News

Troppo caldo: stop all’alpinismo sulla Cordillera Blanca in Perù

Valanghe, bufere, crolli di seracchi: il global warming colpisce duro anche sulle Ande e il Parco nazionale Huascarán ha vietato l’alpinismo oltre i 5000 metri fino a marzo. Nessun problema per l’arrampicata su roccia e i trekking

Il cambiamento climatico si fa sentire anche sulle Ande. Il Parco nazionale Huascarán, che comprende le vette più alte e famose del Perù, ha vietato fino a fine marzo l’alpinismo oltre i 5000 metri di quota. A motivare la decisione sono il pericolo di frane, crolli di seracchi e valanghe, e le piogge particolarmente violente. A causarli il riscaldamento del clima e il rapido ritiro dei ghiacciai.

La Cordillera Blanca, che si allunga per quasi 180 chilometri da nord a sud, comprende “nevados” famosi come lo Huascarán (6757 metri), lo Huandoy (6395 metri) e l’Alpamayo (5947 metri), indicato come una delle vette più eleganti della Terra. In tutto, la catena comprende 663 ghiacciai, 269 laghi, 41 fiumi, 16 vette oltre i 6000 metri e 17 che superano quota 5000. 

“E’ importante notare che la decisione del Parco riguarda solo l’alpinismo d’alta quota” spiega Angela Benavides, che ha diffuso la notizia sul sito ExplorersWeb. “L’arrampicata su pareti a quote più basse, come Los Olivos e lo Hatun Machay, è permessa. Sono aperti anche trek famosi in tutto il mondo, come quello della Quebrada de Santa Cruz”. 

La buona notizia per gli alpinisti è che in Perù l’estate australe, che coincide con il nostro inverno, non è l’alta stagione dell’alpinismo. In questo periodo fa caldo e piove spesso, mentre il periodo migliore per camminare e scalare sulla Cordillera Blanca, sulla Cordillera de Huayhuash e sulle altre montagne peruviane coincide con la nostra estate, da giugno a settembre. 

Sono infatti aperti solo in quel periodo i quattro rifugi (Ishanca, Huascarán, Pisco e Contrahierba) e le altre due strutture ricettive costruite a partire dal 1976 dall’Operazione Mato Grosso, un progetto ideato dall’Associazione Don Bosco, e finanziato con la gestione da parte di volontari di una dozzina di rifugi sulle Alpi italiane. Tra questi il Claudio e Bruno in Val Formazza, il Frassati in Valle del Gran San Bernardo e il rifugio degli Angeli in Valgrisenche. Lavorano soprattutto da maggio a settembre anche le guide alpine peruviane (alcune sono titolate UIAGM) e gli accompagnatori di mountain-bike e di trekking. Professionisti che sono stati formati all’interno del progetto Don Bosco, con la collaborazione delle guide alpine italiane.   

Una lunga serie di segnali inquietanti

Tradizionalmente, qualche alpinista ha raggiunto la Cordillera Blanca anche nel nostro inverno. Negli ultimi anni, però, i segnali sono stati inquietanti. Nel 2022, l’alpinista greco Fotis Theorachis ha fotografato delle pericolose cornici sulla cresta sommitale dell’Alpamayo. 

All’inizio del 2025, due alpiniste giapponesi sono rimaste bloccate sulla vetta dello Huascarán, perché i pendii della via di discesa erano stracarichi di neve. Quando i soccorsi le hanno raggiunte, una aveva perso la vita.   

I fratelli baschi Iker ed Eneko Pou, che hanno aperto più di 20 vie nuove in Perù, hanno dichiarato a ExplorersWeb di aver incontrato nel maggio del 2025 molta neve ad alta quota, e di aver rinunciato a tentare un “seimila” per l’alto rischio di valanghe. Più in basso, invece, le condizioni erano opposte. “Il Nevado Churup (5493 metri) offriva in passato una classica ascensione su neve e ghiaccio. Ora invece è venuta in superficie roccia marcia, che costringe a un’arrampicata difficile in salita e a corde doppie pericolose in discesa”, ha spiegato Eneko Pou ad Angela Benavides.  Sembrano storie del Monte Bianco, ma è il Perù. 

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close