’arrampicata sul Taipei 101, possa entrare nella storia dell’alpinismo come l’8 agosto del 1786, data della prima salita del Monte Bianco, o il 29 maggio del 1953 con l’arrivo di Hillary e Tenzing sull’Everest. Dal punto di vista della comunicazione, però, le immagini arrivate in diretta dai Taiwan sono state certamente una svolta. 

Negli ultimi anni, più volte, abbiamo visto straordinarie immagini di alpinisti-atleti senza corda. Il regista Jimmy Chin, insieme a Elizabeth Chai Vasarhelyi, ha vinto un Oscar per il miglior documentario con Free Solo, che mostra Honnold mentre scala senza corda su El Capitan. 

Pochi mesi fa, lo stesso Chin ha girato immagini altrettanto impressionanti di Jim Morrison, mentre scende in sci sul versante cinese dell’Everest. Quando le abbiamo viste, però, sapevamo che i protagonisti avevano rischiato la pelle, ma erano tornati a casa sani e salvi. 

Nella diretta di Netflix da Taiwan, insieme alla classe e al coraggio di Alex Honnold, c’era invece un brivido nero, la possibilità di una caduta mortale. E’ possibile che qualche spettatore abbia seguito quell’ora e 31 minuti di spettacolo pregustando un finale tragico?  E’ una brutta domanda, che non può avere risposta, e che potrebbe essere fatta anche per i milioni di persone che, ogni weekend, seguono in tv o dal vivo le gare di Formula Uno o di Moto GP. Ernest Hemingway ci ha lasciato da tempo, ma il fascino della corrida c’è ancora, e spesso coinvolge chi arriva dagli Stati Uniti d’America. 

Prima di chiudere questa cronaca di un evento sportivo e comunicativo straordinario, vale la pena ricordare che nel Taipei 101 e nell’impresa di Alex Honnold c’è stata anche un po’ d’Italia. Ai piedi del climber statunitense, come sempre, era un paio di calzature de La Sportiva, l’azienda trentina che è da tempo tra i suoi sponsor. 

Nella costruzione del grattacielo di Taiwan, più di vent’anni fa, hanno avuto un ruolo decisivo due aziende venete, la Permasteelisa di Conegliano che ha fornito l’acciaio, e la FIB di Padova che ha costruito l’assorbitore armonico, una sfera dal peso di 600 tonnellate, installata nella parte alta del grattacielo, e che gli consente oscillando di restare stabile anche durante i terremoti. Il più forte, due anni fa, è stato di grado 7.4. Chapeau anche per loro.      

Exit mobile version