Turismo

Val di Fiemme, un mondo di sport (dolci) lontano dalla ressa delle Olimpiadi

La vallata del Trentino ospiterà le gare di salto, combinata nordica e sci di fondo. A chi vuole rimanere distante dalla confusione della kermesse a cinque cerchi, la “porta” delle Dolomiti trentine offre escursioni con o senza ciaspole, fondo, scialpinismo e visite culturali

Diciassette giorni tra allenamenti ufficiali e gare, 20 medaglie d’oro (e altrettante d’argento e di bronzo) da assegnare. Sono queste le cifre delle Olimpiadi invernali 2026 in Val di Fiemme, in Trentino. Le 12 competizioni di fondo si terranno sulle piste e nello stadio dedicato a questo sport a Lago di Tesero, le 6 di salto sui trampolini di Predazzo, rimessi a nuovo per l’occasione. Le gare valevoli per la combinata nordica (2 medaglie) interesseranno entrambe le strutture. A marzo, a Tesero, si disputeranno anche i Giochi Paralimpici. 

La Val di Fiemme, “porta” delle Dolomiti trentine, sorvegliata dal Latemar, dai Lagorai e – a distanza appena maggiore – dalle Pale di San Martino, è sempre stata la culla dello sci nordico italiano. Oltre a quelle di Tesero, gli appassionati del fondo hanno a disposizione le piste del Passo di Lavazè, sul confine con l’Alto Adige, dove la quota elevata mantiene il manto bianco più a lungo.  E’ nato a Castello di Fiemme Franco Nones, il primo atleta italiano a vincere una medaglia d’oro olimpica nello sci di fondo, nella 30 chilometri dei Giochi di Grenoble nel 1968. La Marcialonga, la più celebre “gran fondo” italiana, che interessa anche la vicina Val di Fassa, coinvolge migliaia di appassionati ed è arrivata all’edizione numero 53. Quest’anno si disputa il 25 gennaio. La partenza è alle porte di Moena, l’arrivo nel centro storico di Cavalese.

Lo sci di fondo, però, non è la sola attrattiva di Fiemme. Le foreste della valle, sopravvissute alla tempesta Vaia del 2018, continuano a essere una “miniera verde”. L’industria del taglio degli abeti e della lavorazione del legno, vecchia di secoli, è rimasta un pilastro della società locale nonostante lo sviluppo del turismo. Chi ama lo sci di pista, in Val di Fiemme, ha a disposizione i comprensori di discesa del Cermìs, di Pampeago e Predazzo (che include le piste altoatesine di Obereggen) e del Castellìr di Bellamonte, collegate con quelle di Moena-Passo Lusia in Val di Fassa. Itinerari con le ciaspole sono possibili nei boschi dei Lagorai, nella Foresta di Paneveggio e nella spettacolare Val Venegia, ai piedi delle Pale di San Martino. Gli scialpinisti possono scegliere tra decine di itinerari di ogni lunghezza e impegno. 

Tra Lavazè e il Passo degli Oclini, accanto alle piste di discesa e da fondo, si snodano vari sentieri invernali battuti. Chi preferisce dedicarsi ai sapori ha a disposizione un’ampia scelta di prodotti (miele, speck, formaggi di malga…) e di ristoranti. Palazzi storici, chiese affrescate e musei raccontano un’arte e una storia tutte da scoprire. 

Con le ciaspole: dal Castellìr a Malga Bocche

Uno degli itinerari più belli inizia dal piazzale del Castellìr, 1560 metri, a pochi chilometri de Bellamonte, alla base degli impianti del comprensorio del Lusia. La stradina innevata che inizia alle spalle del ristorante El Zirmo sale con qualche svolta nel bosco, si allontana dalle piste di discesa, entra nel Parco di Paneveggio-Pale di San Martino e raggiunge i 1973 metri di Malga Canvere. 

Si può proseguire in piano fino a Malga Bocche, 1948 metri, magnifico belvedere sulle Pale di San Martino. Chi cerca un’escursione più breve può salire in cabinovia, affrontando così solo il percorso pianeggiante. All’arrivo dell’impianto è lo Chalet 44 Alpine Lounge. A seconda dell’itinerario prescelto si cammina da 2 a 5-6 ore. 

Sentieri battuti, l’anello del Passo degli Oclini

Uno dei più celebri winterwanderweg delle Dolomiti si svolge al confine tra Val di Fiemme e Alto Adige, nei pressi delle piste da fondo del Passo di Lavazè. Dai 1959 metri del Passo degli Oclini, un comodo viottolo traversa a mezza costa ai piedi del Corno Bianco e raggiunge in discesa l’Alpe Gurndin, 1952 metri, aperta con servizio di ristoro solo in estate.
Si continua scendendo a larghe svolte in vista del Corno Nero, e si risale per pochi metri fino alla accogliente Isi Hütte, 1858 metri, un bar-ristorante accanto alle piste da sci. Un altro viottolo battuto riporta in salita al punto di partenza. Occorrono 2 ore o poco più.  

Sci di fondo: gli anelli del Passo di Lavazè

I tracciati meglio innevati di Fiemme, attendono gli appassionati del fondo tra il Passo di Lavazè e il Passo degli Oclini, al confine con la Val d’Ega altoatesina, di fronte al Latemar e al Catinaccio. La quota, dai 1650 metri in su, fa sì che la neve sia presente per buona parte dell’inverno.
Sulle carrarecce e sui viottoli estivi vengono battuti 80 chilometri di piste di tutte le difficoltà, sia per gli appassionati della tecnica classica che per chi pratica lo skating. Le piste iniziano dal Passo di Lavazè, accanto al laghetto che d’inverno è ghiacciato, ad alcuni noleggi, a una scuola di sci nordico e varie strutture ricettive. La Malga d’Ora/Auer Leger, in territorio altoatesino, è aperta anche nella stagione invernale.

Cima di Cece dal Castellir, foto Stefano Ardito

Scialpinismo, la Cima Juribrutto

Inizia dal parcheggio di Malga Vallazza, 1935 metri, poco sotto il Passo Valles dov’è un rifugio aperto per gran parte dell’anno, la salita scialpinistica ai 2697 metri della Cima Juribrutto, un meraviglioso belvedere sulle Pale di San Martino, il Catinaccio e la vicina Cima Bocche. E’ un itinerario facile (da MSA e BSA a seconda delle condizioni), con 770 metri di dislivello. Si inizia risalendo la valle del Rif di Predazzo, percorsa dal sentiero estivo 631, poi un tratto ripido e con rocce affioranti porta al crinale dei Lastè di Juribrutto (2300 metri), affacciato sugli omonimi laghi. Si continua verso nord per un’ampia dorsale. Una comoda e panoramica salita conduce a Cima Juribrutto, magnifico belvedere a picco sulla valle che sale al Passo di San Pellegrino. In discesa, l’unico tratto che può richiedere attenzione è quello tra i Lastè e il fondovalle. 

Un tour tra arte e storia

Dopo le ore trascorse sulla neve, la Val di Fiemme consente di scoprire notevoli opere d’arte. Il Palazzo della Magnifica Comunità di Cavalese, del Cinquecento, stupisce chi lo visita con i suoi intagli, i suoi soffitti lignei e con una bella collezione di quadri. 

A Predazzo si vedono il Museo storico della Guardia di Finanza e il Museo Geologico delle Dolomiti, che racconta la storia delle rocce dei “Monti Pallidi” e del Mulat, un vulcano estinto, e il lavoro degli scienziati nella zona. 

Riportano alla fede della gente di Fiemme le molte case affrescate di Predazzo e gli affreschi della chiesa dei Santi Leonardo e Gottardo a Tesero. Queste immagini di Santi e Profeti, dipinte tra il Cinque e il Seicento da artisti lombardi, altoatesini e trentini, sono state soprannominate “la Cappella Sistina di Fiemme”. 

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