Arrampicata

Yannick Flohè da 9b+ su Excalibur

Il climber tedesco ha chiuso il capolavoro di Stefano Ghisolfi ad Arco, che fino a ieri contava solo su due ripetizioni

Yannick Flohè entra nell’esclusivo club del 9b+: lo scalatore tedesco ha annunciato la salita di Excalibur, la via di Stefano Ghisolfi a Drena, vicino ad Arco. Questa via è stata l’ottava di questo grado in ordine di apertura: al momento ne esistono solo dieci con grado confermato, di cui cinque irripetute.

La linea, aperta nel 2023, è corta e ha uno stile di arrampicata piuttosto intenso. Si scala su una serie di micro tacche affilate e tasche scomode, per poi arrivare al boulder della parte superiore, che richiede un’eccezionale tecnica di tallonata. “Sono sicuro di proporre 9b+ come valutazione, questa volta non ho dubbi. Si tratta sicuramente della mia prima salita più dura, e probabilmente della via più dura che c’è adesso in Italia”. Nel febbraio 2025 Will Bosi ha realizzato la prima ripetizione, dopo venti giorni di lavoro. La terza è stata Brooke Raboutou, che si è portata a casa un record importante, con la prima salita femminile di un 9b+.

Scalatori del calibro di Adam Ondra e Jakob Schubert hanno messo le mani su Excalibur, ma – ad esempio – il ceco ha rinunciato per proteggersi dal rischio di infortunio. La beta della via lo obbligava infatti a mettere le dita in una posizione che avrebbe potuto compromettere i suoi tendini.

Flohè ha impiegato 19 sessioni per chiudere la via. L’ha provata per la prima volta nel marzo 2025, realizzando alcuni collegamenti promettenti, tanto da riuscire a salire fino al passo chiave al primo tentativo da terra. “La parte iniziale si adatta molto bene al mio stile, e non sono quasi mai caduto prima della tallonata all’ultimo passo chiave. Ma gli ultimi due movimenti, specialmente la tasca bidito dove entravano a malapena le mie dita medio e indice, erano una vera sfida, anche prese individualmente.  Sono caduto almeno venti volte in quel punto. Senza eseguire quel movimento perfettamente, anche l’ultimo passaggio diventava impossibile, e sono caduto anche lì almeno dodici volte.

Durante le diciannove sessioni che ho lavorato su questa via, la pelle, la pazienza e le condizioni erano i fattori prevalenti. In alcuni viaggi mi sono rovinato la pelle al primo tentativo, ho dovuto riposare per i successivi quattro giorni per poi riaprire lo stesso taglio. Nell’ultimo viaggio ho pianificato un giorno di scalata e tre di riposo per assicurarmi che la pelle fosse sempre in buono stato. È stato un processo frustrante, con aspettative alte e grandi delusioni. Alla fine non mi importava quasi più di chiuderla, tornavo ogni volta e facevo due o tre tentativi. Ho tenuto l’ultimo movimento con pochissimo margine, mi sono quasi sorpreso di avercela fatta!” ha concluso Flohè.

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